L'Europa al lavoro per sbloccare lo snodo cruciale per il transito del petrolio mondiale
"Il tempo per l'Iran sta finendo". L'ultimatum fissato da Donald Trump per la riapertura dello Stretto di Hormuz si avvicina alla scadenza. Il presidente degli Stati Uniti ha congelato fino al 6 aprile gli attacchi contro le centrali e le infrastrutture energetiche di Teheran. In assenza di novità sostanziali, quindi, la guerra dovrebbe entrare in una nuova fase. Lo Stretto di Hormuz, decisivo per il 20% del commercio mondiale di petrolio, da settimane è paralizzato dall'Iran con effetti sul costo del greggio e sui prezzi dei carburanti, caratterizzati da aumenti rilevanti in molti paesi, Italia compresa.
L'Iran di fatto gestisce il traffico concedendo il semaforo verde su base discrezionale. La Repubblica islamica ha autorizzato il passaggio di navi che trasportano beni essenziali e forniture umanitarie verso i suoi porti attraverso lo Stretto di Hormuz, riferisce l'agenzia di stampa Tasnim, citando una lettera ufficiale nella quale si indica che le navi dirette ai porti iraniani, comprese quelle attualmente nel Golfo di Oman, devono coordinarsi con le autorità e rispettare i protocolli stabiliti per attraversare lo stretto.
Nelle ultime ore, una seconda nave turca ha attraversato lo stretto di Hormuz, come ha reso noto il ministro dei Trasporti di Ankara, Abdulkadir Uraloglu, indicando che al momento dello scoppio della guerra, il 28 febbraio scorso c'erano 15 navi di proprietà turca nello Stretto: due sono partite, quattro non hanno chiesto di partire, per cui ne restano ancora nove da far passare.
Negli ultimi giorni, diverse navi hanno potuto attrraversare in sicurezza Hormuz, dopo l'ok dei Pasadaran. Nella giornata di venerdì è stato annunciato il passaggio di una nave portacontainer di proprietà della compagnia di navigazione francese CMA CGM, che si ritiene sia la prima nave di proprietà di una compagnia di navigazione occidentale ad aver attraversato Hormuz in 36 giorni.
L'Europa prova a offrire soluzioni per risolvere il rebus e porre fine alla crisi. "Le opzioni dell'Europa per Hormuz: poche e rischiose", è il titolo di un'analisi del New York Times, che si apre citando la proposta presentata dal ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani alla riunione in videoconferenza organizzata dal Regno Unito due giorni fa per la creazione di un "corridoio umanitario" che permetta il passaggio sicuro di fertilizzanti e altri beni essenziali. Il piano era una delle diverse proposte provenienti dall'Europa e non solo, volte a impedire che tra le conseguenze della guerra in Iran ci siano anche possibili carestie in Africa.
La proposta non è stata approvata e l'incontro si è concluso senza un piano concreto per riaprire lo stretto, militarmente o in altro modo, scrive il giornale americano, osservando che "i leader europei sono sotto pressione da parte del presidente Trump per impegnare risorse militari, porre fine al blocco dello stretto da parte dell'Iran e contrastare la crisi energetica ed economica globale" che si aggrava ogni ora di più. Finora, gli europei non hanno accolto le sue richieste di inviare navi da guerra e continuano a discutere su cosa fare per sbloccare Hormuz, attraverso il quale transita il 20% di petrolio e gas mondiali.
Secondo il Nyt, la difficoltà a mettersi d'accordo su un piano comune riflette in parte gli ingranaggi lenti della diplomazia in Europa e in parte il numero considerevole di Paesi, inclusi quelli del Golfo, interessati a salvaguardare lo stretto una volta terminata la guerra. Molti Stati coinvolti nei colloqui, tra cui Italia e Germania, hanno insistito affinché qualsiasi sforzo internazionale nasca sotto l'ombrello dalle Nazioni Unite, il che potrebbe rallentare ulteriormente l'azione.
Il quotidiano passa quindi ad elencare le 4 opzioni possibili a disposizione dell'Europa, degli stati del Golfo e di altri paesi, nessuna delle quali tuttavia appare infallibile, anche ipotizzando uno stop alle operazioni.
1. Scorte navali - Il presidente francese Emmanuel Macron ha ripetutamente sollevato la possibilità che navi da guerra francesi possano scortare i mercantili attraverso lo stretto dopo la fine della guerra. Funzionari americani hanno spinto affinché gli europei e altri alleati, come il Giappone, scortino navi che battono bandiera dei loro stessi paesi. Il problema è che le scorte navali sono costose. Inoltre, i loro sistemi di difesa aerea da soli potrebbero non essere sufficienti per fermare alcuni tipi di attacchi, come quelli con droni, qualora l'Iran decidesse di ricominciare a sparare."
2. Bonifica dalle mine - Funzionari tedeschi e belgi, tra gli altri, affermano di essere pronti a inviare dragamine per liberare lo stretto dagli esplosivi dopo la guerra. In realtà, i leader militari occidentali non sono convinti che l'Iran abbia effettivamente minato lo stretto, in parte perché alcune navi iraniane lo attraversano ancora. Quindi, sebbene i dragamine possano essere dispiegati come parte di una scorta navale, potrebbero non avere molto da fare.
4. Tutte queste opzioni, più la diplomazia - Usare negoziati e leve economiche per fare pressione sull'Iran affinché si astenga da futuri attacchi, e impiegare una varietà di mezzi militari per far rispettare tutto questo. Lo sforzo andrebbe oltre l'Europa. Giovedì, il ministero degli Esteri tedesco ha invitato la Cina a usare la sua influenza con l'Iran in modo "costruttivo" per aiutare a porre fine alle ostilità. I negoziati finora sembrano aver fatto poco per fermare i combattimenti, ma questa potrebbe essere la migliore scommessa dell'Europa, in mancanza di una migliore.
E se nulla di tutto questo funzionasse? Funzionari iraniani hanno dichiarato questa settimana che avrebbero continuato a controllare il traffico attraverso lo stretto dopo la guerra. Hanno già elaborato piani per far pagare alle navi i pedaggi per il passaggio di Hormuz, che dovrebbe essere una via d'acqua libera secondo il diritto internazionale.