Accordo Ue-Australia, addio dazi e accesso a materie prime critiche

La presidente Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese hanno concluso a Canberra i negoziati sull'intesa di libero scambio, che prevede anche una partnership nella sicurezza e nella difesa.

La presidente Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese a Canberra (© European Union)
La presidente Ursula von der Leyen e il primo ministro Anthony Albanese a Canberra (© European Union)
24 marzo 2026 | 13.53
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L'Unione Europea e l'Australia hanno stretto un accordo commerciale atteso da lungo tempo, concordando anche di rafforzare la cooperazione in materia di difesa e l'accesso a minerali critici come il litio, in un contesto segnato dall'incertezza globale dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen è arrivata ieri in Australia per concludere i negoziati a Canberra con il primo ministro Anthony Albanese, in un momento in cui il blocco dei 27 e l'isola-continente, molto dipendente dalle importazioni, si trovano alle prese con una crisi energetica, innescata dalla guerra in Iran e nel Medio Oriente.

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L'accordo, chiuso dopo otto anni di negoziati, è l'ultimo raggiunto da Bruxelles nell'ambito di una strategia volta a diversificare gli scambi commerciali, mentre l'Europa si trova stretta tra le superpotenze, Stati Uniti e Cina. Nell'area indo-pacifica, come ha ricordato un alto funzionario Ue, l'Unione ha concluso di recente accordi commerciali con India e Indonesia, mentre ha intese già in vigore con Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Singapore e Nuova Zelanda. Si tratta dell'"ottavo" accordo commerciale concluso dall'Unione nella regione. In America Latina in gennaio è stato chiuso l'accordo con il Mercosur, che andrà in applicazione provvisoria a partire dal primo maggio.

L'intesa con Canberra dovrebbe portare ad una crescita dell'export Ue verso l'Australia del 33% nell'arco di un decennio e permetterà di risparmiare "oltre un miliardo di euro di dazi" all'anno, "fin dal primo giorno" di applicazione, ha spiegato l'alto funzionario. I dazi vengono "eliminati su quasi il 100% del commercio" tra le due aree: fanno eccezione alcuni prodotti in acciaio, per via delle misure adottate dall'Ue a tutela del settore. I negoziati sono stati rallentati "dal Covid, dalla crisi dei sottomarini e da difficoltà sull'agricoltura, ma ce l'abbiamo fatta".

Punti critici superati grazie a quote

Sono stati superati i principali punti critici sull'uso da parte dell'Australia delle denominazioni geografiche europee e sulla quantità di carne bovina che può essere esportata nel continente, un punto di grande preoccupazione come spesso accade in questo tipo di accordi, soprattutto in Francia. La copresidente del gruppo della Left nel Parlamento Europeo, Manon Aubry della France Insoumise, ha subito definito l'accordo con Canberra "una vergogna che non lasceremo passare".

Sui prodotti particolarmente sensibili per gli agricoltori europei, sono state negoziate delle quote.

Per la carne bovina, l'Ue aprirà due quote per un totale di 30.600 tonnellate, di cui la maggior parte (55%, 16.830 tonnellate) entrerà in franchigia doganale e soggetta alla condizione di "allevamento al pascolo", mentre una parte minore (45%, 13.770 tonnellate) sarà importata con un dazio ridotto del 7,5%. Questi volumi saranno introdotti gradualmente nell'arco di 10 anni dall'entrata in vigore dell'accordo, con un terzo dei volumi concesso all'entrata in vigore e mantenuto stabile per un periodo di 5 anni, con un'attuazione graduale. La quota concordata rappresenta circa lo 0,5% del consumo interno di carne bovina nell'Ue e meno del 2% di tutte le esportazioni australiane di carne bovina nel mondo.

Zucchero, carne e burro tra prodotti 'sensibili'

Per la carne ovina e caprina, l'Ue aprirà due quote per un totale di 25mila tonnellate che saranno importate in franchigia doganale, di cui la parte minore (27%) limitata alla carne congelata. Si tratta di circa il 4% del consumo Ue di carne ovina e caprina; i volumi verranno introdotti nell'arco di 7 anni dall'entrata in vigore dell'accordo, un terzo all'entrata in vigore dell'intesa. Anche in questo caso, le quote saranno riservate esclusivamente alla carne ovina e caprina "allevata al pascolo", non proveniente da allevamenti intensivi, con costi di produzione più elevati e credenziali di sostenibilità superiori.

Per lo zucchero, è prevista una quota tariffaria di 35mila tonnellate di canna grezza destinata alla raffinazione, che potrà essere importata in esenzione da dazi, vale a dire meno dello 0,3% del consumo Ue di zucchero.

I prodotti lattiero-caseari dell'Ue più sensibili saranno protetti da quote tariffarie modeste, in particolare 8mila tonnellate per il latte scremato in polvere, 5mila tonnellate per il burro e 2mila tonnellate per i concentrati di proteine del siero di latte. Quantità che rappresentano, per il latte scremato in polvere, circa l'1,1% e per il burro lo 0,25% del consumo Ue.

Il compromesso sul Prosecco

Per il riso, viene concesso un accesso limitato, con un contingente di 8.500 tonnellate, a partire da 5mila tonnellate all'entrata in vigore della normativa e con un periodo di attuazione graduale di 5 anni. Si tratta dello 0,3% del consumo Ue di riso.

Verrà concesso anche l'accesso al mercato Ue, tramite contingenti tariffari limitati, a glutine di frumento (20mila tonnellate), mais dolce (800 tonnellate), rum sfuso (750 hl), amidi derivati (mille tonnellate) ed etanolo (10mila tonnellate), tutti a dazio zero.

L'intesa con l'Australia era ostacolata, tra l'altro, dalla massiccia presenza di emigranti europei e dei loro discendenti, che dall'altra parte del mondo producono da decenni formaggi, vini e altri alimenti che ricordano quelli della loro antica patria, come accade anche in Sudamerica (l'emigrazione italiana è alla base del cosiddetto 'Italian sounding').

Un compromesso prevede che i produttori vinicoli australiani potranno continuare a utilizzare il termine "prosecco" sul mercato australiano, poiché hanno una varietà di uva che viene chiamata così, ma l'etichetta del prosecco australiano sarà "chiaramente" distinguibile da quella del Prosecco italiano vero e proprio, la cui indicazione geografica verrà tutelata sul mercato 'aussie'. Entro dieci anni dall'entrata in vigore dell'accordo, i produttori australiani dovranno cessarne l'uso per le esportazioni.

Parmigiano e pecorino romano protetti dalla concorrenza 'sleale'

Una soluzione simile riguarda il Parmesan, che viene prodotto in Australia e anche importato dagli Usa, sempre come Parmesan: questo formaggio dovrà in Australia essere chiaramente etichettato senza riferimenti all'Italia. Si tratterà di "vigilare sul mercato", spiega un alto funzionario Ue, e di "ripulirlo" dalle "imitazioni" del Parmigiano, che oggi sono "onnipresenti" sul mercato australiano.

Per quanto riguarda il Pecorino romano, si tratta di un nome molto usato sul mercato australiano, ma l'aggettivo "romano" verrà vietato dopo cinque anni, sul mercato al dettaglio. Per cui, entro cinque anni dall'entrata in vigore dell'intesa, il consumatore australiano troverà sul mercato "solo il Pecorino romano che viene dall'Italia".

L'Australia potrà inoltre continuare a utilizzare alcune denominazioni geografiche, come feta e gruyère, nei casi in cui i produttori le abbiano utilizzate per almeno cinque anni.

Le case automobilistiche europee beneficeranno dell'innalzamento da parte dell'Australia della soglia di esenzione per la tassa sulle auto di lusso elettriche: tre quarti di queste saranno ora esentate. Le due parti hanno inoltre concordato di intensificare la cooperazione in materia di difesa e di materie prime critiche.

Von der Leyen, 'collaboriamo per mitigare dipendenze'

Rivolgendosi al Parlamento australiano, la presidente Ursula von der Leyen ha descritto un mondo "brutale, duro e spietato". L'Ue e l'Australia, ha continuato, sono legate da valori comuni e devono collaborare per mitigare l'eccessiva "dipendenza" da Paesi come la Cina per i minerali critici: il continente-isola ha imponenti riserve di metalli come alluminio, litio e manganese.

"Non possiamo dipendere eccessivamente da nessun fornitore per ingredienti così cruciali, ed è proprio per questo che abbiamo bisogno l'uno dell'altro", ha detto ancora von der Leyen.

L'accordo contiene un capitolo specifico sui minerali critici, a partire dal litio fondamentale per produrre le batterie elettriche, che faciliterà l'accesso degli europei al mercato australiano. "La nostra sicurezza è la vostra sicurezza e, con la nostra nuova partnership in materia di sicurezza e difesa, ci sosteniamo a vicenda", ha detto la presidente von der Leyen.

Cina reagisce, 'no a misure protezioniste Europa'

Il ministero degli Esteri di Pechino, riporta l'Afp, ha esortato l'Ue ad abbandonare la sua mentalità a "somma zero. Ci auguriamo che la parte europea si astenga dall'adottare misure protezionistiche e consideri lo sviluppo della Cina in modo razionale e obiettivo", ha dichiarato il portavoce Lin Jian, rispondendo a una domanda sulle dichiarazioni di von der Leyen durante una conferenza stampa.

Per von der Leyen l'accordo commerciale è "un accordo equo, che porta benefici sia alle vostre imprese che alle nostre", come ha detto ai parlamentari australiani.

Il compromesso sulle quote appare piuttosto equilibrato, dato che ha scontentato sia gli agricoltori australiani, che speravano in qualcosa di più, sia tra i loro colleghi europei, che avevano spinto per il contrario. La Federazione Nazionale degli Agricoltori australiani si è detta "estremamente delusa" da un accordo che, secondo il gruppo di pressione agricolo europeo Copa-Cogeca, include concessioni "inaccettabili".

Altri, in Europa, la pensano diversamente. L'Acea, l'associazione europea dei costruttori automobilistici, ha accolto con favore l'accordo e BusinessEurope, la principale lobby imprenditoriale dell'Ue, lo ha definito "una vittoria per entrambe le parti, sia dal punto di vista geopolitico che economico".

Le aziende dell'Unione hanno esportato beni in Australia per un valore di 37 miliardi di euro lo scorso anno e servizi per 31 miliardi di euro nel 2024. L'Australia stima che l'accordo potrebbe aggiungere 7,8 miliardi di dollari australiani (5,4 miliardi di dollari Usa) al suo prodotto interno lordo entro il 2030. Il principale mercato di esportazione dell'Australia è la Cina, mentre gli Stati Uniti rappresentano la principale fonte di investimenti. Tuttavia, Canberra ha intensificato gli sforzi per diversificare i mercati di esportazione per gli agricoltori, dopo la disputa del 2020 con Pechino che ha bloccato le spedizioni agricole per diversi anni e l'imposizione globale di dazi statunitensi l'anno scorso.

Da parte sua, l'Unione Europea si sta impegnando per stringere nuove partnership a fronte dei dazi statunitensi e dei controlli sulle esportazioni cinesi. La visita di von der Leyen è stata oscurata dalla guerra in Medio Oriente, che ha fatto impennare i prezzi del petrolio. Von der Leyen ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità, vista la situazione "critica" per le catene di approvvigionamento energetico globali. Anche l'Australia, fortemente dipendente dal carburante importato dall'estero, ha risentito della crisi energetica globale.

L'Ue pubblicherà a fine mese i testi degli accordi, che seguiranno le procedure interne prima che la Commissione presenti la sua proposta al Consiglio per la firma e la conclusione dell'accordo. Una volta adottato dal Consiglio, l'Ue e l'Australia potranno firmarlo. Dopo la firma, l'accordo avrà bisogno del consenso del Parlamento Europeo e della decisione di conclusione del Consiglio. Entrerà in vigore dopo che anche l'Australia lo avrà ratificato. (di Tommaso Gallavotti)

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