Fondi Ue e Ucraina: la svolta ungherese con Peter Magyar

L'ascesa di Peter Magyar in Ungheria promette una svolta nei rapporti con l'Ue, sbloccando fondi e un nuovo approccio verso l'Ucraina. Probabile sblocco del prestito da 90 mld e del ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Peter Magyar, leader di Tisza, ha vinto le elezioni in Ungheria e diventerà premier  - Fotogramma/Ipa
Peter Magyar, leader di Tisza, ha vinto le elezioni in Ungheria e diventerà premier - Fotogramma/Ipa
13 aprile 2026 | 16.55
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Con la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni politiche di ieri, i rapporti tra l'Ue e l'Ungheria, da tempo piuttosto tesi per un crescente uso dello strumento del veto da parte di Budapest, dovrebbero migliorare sensibilmente, come è successo in Polonia quando il governo del Pis di Mateusz Morawiecki ha ceduto il passo alla coalizione moderata guidata da Donald Tusk, alla fine del 2023. La Commissione Europea allora era talmente sollevata, dopo anni di tensioni con Varsavia sullo Stato di diritto, che venne sbloccato all'istante il Pnrr polacco, sulla fiducia, che in precedenza era rimasto bloccato per via delle riforme in materia di giustizia introdotte dai nazionalisti di Varsavia.

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Per il Pnrr ungherese, 10,4 mld di euro, ripetere l'esperienza polacca è complicato, visto che la fine di agosto 2026, termine per Next Generation Eu fissato nel regolamento Ue, si avvicina rapidamente: il piano dell'Ungheria rimane bloccato, ad oggi. Gli sblocchi parziali del piano avvenuti nel corso del tempo sono stati anche contestati dal Tribunale dell'Ue, cosa che rende ancora più difficile disincagliare il Pnrr ungherese dalle secche in cui si è arenato. Tuttavia, non è escluso che la Commissione possa sbloccarlo: nel caso, bisognerà vedere quali modifiche legislative poi adottare, perché il tempo rimasto a disposizione è davvero poco.

Le cose tra Bruxelles e Budapest, in ogni caso, non dovrebbero cambiare in modo significativo fino a che non verrà formato il nuovo governo: per Zsuzsanna Végh del German Marshall Fund, che oggi ha partecipato ad un seminario organizzato dal think tank bruxellese Epc, un nuovo esecutivo guidato da Peter Magyar potrebbe vedere la luce "abbastanza velocemente, entro un mese e mezzo", ma, fino ad allora, restano in carica, con "piena autorità" ancorché dimissionari, il vecchio Parlamento e il vecchio governo, guidato da Viktor Orban.

Végh (Gmf), 'Magyar cambierà politica verso Russia'

Un primo ambito in cui presto si dovrebbe vedere discontinuità nelle relazioni tra l'Ue e l'Ungheria è l'Ucraina. Per Végh, il leader di Tisza Peter Magyar avrà "un atteggiamento più collaborativo", sia nelle relazioni bilaterali con Kiev che in quelle tra l'Ue e l'Ucraina. Sul piano bilaterale, tra l'Ungheria e l'Ucraina "ci sono problemi" e le relazioni sono precipitate in uno stato "deplorevole, specie nell'ultimo anno". Il nodo principale sono i "diritti delle minoranze magiare in Ucraina", minoranze concentrate nella Transcarpazia, che con il nazionalismo ucraino hanno avuto seri problemi. Per Végh, però, Orban "ha strumentalizzato i problemi", anziché tentare di risolverli come hanno invece fatto "Romania e Polonia, che avevano problemi simili con l'Ucraina. Ma loro", dialogando con Kiev, "li hanno risolti".

Nelle relazioni tra l'Ue e l'Ucraina, secondo Végh l'Ungheria "ha usato il veto per proteggere gli interessi russi" e ora "questo si fermerà", perché "la narrativa è cambiata. Magyar adotterà una politica diversa verso la Russia". Il Paese, tuttavia, resta legato energeticamente a Mosca, tant'è che, ricorda l'analista, anche da Tisza "specificano di voler diversificare dalla Russia entro il 2035", cioè molto tardi.

Il problema più urgente è il prestito da 90 mld all'Ucraina per il 2026-27 che il Consiglio Europeo ha concordato nello scorso dicembre. Il prestito si farebbe con una cooperazione rafforzata a 24, senza Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ma Orban, con l'aiuto dello slovacco Robert Fico, lo ha bloccato, per via della mancata riparazione da parte dell'Ucraina dell'oleodotto Druzhba, bombardato dai russi in territorio ucraino. Orban ha accusato Volodymyr Zelensky di ritardare scientemente la riparazione, per influire sul voto in Ungheria.

Probabile rimozione veto su ventesimo pacchetto sanzioni Russia

Zelensky ha risposto che l'Ucraina ha altre infrastrutture energetiche da riparare, per poi minacciarlo di morte, non troppo velatamente. La missione Ue che avrebbe dovuto accertare come stanno effettivamente le cose è tuttora avvolta nel mistero: i portavoce della Commissione durante i briefing continuano a dire di non avere aggiornamenti rispetto allo status quo, cioè che l'Ue è disposta ad inviare una missione per stabilire come stanno le cose. Anche oggi, la presidente Ursula von der Leyen, interrogata a proposito della missione, ha evitato di rispondere.

Secondo Végh, Magyar "non bloccherà per principio" il prestito Ue all'Ucraina, ma "potrebbe avere preoccupazioni di bilancio", visto che l'Ungheria è sotto procedura per deficit eccessivo. E' anche probabile che Magyar rimuova il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia, che avrebbe dovuto, nelle intenzioni degli Stati membri, essere approvato entro il 24 febbraio 2026. Resterebbe il veto della Slovacchia di Robert Fico, ma, anche se Bratislava difende i suoi interessi nazionali con determinazione, per il premier già membro della famiglia socialista sarà difficile mantenere il veto senza la sponda ungherese.

Oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, visibilmente sollevata dalla prospettiva di non dover più avere a che fare con Viktor Orban, il leader con la maggiore anzianità di servizio nel Consiglio Europeo, ha fatto una chiara apertura a Peter Magyar, che fa parte del Ppe come Donald Tusk (e come von der Leyen): ha detto che l'esecutivo Ue lavorerà "intensamente" con Budapest per sbloccare i fondi ancora bloccati. In tutto si tratta di 17-18 mld di euro, che potrebbero far comodo al nuovo premier, che si troverà a dover gestire un'economia affaticata: nel 2024 il Pil è cresciuto solo dello 0,6%.

Darvas (Bruegel), 'Magyar non sosterrà fast-track per adesione Kiev'

Secondo Végh, il negoziato tra l'Ue e l'Ungheria sullo sblocco dei fondi Ue "potrebbe essere su tutto", Ucraina inclusa. Il fatto è che Magyar ha "due terzi di maggioranza e può fare quello che vuole. Ci sono molte opportunità e la maggioranza di due terzi dà molto spazio per collaborare", perché il nuovo premier può contare su una solida maggioranza in Parlamento.

Per quanto riguarda l'Ucraina, se Budapest rinuncerà all'uso del veto che è diventato ormai una costante a Bruxelles, non sosterrà però un 'fast-track' per l'adesione di Kiev all'Ue, in linea con la politica nazionale, sensibile agli argomenti dei Paesi dei Balcani Occidentali che si vedrebbero superati dopo anni di riforme. Per Zsolt Darvas, del think tank Bruegel, "il nuovo governo non sosterrà una procedura accelerata di adesione dell'Ucraina all'Ue. Un referendum deciderà sull'approvazione ungherese dell'adesione dell'Ucraina una volta conclusi i negoziati di adesione".

Di sicuro, cambierà il clima tra l'Ue e Budapest. Magyar, anche se viene da Fidesz, è saldamente nel Ppe, il primo partito del Parlamento Europeo, motore immobile del potere Ue, nel quale militano sia von der Leyen che la presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, architrave della maggioranza pro-Ue, pro- Stato di diritto e pro-Ucraina. Magyar non è certo un progressista: sulle migrazioni la sua linea è molto simile a quella di Viktor Orban e si oppone fermamente alla pur limitatissima ridistribuzione dei migranti prevista dal patto Ue sulle migrazioni e l'asilo. E' un conservatore ungherese, ma l'attesa a Bruxelles è che si ancori stabilmente nel 'consensus' europeo, riportando il suo Paese "al cuore dell'Ue", per dirla con Metsola. (di Tommaso Gallavotti)

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