Strage di Viareggio, la solidarietà dei ferrovieri per Elia e Moretti: postano una loro foto sullo stato di whatsapp

Dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne, il gesto spiegato da un ex dirigente Fs: "C’è la consapevolezza che è una sentenza ingiusta"

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26 giugno 2026 | 18.15
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Dai ferrovieri arriva una dimostrazione di solidarietà per i due ex amministratori delegati di Rfi, Michele Mario Elia, e di Fs, Mauro Moretti. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, infatti, in moltissimi tra ferrovieri ed ex ferrovieri, hanno postato, sul proprio stato di whatsapp, una foto dei due Ad, dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato le condanne per i due manager, imputati – insieme ad altre dieci persone – per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone. Nell’ambiente “c’è la consapevolezza che è una sentenza ingiusta” perché “è abnorme attribuire un incidente di questa portata al ruolo di un amministratore delegato”, dice un ex dirigente di Ferrovie dello Stato all’Adnkronos, affermando che il periodo Moretti “fu quello in cui si innalzò maggiormente il livello di sicurezza”.

La sentenza di ieri – che ha confermato la pena a cinque anni di carcere per Moretti e tra i due e i sei anni per gli altri undici imputati – arriva dopo sette processi, tra primo grado, appello e Cassazione, a quasi 13 anni dall’avvio del processo di primo grado in tribunale a Lucca, cominciato il 13 novembre 2013. Com’è noto, la notte del 29 giugno del 2009, un treno con 14 cisterne cariche di gpl, in viaggio da Trecate a Gricignano, deragliò alla stazione di Viareggio: la fuoriuscita del gpl innescò un'esplosione e un successivo incendio nell'area della stazione, causando in totale 32 morti e un centinaio di feriti. Dopo lunghe indagini, la causa dello svio fu identificata nel cedimento di un asse del primo carro del convoglio, determinato dallo stato di corrosione, che non venne rilevato nel corso dei controlli di routine nelle officine tedesche. “Una corretta manutenzione avrebbe evitato l’incidente”, affermarono i giudici di Cassazione nella prima sentenza. Gli avvocati dell'ex ad di Fs hanno sostenuto, nel tempo, la sua estraneità ai fatti materiali che causarono il deragliamento, contestando la legittimità di attribuire responsabilità penali dirette ai massimi vertici aziendali su problematiche di manutenzione operativa delegate a società terze o a rami specifici.

Dopo la condanna nel processo d’appello bis, i difensori degli imputati avevano presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, nel gennaio 2024, aveva confermato la responsabilità penale degli imputati, ma imposto un nuovo giudizio d'appello limitatamente alla quantificazione delle pene. Il nodo centrale era la corretta applicazione delle attenuanti generiche: nella sentenza del 2022 erano state concesse nella misura minima di un nono, mentre le difese chiedevano una riduzione massima, pari a un terzo della pena. La Corte di Appello fiorentina aveva respinto le richieste degli imputati confermando le pene. "Per mantenere sanzioni il più possibile adeguate alla gravità eccezionale dei fatti, arrivati ad un accertamento definitivo, questo collegio ritiene che la diminuzione da riconoscere a ogni imputato non possa esser superiore ad un nono della pena base determinata per ciascuno degli imputati", avevano scritto i giudici nelle motivazioni della sentenza emessa a maggio di un anno fa dalla Corte d'appello di Firenze nel processo Ter. Ieri sera la conferma della Cassazione. (di Martina Regis)

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