L'artista pugliese, che oggi riceve al Teatro Ariston di Sanremo la Targa Tenco al miglior album dell'anno per il suo 'Orbit Orbit', racconta in un'intervista all'Adnkronos il rapporto tra creatività e impegno civile: i commenti alle proteste nel Mezzogiorno e la riflessione sul ritorno dal vivo, dopo i problemi all'udito
Caparezza riceverà oggi, giovedì 22 ottobre, al teatro Ariston la Targa Tenco per il miglior album dell'anno grazie a 'Orbit Orbit', il progetto con cui ha costruito un universo tra musica, fumetto e immaginazione. Nell'intervista all'Adnkronos il rapper pugliese parla del successo del disco, della creatività, delle proteste che stanno attraversando il Sud Italia, del rapporto con l'acufene e del ruolo dell'arte in tempi di forte polarizzazione.
Con 'Orbit Orbit' e il recente tour hai portato il tuo pubblico in una sorta di 'Disneyland psichedelica' tra musica, fumetti e riflessioni cosmiche. Quanto questo viaggio nello spazio nasconde un bisogno di allontanarsi dai rumori e dalle storture della Terra?
"Nel tour mi interessava lasciare un messaggio. Alla fine dei concerti facevo un vero e proprio sermone, assumendomi il rischio che la gente si avviasse al parcheggio. Invece molti rimanevano ad ascoltare. Volevo parlare soprattutto ai ragazzi creativi, che spesso sono anche i più timidi e insicuri. In un mondo in cui tutto viene criticato e pesato, chi è insicuro tende a fare un passo indietro. Io volevo instillare fiducia, perché altrimenti nell'arte vanno avanti soltanto i narcisisti e non necessariamente i più creativi".
Oggi proprio per 'Orbit Orbit' riceverai la tua seconda Targa Tenco per il miglior album dell'anno (la prima la ottenne dodici anni fa, nel 2014, con l'album Museica, ndr.). Te l'aspettavi?
"No, mi sorprende piacevolmente. Chiude il ciclo di quella che considero una scheggia impazzita nella mia carriera. Non avrei mai pensato di ricevere una seconda Targa Tenco. Anzi, pensavo che un artista non potesse riceverla due volte. Pensavo: ci sono gli altri. Ero già stato molto contento di essere entrato altre volte nella cinquina dei finalisti. Quindi è una bellissima sorpresa".
Negli ultimi giorni il Sud Italia sta vivendo forti tensioni legate alle proteste degli autotrasportatori. Da artista profondamente legato alla tua terra, come guardi a quanto sta accadendo?
"Non posso che essere solidale con operai, autotrasportatori, pescatori, agricoltori e studenti. Sono sempre stato a favore delle manifestazioni. Da una settimana si parla soprattutto di vandalismo e invece il focus dovrebbe essere su chi protesta. In Puglia gli autotrasportatori sono stati tra i primi a scioperare e mancava perfino la benzina, ma ho visto grande solidarietà tra le persone perché tanti vivono le stesse difficoltà. Facciamo parlare gli autotrasportatori, non concentriamoci solo sugli scontri. Stiamo assistendo a qualcosa di drammatico".
Pensi che l'attenzione mediatica sugli episodi di vandalismo finisca per oscurare il problema reale?
"Non so se sia voluto, ma sicuramente fa comodo. Continuiamo a parlare di vandalismo mentre ci sarebbe molto da dire sulle condizioni di questi lavoratori. Servono risposte. E la risposta non può essere soltanto la repressione".
In questa fase storica, quale può essere il ruolo dell'arte?
"L'arte che parla di questi temi è molto efficace. Me lo hanno insegnato migliaia di artisti nel corso della storia che sono stati perseguitati, censurati, incarcerati o addirittura uccisi per quello che hanno raccontato. Vuol dire che l'arte ha una forza enorme. Io ne parlo anche da figlio di un operaio e da autore che ha scritto tante canzoni su questi argomenti. C'è una differenza fondamentale: la politica polarizza, l'arte contagia. La politica divide in tifoserie contrapposte, mentre l'arte riesce a entrare nelle persone, a far circolare idee e a creare consapevolezza".
Che messaggio ti senti di dare ai più giovani che guardano con preoccupazione a quello che sta accadendo e che magari vorrebbero far sentire la propria voce?
"Il consiglio è quello di informarsi. Sembra banale ma non lo è affatto. Bisogna capire bene le ragioni di una protesta, approfondire, ascoltare più punti di vista e poi scegliere da che parte stare. Manifestare è importante, io sono sempre stato a favore delle manifestazioni, ma bisogna farlo con consapevolezza. Oggi spesso si reagisce d'istinto o sulla base di quello che si legge velocemente sui social. Invece c'è bisogno di conoscenza, di approfondimento e di partecipazione reale".
Dischi come 'Habemus Capa' o molti tuoi brani di denuncia sociale continuano a essere attuali. Oggi è più difficile fare satira in rima rispetto agli inizi?
"Per me sì. Con il passare degli anni la spinta ironica cede un po' il posto alla rabbia, che bisogna tenere sotto controllo. E poi oggi vedo troppa ironia in giro: meme, battute, commenti su qualsiasi cosa accada. Non sempre è ironia di qualità. Per questo negli ultimi dischi ho preferito un linguaggio ibrido: c'è ironia ma non c'è lo sberleffo. C'è anche il discorso serio, l'immaginazione, la costruzione di mondi alternativi. L'immaginazione è una libertà che nessuno può toglierti".
Negli anni scorsi hai raccontato il tuo acufene e le difficoltà legate all'udito. Dopo il ritorno live di quest'anno che rapporto hai oggi con il palco?
"L'acufene è soltanto una delle cose che mi affliggono ultimamente. Certo che ha influito. Tutto influisce nella vita di un artista. Ma vedo questo mestiere come qualcosa da fare solo quando si è autentici. Bisogna comunicare onestamente quello che si ha da dire, assumendosi il rischio che non funzioni. Anche 'Orbit Orbit' non è nato pensando al mercato e non avevo idea che avrebbe avuto questo percorso, tanto meno che mi sarebbe valso la seconda Targa Tenco. Però sono convinto che ogni disco onesto sia un disco bello, anche quando non riesce perfettamente. È più bello di un disco bello fatto soltanto per il mercato". (Dall'inviata Antonella Nesi)