Caso Ranucci, Lavitola resta in carcere. Confermata aggravante metodo mafioso

Il tribunale del Riesame di Roma ha respinto le istanze delle difese: avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. Si indaga su 'buchi' in chat tra l’ex editore e il giornalista

Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci
Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci
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10 settembre 2026 | 11.45
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Valter Lavitola resta in carcere. Il tribunale del Riesame di Roma, respingendo le istanze delle difese, ha confermato la misura cautelare in carcere per l’ex editore, mandante reo confesso dell’attentato davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. I giudici hanno confermato anche l’aggravante del metodo mafioso.

Lavitola, nel corso dell’udienza di lunedì scorso, ha reso dichiarazioni spontanee, affermando che con Ranucci “c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”. Lavitola si è nuovamente assunto “tutte le responsabilità” come mandante dell’attentato, spiegando che “l’idea della bomba” è stata di Clesio Gomes Tavares, al quale aveva dato “un mandato in bianco, specificando che non doveva fare male a nessuno”.

Nella loro istanza i difensori di Lavitola, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, avevano chiesto per il loro assistito i domiciliari in una casa in Basilicata. Richiesta respinta dal Riesame.

Si indaga su 'buchi' in chat tra Lavitola e giornalista

Nel frattempo le indagini della procura di Roma si concentrano sui presunti 'buchi' nelle comunicazioni tra Lavitola e Ranucci. In particolare accertamenti verranno svolti dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma e Frascati sui ‘salti’ temporali nelle chat fra i due sia prima che dopo l’esplosione dell’ordigno rudimentale. Parallelamente i pm, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, stanno svolgendo indagini sul fronte finanziario che riguarda gli affari di Lavitola, anche sul versante del carbon credit in Africa.

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