Trump non perde il vizio ma esagera, con Meloni la maleducazione diventa un atto di bullismo

Si poteva incassare e fare finta di niente? La risposta non riguarda né il galateo né l'opportunità diplomatica ma la difesa del più elementare diritto alla dignità, non quella personale ma quella istituzionale

Trump non perde il vizio ma esagera, con Meloni la maleducazione diventa un atto di bullismo
19 giugno 2026 | 17.13
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Donald Trump parla continuamente, spesso a sproposito. Con i post su Truth, con le dichiarazioni estemporanee, durante gli 'agguati' riservati ai suoi ospiti alla Casa Bianca. Dice quello che gli passa per la testa senza filtri, come spesso fanno i bambini, che non conoscono ancora i freni inibitori. Il presidente degli Stati Uniti attacca, offende, esagera, deborda, per poi ridimensionare e minimizzare, almeno quando si rende conto dei danni fatti.

Non è una novità. E' successo con il Papa, Leone XIV, è successo con Volodymyr Zelensky in uno degli spettacoli più bassi che siano mai andati in scena nello Studio Ovale, è successo ogni volta che i suoi presunti interessi, o anche solo il delirio di onnipotenza, hanno messo nel mirino un avversario da ridicolizzare. Non a caso, anche la stampa americana ha usato ripetutamente il riferimento al bullismo per provare a circoscrivere in una categoria i suoi comportamemti.

Le parole di oggi contro la premier Giorgia Meloni sono però qualcosa di diverso: sono un caso di maleducazione istituzionale che è andato oltre qualsiasi limite. Nessuno, neanche il più convinto detrattore di Trump, poteva aspettarsi che il Presidente degli Stati Uniti potesse ricorrere pubblicamente a un pettegolezzo, peraltro con ogni probabilità inventato, per ostentare la supremazia su un alleato o per evidenziarne una presunta sudditanza al suo potere.

Nella sua ricostruzione, "la richiesta insistente" di una foto da parte di Meloni e la sua scelta di accontentarla "per pena", e nel retroscena regalato alla stampa italiana (nello specifico, la trasmissione de La7 'L’Aria che tira'), ci sono tutti gli elementi di una concezione del potere e dei rapporti che non può essere concessa a qualsiasi figura con una responsabilità istituzionale e, a maggior ragione, al Presidente degli Stati Uniti.

Si poteva incassare e fare finta di niente? La risposta non riguarda né il galateo né l'opportunità diplomatica ma la difesa del più elementare diritto alla dignità, non quella personale ma quella istituzionale. Perché se il tycoon ha portato il mondo all'assuefazione rispetto ai suoi comportamenti da bullo, i rapporti tra gli Stati Uniti e l'Italia, tra il Presidente degli Stati Uniti e il premier italiano, prima ancora di quelli tra Donald Trump e Giorgia Meloni, non possono passare per un atto di bullismo. (Di Fabio Insenga)

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