L'attacco a Marracash (senza nominarlo): vai alla Scala con Beppe Sala e poi ti schieri con chi distrugge
“Non credete ai proclami, non credete agli artisti ricchi che vi sostengono, non c'è nessun noi. È una gara a chi arraffa di più”. È un duro attacco al mondo della musica, e in particolare ai rapper che hanno espresso solidarietà ai protagonisti delle proteste di Milano, quello lanciato da Fedez in un lungo intervento pubblicato sui social di Pulp Podcast e firmato con il suo nome, Federico Lucia.
Al centro della riflessione del cantante ci sono gli scontri che hanno attraversato Milano nel fine settimana, con vetrine distrutte, negozi saccheggiati e violenti confronti con le forze dell'ordine durante e dopo le manifestazioni contro il caro vita.
“Conosco bene la parabola tipica del rap, che ti porta dal niente a esibire status symbol, perché l'ho vissuta tutta”, scrive Fedez. “Conosco la frustrazione di una casa brutta in periferia, di un lavoro o di una scuola del c*zzo, di non poterti comprare niente di bello. Conosco pure l'adrenalina di quando invece i soldi arrivano, la soddisfazione di poter far vedere agli altri dove sei arrivato. Quanto ti sei allontanato dalla palude”.
Il cantante riconosce quindi le ragioni di una rabbia sociale che vede esplodere contro i simboli del benessere. “Oggi vedo i ragazzi che conosco bene - non loro personalmente, ma lo stesso 'loro' - che quella frustrazione la esplodono contro tutto, ma soprattutto contro le vetrine del centro. È ovvio. Sono il simbolo delle cose che noi non potevamo e loro non possono avere”.
Il bersaglio principale della sua critica, però, sono gli artisti che si schierano dalla parte dei manifestanti. “Vedo anche artisti e personaggi pubblici che celebrano la protesta, ci si uniscono come se ne facessero parte, senza rendersi conto che esposti in quelle vetrine ci sono anche loro”.
“A promuovere quella idea di vita e di successo ci siamo noi. Siamo noi che andiamo alle sfilate, postiamo gli orologi di lusso, i viaggi e i vestiti. Ci sentiamo di rivendicare con orgoglio quello che abbiamo ottenuto e ve lo dice uno che in vetrina ci ha messo anche più del lusso”.
L'attacco si fa poi più diretto verso un artista che il rapper non nomina, ma del quale ricorda una fotografia con il sindaco Giuseppe Sala alla prima della Scala. Si tratta con ogni probabilità di Marracash, che nel 2019 era alla Prima con Elodie e oggi si è schierato con i manifestanti. Fedez contesta quella che considera un'incoerenza tra la partecipazione agli eventi del cosiddetto establishment e la giustificazione delle devastazioni. “Sento dire che è giusto sfondare le vetrine da qualcuno che, alla prima della Scala, si è fatto fotografare con Beppe Sala, e mi vengono dei dubbi: perché non hai cagato in mezzo al palco mentre eri lì? Perché hai accettato di addomesticarti in quel momento? Perché era opportuno farlo, lo capisco. E ora perché sostieni il saccheggio? Perché oggi è opportuno fare questo. Questo lo capisco di meno”.
“Tutti tentano di usare le proteste, chi demonizzandole, chi facendosi il proprio gagliardetto di partecipazione. Io vorrei che i ragazzi che manifestano sapessero questo: sia chi vi ostracizza sia chi vi utilizza come simbolo vi sta usando come pedine di un gioco in cui a perdere siete sempre voi”.
Il cantante prende così le distanze da una solidarietà che giudica opportunistica. “I manifestanti non sono Pokémon da scagliare per il proprio tornaconto per cercare di intercettare nuova audience. Ecco perché io non ci riesco ad applaudire a favore di camera, perché mi ci sentirei un cogl*one”.
E rivolge un ultimo avvertimento ai giovani che identificano nelle vetrine del lusso il simbolo di un sistema da combattere: “Alla fine della giornata il vostro rapper preferito tornerà in prima fila alle sfilate di Louis Vuitton e voi, dall'altra parte della vetrina, non vi accorgerete nemmeno che ad alimentare quell'odio di classe, in parte, è stato anche lui. Siamo stati anche noi”.
La conclusione è altrettanto netta. “Ora il trend è solidarizzare, domani sarà l'ennesimo testo in cui vi racconteranno quant'è bello essere ricchi dopo essere stati poveri così che ve lo ricordiate bene, che loro non sono più come voi. E ve lo dice uno che ha fatto esattamente la stessa strada. Ricordatevi la verità invece: al vostro fianco non c'è nessuno”.