Iran, le minacce di Trump sulla Nato e l'appello di Talò all'unità dell'Occidente

L'ex Rappresentante permanente dell'Italia presso l'Alleanza invita ad un maggiore contributo europeo alla difesa comune.

L'ex Rappresentante permanente dell'Italia alla Nato, l'ambasciatore Francesco Talò
L'ex Rappresentante permanente dell'Italia alla Nato, l'ambasciatore Francesco Talò
02 aprile 2026 | 17.40
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In questo momento complicato per la Nato, è cruciale "lavorare, ostinatamente e nonostante tutto, per l'unità dell'Occidente", perché è negli interessi sia di "noi europei" che degli Usa, come il governo italiano con la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani non si stanca di "ripetere". E "non è la prima volta" che il presidente Donald Trump minaccia di uscire dall'Alleanza, quindi "calma e gesso nel reagire e nel commentare", perché "rischiamo sempre di commentare la penultima posizione". Lo dice all'Adnkronos l'ex Rappresentante permanente dell'Italia alla Nato, Francesco Talò.

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L'ambasciatore invita a non arrivare a conclusioni affrettate, dopo le ultime dichiarazioni del presidente americano sull'Alleanza atlantica, una "tigre di carta" che gli Usa potrebbero abbandonare.

Anzitutto, ricorda Talò, uscire dalla Nato, per gli Usa, non è così semplice. Il Congresso, "nel sistema di pesi e contrappesi americani, è cruciale". Per abbandonare l'Alleanza, "bisogna passare per il Congresso, ma speriamo che non si debba mai arrivare a questo punto. Nel Congresso non solo ci vorrebbe una forte maggioranza (che Trump non ha, ndr) per uscire, ma, al contrario, esiste una forte maggioranza pro-Nato, perché anche grossi pezzi del Partito repubblicano sono a favore".

'Noi europei dobbiamo fare compiti a casa'

"Ho letto un commento di Mike Pompeo, ex segretario di Stato proprio con Trump - prosegue Talò - che rappresenta credo una visione forte nel partito repubblicano, il quale ricorda quanto la Nato sia importante per gli Stati Uniti".

Ciò non toglie che, continua l'ambasciatore, "noi europei, oltre a commentare ciò che dice o fa l'amministrazione attuale, dobbiamo fare i compiti a casa. Ora, l'articolo 5 (del Trattato del Nord Atlantico, che garantisce la mutua difesa in caso di attacchi, ndr) rimane fondamentale, perché fino adesso ha funzionato egregiamente: ha garantito la pace, la deterrenza che serve alla pace, altro che 'tigre di carta'. Ma bisogna comunque fare i compiti a casa: non si può pensare che l'onere della deterrenza sia soltanto su una parte".

D'altra parte, sottolinea Talò, l'accento sulla divisione degli oneri, il 'burden sharing', non è posto "soltanto da Trump. Trump lo dice in modo, diciamo, più pesante". E non è stato posto solo da "tutti gli ultimi presidenti (Barack Obama definì gli europei 'freeriders', cioè scrocconi, ndr), ma da tutti i presidenti. E addirittura - ricorda - risale al momento della nascita della Nato".

'L'hanno voluta gli europei, spesso ce lo dimentichiamo'

Bisogna sempre rammentare, continua Talò, che "la Nato ha fatto un egregio servizio per le ambizioni e il funzionamento degli Stati Uniti come superpotenza, ma è servita soprattutto per la pace degli europei. Sono stati gli europei a volere la Nato: questo le nostre opinioni pubbliche spesso lo dimenticano. Nell'immediato Dopoguerra, gli europei hanno avuto paura che gli americani si ritirassero, come fecero dopo la Prima Guerra Mondiale".

Tanto che, ricorda Talò, c'è un famoso detto: "La Nato serve a tenere gli americani dentro, i russi, o i sovietici all'epoca, fuori e i tedeschi sotto. Ora le cose sono leggermente cambiate, ma non troppo. Soprattutto per i tedeschi sono cambiate parecchio", ma per americani e russi "no". Solo "a quel punto gli americani si sono lasciati convincere ma, soprattutto con il Congresso, non fu facile".

Il ragionamento del Congresso all'epoca era che gli Usa sarebbero entrati nell'Alleanza, assumendosi inizialmente i relativi oneri, ma poi, quando gli europei si fossero ripresi dalle distruzioni causate dalla Seconda Guerra Mondiale, avrebbero "gradualmente" dato il loro contributo. Quindi, sottolinea Talò, il concetto di 'burden sharing' è "innato", è scritto "nel Dna della Nato".

'Non c'è maggior pericolo che la divisione dell'Alleanza'

E questa, prosegue l'ambasciatore, "è, secondo me, la ricetta concettuale per attuare una politica che ci consenta di andare avanti. Perché - sottolinea - non c'è maggiore pericolo per la Nato che la sua divisione: la forza dell'Occidente consiste nelle alleanze. Gli autocrati non sono capaci di costruire vere alleanze, ma solo ‘coalizioni contro’, per loro natura temporanee".

Va anche ricordato, prosegue Talò, che "l'Alleanza per definizione si chiama North Atlantic, ha una delimitazione geografica. Certo, è giusto che abbia una visione globale: prima l'aveva di meno, adesso l'ha affermata in pieno, estendendo l'approccio strategico fin nell'Indo-Pacifico. Ma, da un punto di vista operativo, si limita all'area di competenza".

E, nota l'ambasciatore, "il Golfo non fa parte di quest'area". Dopodiché "siamo l'Occidente, abbiamo degli interessi e dei valori comuni, e quindi si può parlare, basta che se ne parli, di difenderli insieme. Ma non la si può chiamare Nato".

'Articolo 5 usato solo una volta, per aiutare Usa'

Inoltre, aggiunge Talò, "ricordiamoci che solo una volta l'articolo 5 è stato applicato", dopo l'11 settembre 2001. "Diversamente da quanto si poteva immaginare, è stato applicato per reagire ad un'aggressione nei confronti degli Stati Uniti, non nei confronti dell'Europa. E l'Europa si è dimostrata immediatamente solidale".

Per Talò, "dobbiamo impegnarci, ostinatamente e nonostante tutto, come fa il nostro governo con Giorgia Meloni, con Antonio Tajani, che lo ripetono in continuazione, per l'unità dell'Occidente. E' difficile in questo momento, ma è cruciale, ed è nei nostri interessi".

Qualcuno teme che il riarmo tedesco, che avviene anche grazie alla clausola nazionale di salvaguardia concessa dal piano ReArmEu di Ursula von der Leyen, possa essere foriero di tensioni intraeuropee: "Ognuno - risponde Talò - si rafforza nella misura della propria grandezza. Sono dati oggettivi. Nessuno può negare che, avendo la Germania un maggiore peso industriale, economico in generale, e anche una maggiore capacità fiscale, possa e debba fare più degli altri. Non ci si può da un lato lamentarsi perché la Germania non fa la propria parte, e dall'altra lamentarsi se, quando la fa, poi diventa troppo pesante e ingombrante".

'Fare massa critica, creare gruppi transeuropei nella difesa'

Per Talò, "la cosa veramente importante è fare massa critica: ci vuole un consolidamento del sistema dell'industria della difesa europea". Occorre "ragionare di meno in termini di gelosie nazionali e creare gruppi transeuropei. Un esempio ci riguarda, insieme alla Germania: Leonardo-Rheinmetall (joint-venture italotedesca che produce veicoli militari, ndr) mi pare un esempio positivo".

E' positiva anche "la progressiva, reintegrazione del Regno Unito nel contesto politico di sicurezza europeo, grazie anche al fatto che comunque il Regno Unito rimane protagonista nella Nato. E lì le collaborazioni industriali, di nuovo italiane, con i britannici e spesso anche con i tedeschi, sono molto importanti".

Poi, passando su scala mondiale, il progetto Gcap (Global Combat Air Programme, un progetto anglo-nippo-italiano per costruire caccia multiruolo stealth, ndr) "è un esempio fondamentale, perché è ancora più ambizioso. perché in quell'acronimo la lettera chiave, cruciale, è la G di globale, perché è un progetto che vede insieme gli europei e i giapponesi. E vedremo se potrà coinvolgere altri europei, ad esempio proprio i tedeschi".

'Groenlandia brutto momento, non sono certo sia del tutto superato'

Riguardo alla possibilità di creare una deterrenza nucleare europea, Talò osserva che esiste "un trattato di non proliferazione nucleare, al quale si sono vincolati tutti gli europei, con l'esclusione di quelli che erano già nucleari, francesi e britannici. Certo, in astratto" è un ragionamento che si potrebbe fare, "però ci vorrebbe un grande sforzo di maturazione. Sarebbe una cosa interessante, immaginabile", avere una deterrenza nucleare comune europea. Oggi nel campo delle armi atomiche "abbiamo una qualche forma di compartecipazione con gli americani, poi abbiamo delle offerte francesi. Ma rimangono armamenti nazionali, com'è inevitabile in un contesto in cui l'aspetto della sovranità è assolutamente fondamentale".

La Nato rischia di essere arrivata al capolinea? "L'ho temuto soprattutto per la vicenda della Groenlandia - risponde Talò - un momento brutto che è stato superato, ma forse solo in parte. Non sono sicuro che quella storia si sia del tutto conclusa. La Nato può essere la prima vittima di queste tensioni, e sarebbe molto grave, ma può anche essere la soluzione. La tensione transatlantica può essere risolta attraverso delle soluzioni in cui ci impegniamo insieme, in un contesto dove gli americani indubbiamente sono, come si suol dire, azionisti di maggioranza".

Quello della Nato, sottolinea l'ambasciatore, "è un contesto nel quale gli americani giocano a casa. Possono anche criticare, ma penso che per loro sia un meccanismo molto ben congegnato. Lo è per noi, ma lo è anche per loro. Soprattutto quando si sta dentro la Nato, ci si accorge che siamo tutti uguali, ma gli americani hanno un peso particolare". (di Tommaso Gallavotti)

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