Ci sarebbero elementi certi che inducono a indagare per duplice omicidio premeditato per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Forti indizi di reato già sarebbero nelle mani degli inquirenti
La verità sul giallo di Pietracatella arriverà solo da Berlino. Se saranno state trovate tracce di ricina su resti di cibo o sul vestiario, allora tutti i dubbi su quanto realmente accaduto scompariranno. E ci sarebbero elementi certi che inducono a indagare per duplice omicidio premeditato per la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute nel dicembre scorso, dopo essere state avvelenate dalla ricina a Pietracatella. È quanto ribadiscono fonti vicine all’indagine. Forti indizi di reato che già sarebbero nelle mani degli inquirenti, impegnati a ricostruire le circostanze nelle quali madre e figlia sono entrate in contatto con la sostanza tossica. L’ipotesi investigativa di un’azione volontaria, dunque, avrebbe trovato ulteriori elementi di sostegno.
Indicazioni nella stessa direzione sarebbero arrivate, seppure ancora informalmente, anche dagli esperti del Robert Koch Institute di Berlino. Le loro valutazioni dovranno ora essere formalizzate nelle relazioni ufficiali attese dalla Germania. Proseguono, intanto, le audizioni delle persone informate sui fatti e gli approfondimenti sui rapporti personali e familiari delle vittime. L’obiettivo è chiarire chi possa aver avuto accesso alla ricina, come la sostanza sia stata utilizzata e attraverso quale alimento o in quale altro modo sia stata assunta. Infine l’avvocato di Gianni Di Vita, Vittorino Facciolla continua ad invitare alla prudenza e ribadisce: “La possibilità di una intossicazione accidentale, senza nessun colpevole e nessuna trama, resta assolutamente in piedi e noi lo abbiamo sempre sostenuto".
"La ricina in Italia è molto diffusa e la pianta da cui deriva è comune. Si trova facilmente, al pari di specie come il rosmarino e il lentisco. Nel nostro Paese i semi di ricino sono inoltre utilizzati nell'industria per la produzione di olio di ricino e di alcuni prodotti, come shampo e detergenti. Per ottenere e trattare una sostanza tossica di questo tipo sono necessarie conoscenze e competenze specifiche. Non è certo un rimedio casalingo, né qualcosa che possa essere gestito senza preparazione. La ricina è infatti una sostanza altamente tossica, utilizzata come arma chimica in guerra". A dirlo all'Adnkronos Salute è Matteo Guidotti, esperto del Cnr di Milano, a margine delle Giornate dell'etica di Aiom, in corso a Erice (Trapani), dedicate al tema 'Guerra, salute globale e oncologia'.
Il riferimento è ovviamente al giallo di Pietracatella. Secondo Guidotti, "per reperire informazioni o materiali sulla ricina non è necessario ricorrere al dark web". Inoltre, "la ricina è una tossina conosciuta da molto tempo. È possibile che in passato si siano verificati casi di avvelenamento che non sono stati riconosciuti come tali, perché non era possibile collegare con precisione determinati sintomi alla presenza della ricina".
L'esperto precisa di non voler entrare nel merito dell'inchiesta. "Non voglio intervenire sulle indagini. Seguo la vicenda da spettatore, dal punto di vista molecolare. Ho letto sulla stampa alcune ipotesi, tra cui quella di una ricina sintetica, ma non ho elementi per confermarle". Per identificare e trattare una sostanza di questo tipo, "servono esperienza e preparazione nel campo della chimica e della tossicologia", conclude.