'Arrendetevi', la propaganda russa contro gli aiuti agli ucraini

L'attivista Tetyana Bezruchenko: "la campagna per riscaldare gli ucraini viene accolta da insulti e slogan. L'Italia deve difendersi dalla guerra cognitiva"

Tenda di emergenza a Kyiv contro il freddo estremo - IPA
Tenda di emergenza a Kyiv contro il freddo estremo - IPA
22 gennaio 2026 | 18.27
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Non si tratta di semplice odio spontaneo né di rabbia isolata sui social. Secondo l'attivista italo-ucraina Tetyana Bezruchenko, dietro molti commenti che colpiscono post umanitari legati al suo Paese si muove una strategia strutturata di disinformazione, che utilizza il conflitto per indebolire la coesione europea e colpire direttamente la stabilità economica e sociale dell’Italia.

È questa la tesi centrale del commento pubblicato sul sito dell'associazione Liberi Oltre, in cui Bezruchenko analizza la reazione online a un appello umanitario diffuso dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede (qui si trova il link per la donazione di accumulatori e generatori). In un momento in cui le infrastrutture energetiche ucraine sono nuovamente sotto attacco e milioni di civili affrontano l’inverno senza elettricità e riscaldamento, sotto quel messaggio – osserva – non è arrivata solidarietà, ma un’ondata di commenti ostili, sorprendentemente simili tra loro per toni e contenuti.

Secondo l’autrice, non si è di fronte a una dinamica casuale. I messaggi non entrano nel merito dell’emergenza umanitaria, ma seguono uno schema narrativo preciso, in cui l’Ucraina diventa il pretesto per colpire l’Unione europea, la Nato e le istituzioni occidentali. Un copione che si presenta come difesa degli “interessi italiani”, ma che in realtà finisce per minarli.

Slogan come “ci costate troppo”, “pensate agli italiani” o “arrendetevi” non esprimono un dissenso articolato. Sono formule standardizzate, ripetute da decine di profili, che servono a delegittimare la vittima, normalizzare l’aggressione e trasformare l’isolazionismo in una scelta apparentemente razionale.

Nel commento si parla apertamente di “guerra cognitiva”: un conflitto che non punta ai territori, ma alla fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche. L’obiettivo, secondo Bezruchenko, è far apparire la solidarietà come un errore e l’alleanza europea come un peso, rendendo le società occidentali più fragili e divise. In questo scenario, l’Italia occupa un ruolo centrale. Pur in presenza delle sanzioni contro i media statali russi, la propaganda filorussa continuerebbe a circolare attraverso una rete di canali Telegram, pagine social e comitati che si presentano come “no guerra” o “no Nato”. Strutture che operano all’interno delle libertà democratiche europee, traducendo i messaggi del Cremlino in un linguaggio semplice e adattato al malessere sociale italiano.

Il risultato è una narrazione ricorrente: l’Ucraina dipinta come corrotta e ingrata, la Nato indicata come responsabile del conflitto, l’aggressore trasformato in vittima e l’uscita dal perimetro euro-atlantico proposta come soluzione. Una prospettiva che Bezruchenko definisce illusoria e pericolosa. "Uscire dal perimetro UE e NATO non sarebbe un atto di sovranità, ma un suicidio. Senza l’Euro e il mercato unico, affronteremmo una svalutazione brutale: i risparmi degli italiani evaporerebbero e i mutui diventerebbero insostenibili. Perderemmo la protezione della Nato, diventando un’appendice irrilevante e vulnerabile nel Mediterraneo. Diremmo addio ai fondi Pnrr per scuole e ospedali, alla libera circolazione e persino alla Pac (Politica Agricola Comune), che sostiene i nostri agricoltori e garantisce il cibo sulle nostre tavole".

“Difendere Kyiv per difendere Roma”, scrive Bezruchenko, non è uno slogan, ma una sintesi della posta in gioco. Aiutare l’Ucraina significherebbe investire nella stabilità europea e prevenire costi economici e politici molto più alti in futuro. Al contrario, cedere alla propaganda – conclude – vorrebbe dire rinunciare alla propria sovranità intellettuale e scavare le basi di un’Italia più povera e più isolata.

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