L'Ombudsman europeo denuncia nuove irregolarità nella gestione dei messaggi di testo di Ursula von der Leyen, evidenziando problemi di trasparenza della Commissione Europea sull'accesso pubblico.
Dopo il caso ormai celebre del cosiddetto 'Pfizergate', la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen finisce ancora una volta nel mirino dell'Ombudsman per aver cancellato dei messaggi di testo dal suo telefonino. Un'indagine della Mediatrice europea Teresa Anjinho ha rilevato "irregolarità amministrative" nella gestione da parte della Commissione di una richiesta di accesso pubblico a un messaggio di testo inviato dal presidente francese Emmanuel Macron alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in merito all'accordo commerciale Ue-Mercosur.
In risposta alla richiesta di accesso, presentata da un giornalista, la Commissione ha indicato che il messaggio era stato cancellato automaticamente a causa dell'attivazione della funzione "messaggi a scomparsa" sul telefono della presidente. Esaminando la gestione della questione da parte della Commissione a seguito della denuncia del giornalista, l'indagine dell'Ombudsman non è stata in grado di stabilire se il messaggio di testo sia stato cancellato prima o dopo la presentazione della richiesta di accesso pubblico.
Non è stato neppure possibile stabilire se la Commissione abbia cercato il messaggio al momento della ricezione della richiesta o solo un anno dopo, in risposta alla richiesta. Per l'Ombudsman europeo, l'impossibilità di stabilire queste tempistiche rilevanti "costituisce di per sé un problema". Le informazioni raccolte durante l'indagine hanno tuttavia dimostrato che la richiesta di accesso non è stata gestita dall'ufficio personale della presidente della Commissione per un periodo di ben 15 mesi.
Per affrontare le problematiche sollevate dalla gestione di questa richiesta da parte della Commissione, la Mediatrice Anjinho ha raccomandato alla Commissione di "rivedere e migliorare" le proprie procedure di gestione delle richieste di accesso pubblico quando è coinvolto l'ufficio della presidente o di un commissario. L'iter delle richieste dovrebbe inoltre essere monitorato "attivamente e attentamente", per evitare ritardi.
La Mediatrice europea ha anche chiesto alla Commissione di conservare tutti i messaggi di testo scambiati tra capi di Stato o di governo e commissari, e tra ministri e commissari, per un periodo di tempo "ragionevole", per consentire un eventuale controllo pubblico tramite richieste di accesso. Infine, la Commissione dovrebbe garantire che, una volta ricevuta una richiesta di accesso ai documenti, il documento in questione venga conservato fino al completamento della procedura. Questo consentirebbe a un organismo indipendente, come il Mediatore Europeo o la Corte di Giustizia dell'Unione europea, di verificare se un eventuale rifiuto di concedere l'accesso sia giustificato.
Il ricorrente, un giornalista, ha richiesto l'accesso pubblico al messaggio di testo nel gennaio 2024. La Commissione non ha intrapreso "alcuna azione" in merito alla richiesta, fino a quando il ricorrente non ha presentato un'ulteriore richiesta (domanda di conferma) nel luglio 2025. I documenti esaminati hanno dimostrato che il Segretariato generale non ha inviato "alcun sollecito" né intrapreso "ulteriori azioni" per monitorare il seguito dato alla richiesta dal gabinetto della presidente della Commissione.
Citando la giurisprudenza e la normativa sull'accesso ai documenti dell'Ue, la Mediatrice ha contestato la motivazione addotta dalla Commissione, secondo cui la richiesta di accesso poteva essere considerata "dormiente", in quanto il ricorrente non aveva presentato immediatamente una richiesta di follow-up dopo la scadenza del termine per la richiesta iniziale.
Il gruppo di indagine della Mediatrice europea ha esaminato il fascicolo della Commissione relativo alla richiesta di accesso pubblico e ha tenuto un incontro con i rappresentanti della Commissione nell'ambito dell'indagine.
La Commissione, ha detto durante il briefing con la stampa a Bruxelles il portavoce Balazs Ujvari, "prende atto della dichiarazione del difensore civico e i servizi competenti la analizzeranno attentamente. Per la Commissione gli obblighi di trasparenza sono importanti quanto i suoi molti altri compiti e doveri. La Commissione si atterrà sempre rigorosamente ai principi che sono stati ripetutamente esaminati e confermati dai tribunali. Ora, ulteriori miglioramenti agli obblighi di trasparenza, che si applicano in egual misura a tutte le istituzioni europee, dovrebbero essere attuati in modo coerente. A questo proposito, non vediamo l'ora di proseguire il dialogo con l'Ombudsman europeo e le altre istituzioni", ha concluso.