Ex Ilva, pg Cassazione: "No a stop, serve bilanciamento tutela salute e produzione"

Nell’udienza davanti alle Sezioni Unite Civili chiamate a esprimersi sui ricorsi presentati contro lo stop dell'attività produttiva dell'area a caldo: “La pericolosità dell amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta”

Ex Ilva - (IPa)
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20 ottobre 2026 | 13.04
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“Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano” che ha imposto lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto “è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale”. Lo ha detto l’avvocato generale della Cassazione Luigi Birritteri nell’udienza davanti alle Sezioni Unite Civili chiamate a esprimersi sui ricorsi presentati dalle aziende Ilva Spa in amministrazione straordinaria e Acciaierie d'Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d'Italia Holding contro lo stop dell'attività produttiva dell'area a caldo.

“La pericolosità dell amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta”, ha sottolineato il rappresentante della procura generale della Cassazione.

Nei giorni scorsi la Corte d'Appello di Milano aveva confermato, nuovamente, il provvedimento con cui lo scorso luglio era stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell'ex Ilva. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, aveva respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell'ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI. Lo scorso 11 settembre, la Corte aveva già confermato lo spegnimento dell’area a caldo, rigettando la prima istanza delle società Acciaierie d'Italia e Ilva.

Il diritto alla salute dei cittadini prevale sul resto, in sintesi, il contenuto del provvedimento di 11 pagine.

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