Giuseppe Schirru è un tecnico ortopedico che ha avuto accesso ai benefici della legge 'spazzacorrotti': "Adesso il mio telefono squilla sempre meno..."
Per il Tribunale di Palermo è un beneficiario della legge 'spazzacorrotti'. Ovvero, non è punibile per corruzione per aver denunciato volontariamente i fatti in cui è stato coinvolto e avendo fornito indicazioni utili e concrete ad assicurare la prova del reato e a individuare gli altri responsabili. La storia di Giuseppe Schirru, raccontanta in più articoli dall'Adnkronos nel corso degli ultimi anni, è diventata per molti aspetti la fotografia di un sistema che, nella sanità siciliana, continua a riproporre lo stesso schema: un tecnico ortopedico per lavorare deve sottostare alle legge del pizzo e delle tangenti e, una volta scelta la strada della legalità, si trova sempre di fronte allo stesso bivio: rinunciare a lavorare o adeguarsi, tornando a oliare gli ingranaggi della corruzione. "Aver denunciato tutto mi sta uccidendo professionalmente. Quando mi suonava il telefono, già capivo dai primi secondi che dovevo pagare una tangente. Adesso il telefono suona sempre meno...", sintetizza con amarezza.
Le denunce di Schirru sono molto circostanziate. Nomi, cognomi, registrazioni e prove di una continua richieste da parte di infermieri e medici che possono procurargli lavoro a patto di essere 'rigraziati' con somme di denaro, che spesso assumono la forma di prestiti personali destinati a non essere mai rimborsati. Nel tempo è diventato ufficialmente un whistleblower, figura che nasce nel diritto anglosassone ma che da anni ormai è stata importata anche in Italia, con la normativa che garantisce, o dovrebbe garantire, protezione contro le ritorsioni (licenziamenti, demansionamenti) a tutela dell'interesse pubblico.
L'ultimo esempio riguarda una segnalazione di Schirru alla direzione di Villa Sofia, una struttura palermitana, con una mail dell'8 giugno che riferisce di una richiesta di un prestito da parte di un infermiere che lo ha chiamato per affidargli una commessa. La risposta dell'ospedale è puntuale, una settimana dopo, e in linea con la normativa. L'invito a Schirru è a "utilizzare la piattaforma Whistleblowing, all’uopo dedicata ed accessibile dal sito web aziendale, al seguente indirizzo https://aziendaospedalieraospedaliriunitipalermovillasofiacervello.whistleblowing.it; concordare un incontro in Azienda, presso gli uffici amministrativi siti in Palermo, Viale Strasburgo 233 (...) al fine di raccogliere apposita denuncia dei fatti di cui alla segnalazione in argomento; inviare a mezzo pec all’indirizzo anticorruzione@mailpec.ospedaliriunitipalermo.it formale denuncia munita di relazione dettagliata sull’accaduto".
Di casi del genere, tutti documentati, Schirru ne ha denunciati molti. Il problema, di difficile risoluzione, è che l'attenzione formale che riceve non si traduce in un cambiamento reale delle condizioni in cui deve lavorare. Anzi, il suo status di 'vittima che denucia' lo rende un interlocutore scomodo e il suo telefono squilla sempre di meno. La corruzione continua a essere alimentata e chi sta al gioco resta nel mercato. Mentre chi denuncia e tenta la strada della legalità finisce ai margini, in un circolo vizioso di cui la sanità siciliana, evidentemente, non riesce a liberarsi. (Di Fabio Insenga)