Fabri Fibra: "I ventenni hanno ragione a essere arrabbiati"

Il rapper ospite della serata finale del Premio Tenco all’Ariston: "Il rap conscious sta conquistando credibilità come forma di canzone d’autore". E sulle proteste dei giovani: "Mi stupisce che siano esplose soltanto adesso".

Fabri Fibra:
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24 ottobre 2026 | 18.50
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Per la prima volta al Premio Tenco e, in assoluto, per la prima volta a Sanremo. Fabri Fibra arriva nella Città dei Fiori da ospite della serata finale della rassegna dedicata alla canzone d’autore, dove questa sera duetterà con Frankie Hi-Nrg Mc (premiato alla Carriera) in 'Autodafé' e poi proporrà anche la sua versione de 'L’Avvelenata' di Francesco Guccini, per un omaggio al cantautore scomparso ad agosto, e il singolo 'Goya' uscito in estate in cui duetta con i Pinguini Tattici Nucleari. Un approdo al Tenco che il rapper marchigiano considera naturale, in un momento in cui il “rap conscious” sta conquistando sempre più credibilità come forma di scrittura autoriale. Nell’incontro con la stampa Fibra parla del disco realizzato con Neffa 'Zarathustra Style', del ruolo sociale del rap, delle proteste dei giovani contro il carovita, del suo rapporto con Milano e di 'In Italia', tornata a risuonare proprio nelle piazze dei manifestanti. E racconta che avrebbe dovuto debuttare all’Ariston nella serata dei duetti con Baby Gang nel 2024, prima che la partecipazione saltasse per i problemi giudiziari di quest'ultimo. Senza rinunciare, nel finale, a una battuta sul Festival presa in prestito proprio da Guccini.

Sei sorpreso di essere ospite del Premio Tenco, un contesto storicamente legato ai cantautori?

"Non sono stupito. I segnali della crescita del rap come musica d'autore sono sotto gli occhi di tutti da anni. È cresciuto il pubblico, sono cresciuti i budget, i contratti, la presenza nelle classifiche. Sono cresciuti anche i rapper e mi sembra naturale che cresca la credibilità del genere. Quello che sta arrivando al Tenco è il rap conscious, quello che più si avvicina al cantautorato, quando è accompagnato dalla credibilità. La credibilità è il superpotere dell'artista".

Hai detto di voler fare musica per i quarantenni. In che senso?

"Quando ho iniziato facevo dischi che erano quasi l’11 settembre della discografia, erano tutta provocazione. Poi, superati i 40 anni, non potevo più usare certi vocaboli e ho dovuto trovare altri linguaggi e altre metafore. A un certo punto è stata attaccata molto la trap. Ma quella è una musica fatta da ventenni per quindicenni e va bene così. Ma un quarantenne che va al lavoro non ascolta quella musica. Io voglio fare musica per i trentenni e i quarantenni che vanno al lavoro. Oggi nella top 20 trovi soprattutto una trap molto giovane e infantile. Io cerco di raccontare chi affronta ogni giorno la realtà".

Il rap oggi è ovunque. Secondo te ha perso la sua carica antagonista?

"Il prezzo che ha pagato il rap è stato adeguarsi un po’ al sistema e perdere il suo aspetto più pericoloso e scorretto. Però il messaggio resta: non serve una preparazione culturale o musicale eccezionale. Se hai una storia forte da raccontare e sai dirla, puoi farcela. È vero, il rap di oggi è più innocuo rispetto a quello di vent’anni fa, ma dipende sempre dall’artista e da quanto riesce a non farsi comprare".

Se dovessi indicare un autore italiano non rap che ti ha insegnato qualcosa sulla scrittura, chi citeresti?

"Mi piace molto Luca Carboni. Mi piace il modo in cui non esagera con le metafore, non ha mai avuto l’ansia di far sapere che ne sa. Ha una naturalezza nella scelta delle parole e anche un romanticismo che mi sono sempre piaciuti”.

Come nasce il disco appena uscito realizzato con Neffa?

"Neffa è stato uno dei primi a mescolare rap, cantautorato ed emotività. Quando ho iniziato è stato il primo a dirmi che secondo lui avevo qualcosa. Mi ha prodotto il primo disco nel 2001. Ci siamo ritrovati nel 2025 e abbiamo deciso di fare un album insieme. In un anno e otto mesi ci siamo visti solo tre volte, per tre sessioni intense che sono bastate per fare ventitré pezzi. Niente featuring, niente singolo, niente video. Una follia. Ma credo sia il momento giusto per fare cose fuori dagli schemi. Siamo tutti nauseati dagli algoritmi e dalle strategie. Tanto che non sono nemmeno sicuro che porteremo mai questo disco in una dimensione live".

Che cosa pensi delle proteste dei giovani di questi giorni?

"Mi stupisco sinceramente che siano esplose soltanto adesso. Quando avevo ventun anni lavoravo in un’azienda in provincia per 1.200 euro e avevo già capito che il sistema era truccato. Oggi, dopo venticinque anni, uno stipendio è arrivato a 1.800 euro. E cosa ci fai? Mille euro se ne vanno per l’affitto. C’è il carovita, c’è una pressione sociale enorme. Devi avere il telefono, devi uscire, devi pagarti la vita sociale. I soldi non bastano. Ecco perché scendono in piazza i ventenni: a vent’anni hai meno da perdere. E poi a trenta molti sono già rassegnati".

Ti senti vicino alla rabbia delle nuove generazioni?

"Non posso pretendere di capire fino in fondo un ventenne. Però io sono cresciuto con Berlusconi che mi parlava del Milan e della fig* e mi faceva credere che tutto fosse possibile, che la festa fosse fuori: 'Trovati un lavoro, ce la farai, devi crederci, fai l’imprenditore'. Io, nella società normale, un ruolo normale non l’ho trovato. Per fortuna la musica mi ha dato questa possibilità. Oggi un ventenne cresce con i social, con la pressione di essere continuamente giudicato e in una società nella quale i giovani vengono sfruttati soprattutto per farli spendere. La vita è diventata un duty free totale: esisti solo se spendi. Quindi non posso pretendere di capirli, però li rispetto, perché rispetto la loro rabbia. E in parte li capisco anche perché vengo dalla provincia e, arrivando a Milano, non ho mai respirato un attimo. Ho sempre faticato per stare al passo con la città, avrò fatto più di quindici traslochi. Appena riuscivo a guadagnare qualcosa in più, passavo dal monolocale al bilocale, fino ad arrivare a un trilocale. Tutto quello che ho l’ho sempre sudato e questo mi ha tenuto a contatto con la realtà".

Hai mai pensato di lasciare Milano?

"Ho paura di scappare da Milano, perché è l’unica città che ha creduto in me. Il prezzo è altissimo, ma è stata l’unica città che non mi ha giudicato quando sono arrivato e che ancora oggi mi ascolta. Milano mi ha dato tanto. E musicalmente sei al centro dell'impero: è più facile lavorare sulla musica a Milano".

In alcune manifestazioni di questi giorni è risuonata anche 'In Italia', il tuo brano del 2008. Che effetto ti fa vedere che, a distanza di tanti anni, conserva ancora questa attualità?

"Quando ho fatto ‘In Italia’ per me è stato un momento incredibile anche dal punto di vista della carriera. Avevo questo provino ma non avevo nessuno che potesse cantare il ritornello, quindi me l’ero cantato io ed era rimasto un pezzo tra i tanti. Poi Gianna Nannini disse in un’intervista che le piaceva la mia musica. Così sono andato da lei e le ho detto: 'Se canti questo ritornello viene fuori una cosa tipo i Rage Against the Machine'. Quando lo ha registrato non potevo crederci. Quanto al testo, quando la canzone uscì, nel 2008, mi dicevano: ‘Come sei tragico’. Quando è uscita la nuova versione, nel 2024, mi hanno detto: ‘Entusiasta, eh?’. Ma già allora raccontavo un sistema nel quale una persona deve chiedersi quanto dovrà faticare per non finire a lavorare dieci ore al giorno in fabbrica per 1.600 euro, o quanti pacchi dovrà consegnare per non essere tentata di guadagnare di più spacciando. Evidentemente quella realtà è ancora attuale".

Non sei mai venuto a Sanremo per il festival.

"In realtà avrei dovuto venirci nel 2024 per duettare con Baby Gang proprio con la nuova versione di 'In Italia'. Era stato lui a propormelo, perché sarebbe dovuto venire a Sanremo in gara e, per la serata delle cover, mi aveva detto: ‘Vorrei fare 'In Italia' con te’. Allora avevo pensato che sarebbe stato bello riscriverla tutta e chiamare anche una voce, facendo qualcosa di completamente diverso. Così abbiamo coinvolto Emma. Quello avrebbe dovuto essere il mio arrivo all’Ariston. Poi Baby Gang ha avuto guai con la giustizia e non l’hanno più preso. Ma io gli ho detto: 'Senti, la canzone registriamola comunque'. Quando abbiamo registrato il brano e girato il video, lui era già ai domiciliari. Emma ha rifatto il ritornello ed è stata incredibile".

Stasera che cosa porterai sul palco dell’Ariston?

"Farò 'Autodafé' con Frankie Hi-Nrg Mc, che mi ha invitato nella nuova versione del brano. Poi 'L’Avvelenata' nella mia versione e 'Goya'".

Che effetto ti fa, allora, debuttare davvero a Sanremo proprio al Premio Tenco?

"È una sensazione strana, perché questa città e questo palco sono leggendari. Però l’anno scorso ho incontrato Guccini e gli ho chiesto se fosse mai andato in gara al Festival. Mi ha risposto: 'No, io faccio un altro lavoro'. Ecco, stasera salirò sul palco con quello stesso stato d’animo". (Dall'inviata a Sanremo Antonella Nesi)

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