Rino Barillari e Giulio Borgognoni raccontano la Dolce Vita, al via doc per Prime Video

Un viaggio nella memoria italiana attraverso gli occhi di chi ha attraversato oltre mezzo secolo di storia

Rino Barillari e Giulio Borgognoni
Rino Barillari e Giulio Borgognoni
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16 ottobre 2026 | 16.03
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E se la Dolce Vita fosse stata soltanto una parte della storia? Ci sono fotografie che hanno costruito un mito. Anita Ekberg, gli attori americani, le notti romane, i tavolini di via Veneto, le automobili eleganti e i paparazzi pronti a immortalare un bacio, un incontro, uno scandalo. Sono le immagini di un’Italia che il mondo ha imparato ad amare. Ma che cosa accadeva fuori dall’inquadratura? Mentre Roma diventava il salotto internazionale del cinema, il Paese attraversava trasformazioni destinate a cambiarne per sempre il volto. Arrivarono le contestazioni, le tensioni politiche e, negli anni successivi, gli anni di piombo e il terrorismo, compreso quello delle Brigate Rosse. Cambiavano i costumi, le relazioni, il modo di vivere e persino quello di raccontare la realtà. È da questa riflessione che prende forma il nuovo documentario diretto da Giulio Borgognoni, con protagonista Rino Barillari, il leggendario re dei paparazzi. Un progetto destinato a Prime Video, le cui riprese prenderanno il via prossimamente. Non un semplice omaggio alla Dolce Vita, ma un viaggio nella memoria italiana attraverso gli occhi di chi ha attraversato oltre mezzo secolo di storia.

La Dolce Vita è diventata un’immagine universale. Hollywood sul Tevere, Federico Fellini, le grandi produzioni cinematografiche, le star internazionali e una Roma che sembrava non conoscere il sonno. Eppure nessuna epoca può essere raccontata soltanto attraverso la sua parte più luminosa. Dietro quella straordinaria stagione c’era un Paese complesso, fatto di speranze, contraddizioni, cambiamenti sociali e tensioni che sarebbero esplose nei decenni successivi. Il documentario vuole attraversare proprio questo confine: quello tra ciò che è rimasto impresso nelle fotografie e ciò che, nel frattempo, accadeva nella società italiana.

Rino Barillari è molto più del fotografo che ha inseguito le stelle del cinema. È un uomo che ha vissuto la strada, conosciuto personaggi straordinari, assistito a incontri irripetibili e osservato Roma trasformarsi sotto i suoi occhi. La sua macchina fotografica ha raccontato il glamour, ma la sua memoria custodisce anche il mondo che esisteva intorno a quel glamour. Ed è proprio questa memoria che Giulio Borgognoni vuole riportare al centro del racconto. Barillari non è soltanto un protagonista della storia fotografica e cinematografica: è un testimone di un’Italia che cambia.

C’è una seconda prospettiva che rende il progetto particolarmente interessante: quella del regista. Giulio Borgognoni ha conosciuto personalmente la via Veneto degli anni Novanta, quando la stagione d’oro della Dolce Vita era ormai lontana, ma alcuni dei suoi luoghi continuavano a custodirne l’atmosfera. Café de Paris, lo Strega, l’Harry’s Bar, il Doney. Nomi che evocano una Roma nella quale la mondanità non era soltanto lusso ed esibizione, ma anche conversazione, cultura, giornalismo e incontri. Erano luoghi nei quali potevano incrociarsi scrittori, artisti, intellettuali, personaggi dello spettacolo e protagonisti della vita pubblica. Una Roma che non aveva più il volto di quella raccontata da Fellini, ma che conservava ancora qualcosa della sua identità.

C’è una domanda che attraversa idealmente tutto il documentario: quanto conosciamo davvero un’epoca attraverso le immagini che ci ha lasciato? La Dolce Vita è stata raccontata soprattutto attraverso i suoi protagonisti più celebri. Ma mentre i fotografi inseguivano le star, l’Italia viveva una storia molto più articolata. La Roma della mondanità conviveva con quella della politica, della cultura, dei movimenti sociali e, negli anni successivi, delle grandi ferite nazionali. Raccontare questo intreccio significa restituire alla Dolce Vita una dimensione più ampia, senza cancellarne la bellezza e senza ridurla a una semplice cartolina del passato. Perché la storia non procede per immagini isolate. E forse il valore più profondo di questo progetto sta proprio nella volontà di ricostruire ciò che accadeva prima e dopo lo scatto.

Il documentario di Giulio Borgognoni si propone così come un racconto che attraversa il cinema, il costume, il giornalismo e la storia italiana. Un viaggio nel quale la memoria personale diventa memoria collettiva e nel quale Rino Barillari, attraverso i suoi ricordi, restituisce voce a una Roma che continua ad affascinare, ma che merita anche di essere compresa.Perché le fotografie fermano il tempo, ma non sempre riescono a raccontare tutto quello che accade. E mentre i flash illuminavano via Veneto, fuori dall’inquadratura l’Italia cambiava.

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