"Donne di tutto il mondo siano la punta della lotta per l'autodeterminazione, i diritti acquisiti si possono perdere un passetto alla volta"
"Il corpo della donna è il campo di battaglia attraverso cui mostrare la propria identità e su cui applicare il potere". "Velo sì, velo no; minigonna sì, minigonna no, con il pretesto della modernizzazione e poi della islamizzazione la donna è stata da sempre strumento ideologico, politico e geopolitico". Parola di Parisa Nazari, attivista iraniana del movimento 'Donna Vita Libertà' che in un confronto con l'Adnkronos fa notare: "Il patriarcato è universale. In Iran ed Afghanistan c'è quello peggiore, definito apartheid di genere. Ma anche in Italia, sebbene più soft, esiste".
Samira guarda indietro nel tempo, a quanto avvenuto dopo la rivoluzione iraniana del 1979 guidata dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini ed ai tempi di Reza Shah Pahlavi, padre dello Scia Mohammad Reza Pahlavi. Se Khomeini impose l'obbligo del velo in qualsiasi luogo pubblico a tutte le donne, lo scia emanò un decreto reale che vietava tassativamente l'uso del chador e del velo islamico nei luoghi pubblici. "Quella fu una legge impositiva e coercitiva - commenta - la polizia strappava i veli alle donne per strada nel tentativo forzato di modernizzare e occidentalizzare il paese. Che differenza c'è con l'obbligo del velo? E infatti come abbiamo fatto la rivoluzione ai tempi di Khomeini per più giustizia sociale, così l'8 marzo 1979, a meno di un mese dal trionfo dell'Ayatollah la abbiamo fatta contro la coercizione dell'obbligo del velo ed abbiamo gridato 'noi non abbiamo fatto la rivoluzione per tornare indietro, ma per avere più diritti'".
E oggi?"Siamo in milioni senza velo; ben il 70% dei laureati, in particolare nelle discipline Stem. Noi pilotiamo gli aeroplani e sempre più donne possono guidare la motocicletta. In Iran le donne in vespa sfidano il regime e continuano a guidare le rivoluzioni. E' evidente che nel mio paese sono le donne a condurre il cambiamento anche con il sacrificio di migliaia di uomini arrestati e spesso condannati a morte. Noi abbiamo organizzato un movimento globale che è 'Donna Vita Libertà', perché siano le donne di tutto il mondo la punta della lotta per l'autodeterminazione contro il patriarcato. Come la nostra storia insegna - conclude Parisa - i diritti acquisiti si possono perdere e questo può avvenire anche in Occidente, magari un passetto alla volta...".