Il corpo dell'uomo, 86 anni, in via di San Francesco a Ripa. La dirigente del commissariato di zona: "Non sussistono elementi riconducibili a un omicidio". Padre del Meta-Teatro che trasformò la scena in ricerca, chi era l'attore
E' dell'attore e regista Pippo Di Marca - che nel 2019 interpretò Giulio Andreotti nel film di Marco Bellocchio 'Il traditore' - il corpo della persona che stamattina attorno alle 8,20 è morta dopo essere caduta in via di San Francesco a Ripa, nel quartiere Trastevere a Roma, dal terrazzo della sua abitazione. Secondo la dirigente del commissariato di zona, l'86enne sarebbe caduto accidentalmente oppure si sarebbe gettato. "Non sussistono infatti elementi riconducibili a un omicidio", ha riferito all'Adnkronos.
Il corpo, ricoperto da un lenzuolo termico nel mezzo della strada, è stato portato via dalla polizia mortuaria dopo oltre un'ora e mezzo. Ad assistere alle operazioni vicini e conoscenti, visibilmente scossi e increduli per l'accaduto, mentre cercano di stare accanto alla famiglia, poco distante.
Tra le persone presenti anche un ragazzo che viveva sullo stesso pianerottolo di Di Marca, che ha cercato di allontanare i curiosi e le persone che tentavano di fotografare la scena, invitandole a rispettare il momento di dolore dei familiari dell'attore. "Vivevamo sullo stesso piano, lo conoscevo" ha dichiarato, con le lacrime agli occhi, all'Adnkronos. "Sono veramente dispiaciuto, non so come possa essere accaduta una cosa del genere".
Di Marca apparteneva a quella generazione di artisti che hanno immaginato il teatro come un territorio senza confini, un luogo dove parola, corpo, immagine e pensiero potevano incontrarsi per dare vita a nuove forme di espressione. Attore, regista, drammaturgo e autore, è stato uno dei protagonisti della sperimentazione teatrale italiana, una figura appartata ma centrale nella storia della neoavanguardia, teorico del Meta-Teatro. La sua lunga avventura artistica si è conclusa tragicamente a Roma. Una fine improvvisa per un uomo che aveva dedicato tutta la vita alla ricerca, alla scena e alla continua trasformazione del linguaggio teatrale.
Nato a Catania il 12 ottobre 1939, Di Marca aveva scelto Roma come città d’elezione e come centro della propria sperimentazione. Negli anni Sessanta entrò nell’ambiente del nuovo teatro italiano, un movimento che cercava di rompere con le forme tradizionali della rappresentazione e di restituire al palcoscenico una dimensione più libera e visionaria. Nel 1969 debuttò come attore al Teatro La Fede di Roma negli spettacoli “L’imperatore della Cina” e “A come Alice”, diretti da Giancarlo Nanni. Poco dopo iniziò il suo percorso come regista con “Evento-Collage n.1”, dando avvio a una ricerca personale che lo avrebbe portato a confrontarsi con le avanguardie storiche e con alcuni dei più importanti innovatori della scena contemporanea. Il suo percorso artistico si intrecciò con figure come Carmelo Bene, Leo de Berardinis e Julian Beck, protagonisti di una stagione irripetibile del teatro italiano e internazionale. Da quell’ambiente Di Marca raccolse l’idea di un teatro non come semplice rappresentazione, ma come esperienza capace di mettere in discussione il rapporto tra arte e realtà.
La sua poetica trovò nutrimento nella letteratura e nelle arti visive. Il poeta Isidore Ducasse, conosciuto con lo pseudonimo di Conte di Lautréamont, e l'artista Marcel Duchamp furono due riferimenti fondamentali: al primo dedicò “Il Conte di Lautréamont rappresenta i Canti di Maldoror”, al secondo una serie di lavori riuniti sotto il titolo “Omaggio a Duchamp”. Negli anni ha portato sulla scena anche Shakespeare, Beckett, Joyce, Pirandello, Kafka, Genet e molti altri autori, trasformandone le opere in materiali aperti, attraversati da una sensibilità contemporanea.
Fondamentale nella sua storia fu la nascita del Meta-Teatro, compagnia e spazio dedicato alla produzione e alla promozione del teatro contemporaneo. Più che un semplice progetto artistico, il Meta-Teatro rappresentò una visione: quella di una scena intesa come luogo di incontro, sperimentazione e libertà creativa. Tra le sue numerose produzioni figurano “Ex Hamleto”, “Aspettando Godot”, “Finale di partita”, i lavori dedicati a James Joyce e il lungo percorso ispirato allo scrittore Roberto Bolaño. Una carriera segnata dalla fedeltà a una sola idea: il teatro come ricerca permanente, mai chiuso in formule definitive.
Autore anche di saggi e pubblicazioni sulla scena contemporanea, Di Marca ha continuato fino agli ultimi anni a dirigere, scrivere e promuovere iniziative culturali, mantenendo vivo il legame con quella stagione dell’avanguardia di cui era stato protagonista. Come studioso, saggista e teorico, ha pubblicatto numerosi libri, tra i quali "Meta-Teatro e oltre" (Edizioni del Meta-Teatro, 1989), "Scrivere il Teatro" (Bulzoni, 1990), "Tra memoria e presente" (Artemide Edizioni, 1998), "Percorsi nel tempo" (Archivi del Sud, 2001), "Sotto la tenda dell'avanguardia" (Titivillus, 2013).