Il procuratore capo di Palermo nell'audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia lancia l'allarme: "Boss tentano di acquistare droni lanciamine"
"La possibilità che è data a questi soggetti di continuare sostanzialmente a comandare dall'interno delle carceri è un tema estremamente problematico". E' la denuncia del procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia nell'audizione davanti alla Commissione nazionale antimafia.
"Se noi consentiamo ai mafiosi di continuare dal carcere a fare i mafiosi anche l'attività delle forze di polizia, le misure cautelari, i processi che noi facciamo non hanno il risultato che invece dovremmo avere, il sistema del 41 bis funziona con dei correttivi che vi si possono apportare, ma il problema è che funzionerebbe meglio se funzionassero bene i due livelli dell'alta e della media sicurezza, perché questo consentirebbe ad esempio di non richiedere il regime del 41 bis per soggetti che probabilmente non hanno il carisma e la capacità di governo che hanno i veri capi delle organizzazioni mafiose. Il sistema non funziona", denuncia de Lucia.
"Quando gli arrestati entrano all'interno delle carceri nel giro di poche ore vengono muniti di apparecchi di comunicazione con l'esterno, device che possono essere fino a qualche tempo fa microcellulari, che è intuibile come venivano introdotti all'interno delle carceri, ma oggi sono smartphone e in misura molto consistente", dice il procuratore capo di Palermo. "Io ho anche i dati della quantità di apparecchi telefonici che sono stati reperiti all'interno delle carceri ed è un dato assolutamente importante", aggiunge il magistrato.
Sulla mafia de Lucia lancia un allarme: "E' piuttosto inquietante osservare come abbiamo tracce dell'uso di K47 e abbiamo rinvenuto anche ordigni esplosivi ad alto potenziale, come ci dicono i carabinieri che li hanno rinvenuti. Tutti provenienti dall'area del Salento, ma ragionevolmente di importazione dall'area balcanica, perché sono ancora prodotti della guerra nella ex Jugoslavia, della fine degli anni '90. I collaboratori di giustizia però ci dicono di interessi verso armamenti molto più sofisticati che si stanno cercando di reperire sui nuovi mercati, quali ovviamente il conflitto russo ucraino che genera armi di nuova tecnologia. Anche Cosa Nostra è interessata e in particolare noi abbiamo segnale del tentativo di acquisto di droni lanciamine che sono strumenti estremamente sofisticati rispetto ai quali noi non siamo in questo momento preparati a difenderci".
"Noi sappiamo qual è l'uso che queste organizzazioni vogliono fare, però un altro dei segnali della vitalità di Cosa Nostra sta nel tentativo di ricostruire un arsenale di particolare qualità, cioè non più armi ordinarie che, peraltro, noi reperiamo giornalmente nel territorio del distretto di Palermo, ma armi da guerra e materiale esplosivo di elevata qualità", dice il magistrato.