Ucraina, ancora nessun dettaglio sulla missione Ue per l'oleodotto Druzhba

Mistero sui tecnici inviati per verificare lo stato in Ucraina della pipeline costruita ai tempi dell'Urss, danneggiata e causa di veti di Ungheria e Slovacchia su sanzioni e aiuti.

Il premier ungherese Viktor Orban e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa a Kiev nel 2024 - Fotogramma/Ipa
Il premier ungherese Viktor Orban e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa a Kiev nel 2024 - Fotogramma/Ipa
07 aprile 2026 | 15.00
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La missione che l'Ue avrebbe dovuto mandare a verificare il reale stato dell'oleodotto Druzhba, che sarebbe stato danneggiato da un attacco russo e che rimane il motivo principale addotto da Ungheria e Slovacchia per il veto posto al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia e al prestito da 90 mld di euro all'Ucraina, rimane avvolta nel mistero. La portavoce della Commissione Europea per l'Energia Anna-Kaisa Itkonen ha detto, oggi durante il briefing con la stampa a Bruxelles, di non avere "informazioni su dove possa trovarsi" attualmente la missione.

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L'oleodotto, realizzato dall'Urss per consegnare ai Paesi del Comecon il greggio russo, riforniva di petrolio Ungheria e Slovacchia, esentate dalle misure restrittive Ue contro Mosca perché nessuno dei due Paesi ha sbocchi al mare e, dunque, ha meno possibilità di procurarsi petrolio da altri fornitori a prezzi accettabili. Da quando, in gennaio, l'oleodotto Druzhba è stato bombardato dai russi in territorio ucraino, il petrolio non arriva più ai due Paesi dell'Europa Orientale.

Il premier ungherese Viktor Orban ha accusato l'Ucraina di ritardare intenzionalmente la riparazione dell'oleodotto, per influire sulle elezioni politiche che si terranno in Ungheria domenica prossima, nelle quali Orban si gioca molto (alcuni sondaggi lo danno perdente rispetto ai rivali di Tisza).

L'asserito ritardo delle autorità di Kiev nel riparare l'oleodotto ha portato l'Ungheria e la Slovacchia a porre il veto alle sanzioni e al prestito all'Ucraina, che è tuttora bloccato. L'affaire Druzhba è stato anche la miccia che ha innescato uno scontro tra Budapest e Kiev, da tempo in pessimi rapporti anche per via della minoranza magiara nella Transcarpazia ucraina, scontro verbale che ha raggiunto il suo apice con alcune dichiarazioni di Zelensky, che ha minacciato di morte Orban, non troppo velatamente.

La presidente Ursula von der Leyen e Antonio Costa, ha ricordato Itkonen, "hanno inviato una lettera (poco prima del Consiglio Europeo di marzo, ndr) al presidente Volodymyr Zelensky, suggerendo che l'Ue è pronta a mettere in campo una missione per accertare i fatti. Non abbiamo aggiornamenti, né l'itinerario" della missione. La portavoce si è limitata a dire che i tecnici "erano presenti in Ucraina quando la lettera" è stata inviata, alcune settimane fa.

Da quanto ha detto la portavoce successivamente, pressata dalle domande date le risposte evasive che ha dovuto dare, pare di capire che la missione non si sia ancora recata sul posto, cioè nel punto in cui l'oleodotto Druzhba è stato bombardato, per verificare come stanno le cose: "Avevamo una squadra di persone già in Ucraina - ha affermato - ma l'Ucraina è in guerra. Le infrastrutture energetiche vengono attaccate di continuo. Qualsiasi decisione di consentire una missione" sul posto "non spetta a noi. Né spetta a noi commentare in pubblico: non forniremo commenti minuto per minuto" sullo svolgimento della missione.

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