Morte dopo un filler, Icopras: "La medicina estetica non è un trattamento banale"

L'Italian College of Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery, guidato da Roy De Vita, sul caso della morte di Kendal Ascher

19 giugno 2026 | 17.04
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Il Collegio italiano dei chirurghi plastici richiama l'attenzione sui rischi delle procedure iniettabili e chiede più trasparenza, controlli e informazione ai pazienti

La morte di Kendal Ascher, dirigente di Estée Lauder Companies, avvenuta a New York dopo un trattamento con filler cosmetici, riaccende il dibattito sulla sicurezza delle procedure di medicina estetica e sulla percezione dei rischi associati a questi interventi.

A intervenire è Icopras, l'Italian College of Plastic, Reconstructive and Aesthetic Surgery, che in una nota ufficiale esprime cordoglio per la scomparsa della manager e sottolinea come il caso rappresenti un richiamo alla necessità di considerare la medicina estetica per ciò che è: una disciplina medica con rischi, responsabilità e requisiti professionali specifici.

La conferma del medico legale di New York

Il 16 giugno l'Ufficio del Chief Medical Examiner di New York ha confermato che la causa del decesso è stata un'insufficienza respiratoria acuta provocata da un'embolia polmonare da materiale estraneo, sviluppatasi dopo iniezioni di filler cosmetici. Il decesso è stato classificato come accidentale.

Secondo Icopras, si tratta di una complicanza rara ma nota alla comunità scientifica. Il meccanismo, spiegano gli specialisti, si verifica quando il materiale iniettato entra accidentalmente in un vaso venoso, raggiunge il circolo sistemico e provoca l'occlusione dell'arteria polmonare. La complessità della rete vascolare del volto rende indispensabili competenze anatomiche e cliniche avanzate.

I rischi dei filler: dalla cecità all'ictus

Nel comunicato vengono ricordate alcune delle più gravi complicanze vascolari associate ai filler estetici: necrosi cutanea, occlusione dell'arteria retinica con perdita della vista, stroke cerebrale ed embolia polmonare fatale. Eventi poco frequenti ma documentati nella letteratura scientifica internazionale.

Per il Collegio, il problema non riguarda soltanto la singola tragedia. Negli ultimi vent'anni, sostiene l'associazione, la comunicazione commerciale del settore ha contribuito a presentare molte procedure estetiche come semplici trattamenti di routine, assimilabili a interventi non invasivi. Un fenomeno che rischia di ridurre la consapevolezza dei pazienti rispetto alle possibili complicanze e all'importanza delle qualifiche professionali di chi esegue le procedure.

"In Italia i filler sono atti medici"

Icopras ricorda che in Italia l'esecuzione di trattamenti con filler iniettabili è riservata dalla legge a medici chirurghi e odontoiatri. Una scelta che, secondo il Collegio, non risponde a logiche corporative ma al riconoscimento del carattere medico della procedura, che richiede conoscenze anatomiche, farmacologiche e capacità di gestione delle emergenze.

Diversa la situazione in altri Paesi, compresi alcuni Stati degli Usa, dove determinate categorie di operatori sanitari non medici possono essere autorizzate a praticare iniezioni di medicina estetica. Pur senza entrare nel merito dei diversi sistemi normativi, Icopras sostiene che il modello italiano debba essere preservato e rafforzato.

Le richieste alle istituzioni

Tra le proposte avanzate dall'associazione figurano l'obbligo di fornire ai pazienti informative scritte che riportino esplicitamente i rischi vascolari documentati, l'adozione di standard minimi per le strutture che effettuano trattamenti iniettabili e un'intensificazione dei controlli sulla pubblicità del settore. In particolare, Icopras chiede alle autorità competenti di contrastare messaggi che minimizzino i rischi o presentino procedure mediche come semplici trattamenti cosmetici.

"Non chiediamo allarmismo, ma rigore", conclude il presidente Roy de Vita. "La medicina estetica è medicina. Chi la pratica ne risponde come medico. Chi la subisce merita di saperlo".

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