Yemen, al-Madhaji (Sana'a Center): "Scontro Riad-Houthi sempre più doloroso, possibile coinvolgimento Usa"

L'analista yemenita, "Riad non può accettare di essere umiliata dagli Houthi, deve ristabilire la propria deterrenza"

Yemen, al-Madhaji (Sana'a Center):
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13 ottobre 2026 | 16.03
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L'escalation tra gli Houthi e l'Arabia Saudita rischia di protrarsi a lungo, mentre cresce la possibilità di un ruolo più attivo degli Stati Uniti. In un'intervista all'Adnkronos, Maged al-Madhaji, analista yemenita e presidente del Sana'a Center for Strategic Studies, spiega gli obiettivi militari e politici degli Houthi, i possibili scenari per la risposta di Riad e le ragioni che potrebbero spingere Washington a intervenire. Un'eventuale azione militare americana diretta, precisa, non è scontata, ma la crisi yemenita è sempre più legata alla sicurezza regionale e agli interessi statunitensi.

Qual è l'obiettivo principale della nuova ondata di attacchi degli Houthi?

Gli attacchi degli Houthi non si sono mai realmente fermati. La loro intensità aumenta o diminuisce in base alle esigenze tattiche e strategiche del gruppo. L'attuale campagna mira a indebolire ciò che resta del fronte dei loro oppositori e a consolidare il controllo sulle aree strategiche dello Yemen.

Taiz e le sue montagne sono centrali in questa strategia: rafforzare il controllo sulla zona potrebbe consentire agli Houthi di minacciare Aden e, potenzialmente, tentare di conquistarla. Sarebbe un cambiamento decisivo negli equilibri di potere. Indebolire gli avversari interni permetterebbe inoltre agli Houthi di concentrare maggiori risorse militari contro l'Arabia Saudita. Gli attacchi contro il regno puntano anche ad aumentare i costi del sostegno di Riad ai loro oppositori e a spingere i sauditi a ridurlo.

Quanto potrebbe durare questa nuova escalation tra gli Houthi e l'Arabia Saudita?

Mi aspetto che questo confronto sia prolungato e sempre più doloroso. L'intensità potrà variare, ma le pause temporanee non devono essere scambiate per la fine del conflitto. Gli Houthi perseguono obiettivi che potrebbero modificare profondamente gli equilibri di potere in Yemen e il quadro della sicurezza saudita.

Riad, dal canto suo, non può facilmente accettare una situazione in cui gli Houthi la umiliano pubblicamente e dimostrano di poterle imporre costi senza subire una risposta sufficientemente dura. Questo rende difficile una rapida e duratura de-escalation: la posta in gioco va oltre i singoli attacchi e riguarda la credibilità dell'Arabia Saudita e la sua capacità di deterrenza.

Come potrebbe reagire l'Arabia Saudita? Riad opterà per una rappresaglia militare o cercherà di contenere l'escalation per via diplomatica?

Credo che l'Arabia Saudita cercherà di infliggere agli Houthi un costo militare significativo, continuando al tempo stesso a esplorare le vie diplomatiche. Questi canali non si chiudono mai del tutto, ma Riad ha margini limitati per avvicinarsi a un accordo senza dimostrare prima di essere in grado di reagire efficacemente.

In caso contrario, la deterrenza saudita rischierebbe di indebolirsi seriamente, incoraggiando ulteriori sfide. A mio avviso, Riad considererà una rappresaglia militare un modo per creare le condizioni per una successiva iniziativa diplomatica. Sarà più difficile affidarsi soltanto ai negoziati senza aver prima ristabilito almeno in parte la credibilità della propria capacità di deterrenza.

Donald Trump potrebbe decidere di intervenire militarmente a fianco dell'Arabia Saudita se il confronto dovesse aggravarsi?

Mi aspetto un coinvolgimento americano più ampio, in qualche forma, anche se un intervento militare diretto non è affatto scontato. L'escalation in Yemen e gli attacchi contro l'Arabia Saudita non possono essere separati dal più ampio confronto regionale. Anche se Washington preferisse concentrare i propri sforzi sull'Iran, il fronte yemenita sta diventando sempre più importante per gli interessi americani, soprattutto per le ripercussioni sui mercati energetici e sulla sicurezza regionale.

C'è anche la questione della credibilità delle alleanze. L'Arabia Saudita è un partner importante degli Stati Uniti. Se Washington apparisse riluttante a sostenerla mentre è sottoposta ad attacchi prolungati, gli altri alleati che affrontano minacce serie trarrebbero le proprie conclusioni sull'affidabilità degli impegni americani.

Credo che queste pressioni spingeranno Trump e l'apparato di sicurezza nazionale statunitense verso un ruolo più attivo nel prossimo futuro. L'incertezza riguarda la forma e la portata di questo coinvolgimento, non la possibilità che Washington resti immune alle conseguenze dell'escalation.

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