Presidente Terrin: “Lavorare su competenze, innovazione, organizzazione e managerialità per favorire la crescita delle imprese del territorio”
Vicenza, 23 ottobre 2026 – In Veneto il tasso di occupazione tra i 25 e i 34 anni raggiunge l'80,6%, oltre 12 punti sopra la media italiana ma il valore aggiunto per occupato è in linea con l’indice medio nazionale. Padova leader sull’occupazione giovanile, Treviso e Vicenza sui tassi di disoccupazione. Su questi dati di AstraRicerche per Manageritalia (elaborazione dati ISTAT) si concentra l’attenzione dei manager, donne e uomini abituati a confrontarsi con l’organizzazione del lavoro e il rendimento delle aziende.
“Chi vive la realtà aziendale tutti i giorni – osserva Carlo Terrin, Presidente di Manageritalia Veneto durante l’assemblea dell’associazione che si è svolta ieri pomeriggio a Vicenza – sa che alcuni numeri parlano più di altri. Dobbiamo certamente preoccuparci di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, ma le giovani e i giovani adulti, in particolare nella fascia di età 25-34 anni, meritano una considerazione a parte, perché si trovano in quella fase della vita in cui devono costruire tutto e hanno particolarmente bisogno di lavorare e avere buone retribuzioni. Qui in Veneto queste condizioni di base esistono ma poi se andiamo ad interrogarci sulla qualità e sul valore aggiunto ci accorgiamo che qualcosa non va”.
Ad aprire l’assemblea di Manageritalia Veneto e la relativa discussione sull’evoluzione del lavoro oltre portare i saluti delle Federazione: il Presidente di Manageritalia, Marco Ballarè con il vicepresidente Simone Pizzoglio e Mauro Dotti, presidente Assidir.
Analizzando nel dettaglio, sia il dato sull’occupazione, che quello sulla disoccupazione (4,2% contro il 9,5% nazionale) sono positivi tra i giovani adulti in Veneto. Tutte le province superano la media italiana per occupazione dei 25-34enni, con Padova all’82,9% (quinta in Italia) e Belluno – la più bassa al 78,1% – con quasi 10 punti percentuali sopra la media italiana. Treviso e Vicenza spiccano per il dato sulla disoccupazione (solo 3,4%) e sono fra le dieci province italiane con la disoccupazione giovanile più bassa.
Sul fronte produttività però le cose cambiano e salta la proporzione. Sul piano generale, infatti, l’indice di valore aggiunto regionale per occupato è in linea con quello nazionale (rispettivamente 102 vs 100). In questo confronto, la provincia di Vicenza è leader con un valore aggiunto per occupato di 104 punti). In una regione in cui i manager sono 8.861 su un totale di 133.701, nelle imprese venete abbiamo 0,6 manager ogni 100 lavoratori (media nazionale 0,9% contro Francia e Spagna in cui manager sono tra il 2-3%). Addirittura, nel terziario (con esclusione del settore immobiliare), il valore aggiunto per occupato è inferiore al valore nazionale medio (98 a livello regionale con la sola Verona sopra soglia 100).
“Qui a Vicenza registriamo il caso più eclatante – conclude Terrin – perché il valore aggiunto per occupato, il più alto della regione, è il 4% sopra la media italiana nell’insieme dell’economia, ma nel terziario di mercato è il 7% sotto. Per trasformare la forza occupazionale in maggiore valore aggiunto, in particolare nei servizi a nostro avviso occorre lavorare su competenze, innovazione, organizzazione e managerialità. Come farlo? Ad esempio, favorendo l’inserimento di figure manageriali anche nelle piccole medie imprese, investendo nella formazione continua e promuovendo modelli organizzativi capaci di trasformare innovazione e competenze in maggiore produttività e competitività”.
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