Il blocco del prestito a Kiev da 90 mld viene considerato inaccettabile, ma c'è poco che possano fare, a parte protestare.
La discussione tra i capi di Stato e di governo dell'Ue sul prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina si è conclusa a Bruxelles con l'approvazione delle conclusioni a 25, senza l'Ungheria e senza neppure la Slovacchia, come già era accaduto nello scorso dicembre. E' da tempo, comunque, che il Consiglio Europeo non approva conclusioni all'unanimità, poiché l'Ungheria si è sfilata.
Che le conclusioni siano a 25 o a 26, non cambia molto: tecnicamente, se non sono a 27 non sono conclusioni del Consiglio Europeo e non hanno lo stesso valore giuridico. Il summit sta ora procedendo con la sua agenda: si è conclusa da poco la colazione con il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, e i leader discutono ora della situazione nel Medio Oriente. Il presidente del Consiglio Europeo e gli altri capi di Stato e di governo, a quanto si apprende a Bruxelles, hanno chiarito al premier ungherese Viktor Orban che il suo comportamente viene considerato inaccettabile.
C'è poco, tuttavia, che gli altri leader possano fare, a parte protestare: senza il via libera dell'Ungheria (e della Slovacchia), è impossibile modificare il regolamento sull'Mff 2021-27, indispensabile per effettuare il prestito all'Ucraina da 90 mld di euro concordato nello scorso dicembre e che dovrebbe avvenire mediante cooperazione rafforzata. La discussione sul prestito non verrà riaperta in questo summit. Come ha spiegato una fonte diplomatica, l'Ucraina ha ancora un po' di tempo, grazie ad un accordo con il Fmi, prima di rimanere priva di fondi. L'Ungheria va a elezioni politiche il prossimo 12 aprile.