L'intervento del rettore dell'Università per stranieri di Siena a Otto e Mezzo
"Le armi all'Ucraina si possono mandare solo se Kiev accetta di trattare". E' la "linea di caduta" che il professor Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, a Otto e Mezzo propone come compromesso eventuale tra Pd e M5S nel campo largo. I demi e i pentastellati sono divisi in relazione alla politica estera e in particolare sul sostegno all'Ucraina nella guerra contro la Russia di Vladimir Putin.
"La coalizione non deve occuparsi del leader ma delle idee e del programma, che deve essere radicale. La coalizione deve trovare un punto di caduta. Da una parte c'è il Pd, che continua a votare l'invio delle armi all'Ucraina senza condizioni. Dall'altra c'è il Movimento 5 Stelle che non vuole mandarle più. Il punto di caduta possibile è che le armi si mandano a condizione dell'articolo 11 della Costituzione: cioè, se l'Ucraina accetta di trattare", dice Montanari. "Noi non possiamo usare le armi per risolvere le controversie internazionali, l'articolo 11 della Costituzione ce lo proibisce. Se le armi si mandano, si mandano perché ci sia il tempo di fare una trattativa e affinché l'Ucraina non soccomba", aggiunge. A chi fa notare che la Russia, ad oggi, non ha realmente aperto a negoziati risolutivi, Montanari replica: "Noi le armi le diamo all'Ucraina, la quale ad un certo punto si è detta costitutivamente indisponibile a trattare. Il punto è se l'azione europea è finalizzata ad arrivare alla pace o a continuare la guerra".
"Se continuiamo a mandare le armi in questo stato, prolunghiamo la guerra. L'Ue ha tradito profondamente la sua storia e la sua missione parlando di vittoria possibile. L'ue e l'Italia se mandano le armi lo devono fare per arrivare alla pace, non possono alimentare la guerra. Ovviamente anche Putin deve essere disponibile ad un accordo, ma noi le armi le mandiamo all'Ucraina...", afferma ancora