Secondo Il Sole 24 Ore, nella legge di bilancio sono previsti 970 milioni per adeguare le retribuzioni dopo le sentenze del Consiglio di Stato. In media oltre 70mila euro di arretrati e circa 20mila euro di aumento annuo. Possibili ricadute anche su professori universitari e militari
Quasi 100mila euro a testa, in media, tra arretrati e aumenti di stipendio. È quanto potrebbe arrivare ai circa 11mila magistrati italiani con la legge di bilancio 2027, secondo quanto ricostruisce Il Sole 24 Ore.
La misura, che nasce dall'obbligo di dare attuazione a una serie di sentenze del Consiglio di Stato, comporterebbe una spesa complessiva di 970 milioni di euro, destinati a finanziare sia gli arretrati sia gli adeguamenti retributivi. Nel dettaglio, secondo i calcoli del quotidiano economico, si tratta di oltre 70mila euro lordi a testa di arretrati una tantum e di circa 20mila euro annui di aumento strutturale dello stipendio. Gli importi varieranno in base all'anzianità e alla posizione ricoperta, con i benefici più consistenti per i 10.638 magistrati già in servizio nel 2018.
Le risorse, spiega Il Sole 24 Ore, sono contenute nel fondo da 1,9 miliardi di euro previsto dal Documento programmatico di bilancio per far fronte agli oneri derivanti da sentenze.
All'origine degli aumenti c'è un contenzioso sui criteri di calcolo delle retribuzioni dei magistrati, che vengono aggiornate ogni tre anni sulla base degli incrementi medi registrati nel pubblico impiego. Nel luglio 2025 il Consiglio di Stato ha censurato il metodo utilizzato, contestando tra l'altro l'esclusione di alcune indennità e di categorie di dipendenti pubblici, oltre al ricorso alla media ponderata anziché a quella semplice.
Le pronunce hanno riguardato inizialmente gli adeguamenti relativi al triennio 2018-2020, con conseguenze anche su quelli del 2021-2023. Il governo è quindi chiamato a dare esecuzione alle decisioni dei giudici amministrativi, finanziando i relativi decreti.
La vicenda presenta anche un risvolto politico. L'esborso arriva mentre il governo è impegnato a definire una manovra caratterizzata da margini di bilancio ristretti, che non consentirebbero di procedere con il taglio dell'Irpef per il ceto medio e con la detassazione delle tredicesime, mentre resta aperta la ricerca di risorse per gli interventi contro il caro bollette.
La partita, peraltro, potrebbe non esaurirsi con questi stanziamenti. Restano infatti da definire gli adeguamenti relativi al triennio 2024-2026, sui quali peseranno anche gli effetti delle decisioni precedenti. E, secondo Il Sole 24 Ore, le conseguenze potrebbero estendersi ad altre categorie di dipendenti pubblici non contrattualizzati, come professori universitari e militari. I sindacati dei docenti e dei ricercatori hanno già avviato le iniziative per un possibile ricorso collettivo, aprendo la strada a ulteriori richieste di adeguamento retributivo.