Non una biografia tradizionale ma "il film di una vita". Presentato nella sezione Special Screening, il doc propone un ritratto inedito del grande architetto che intreccia memoria familiare, successi professionali e rapporto padre-figlia, accompagnato dalle musiche originali di Iosonouncane.
Un film sull'architettura, ma soprattutto un film sul tempo, sulla memoria e sul difficile mestiere di essere padre e figlia. È stato presentato oggi alla XXI edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Special Screening, 'Fuksas - Da tutta la vita', il nuovo documentario di Elisa Fuksas, che trasforma il ritratto di uno dei più celebri architetti italiani contemporanei in un racconto profondamente autobiografico.
Al centro del film c'è Massimiliano Fuksas, padre della regista e protagonista assoluto della scena architettonica internazionale dagli anni Ottanta, autore di oltre seicento progetti realizzati in tutto il mondo, dalla Nuvola dell'Eur a Roma agli Archivi Nazionali di Francia, passando per aeroporti, centri congressi e complessi urbani in Europa, Asia e America. Ma il documentario sceglie una strada diversa da quella della classica biografia professionale.
Tutto parte da una domanda semplice: "Quanti anni sono che abbiamo iniziato a girare questo film?". La risposta di Massimiliano Fuksas alla figlia è immediata: "Da tutta la vita". È proprio da questa intuizione che prende forma un'opera che mescola archivio privato, materiali familiari e professionali, ricordi, filmati girati nel corso di decenni e riprese contemporanee. Un racconto nel quale il rapporto tra la regista e il protagonista si riflette continuamente e inevitabilmente in quello tra una figlia e suo padre.
Elisa Fuksas racconta di aver a lungo resistito all'idea di realizzare un film sul padre. "Per anni ho resistito a fare questo film, che non è una biografia ma il film di una vita", spiega la regista, convinta che fosse impossibile "trovare la giusta distanza" e trattare il padre "come un attore, al riparo dal mio sguardo corrotto dall'affetto e dalla tenerezza di figlia". La svolta arriva durante una convalescenza, quando riemergono centinaia di nastri girati negli anni Novanta e Duemila dalla madre, dal padre, dalla sorella e dalla stessa Elisa. A questi si aggiungono materiali ancora più lontani nel tempo, filmati dallo stesso Massimiliano Fuksas negli anni Settanta. Ed è quando si trova di fronte a quelle immagini che la regista comprende che il film che pensava di non voler fare lo stava in realtà costruendo da sempre: "Mi sono resa conto che il film che rifiutavo di fare era in realtà quello che stavo girando da quasi trent'anni. In pratica da tutta la vita".
L'architettura diventa così il linguaggio attraverso il quale si sviluppa il dialogo tra i due protagonisti. I cantieri, i progetti e i viaggi rappresentano il teatro di una relazione fatta di confronto, scontro, scoperta e invenzione reciproca. Il risultato è un'opera che non si limita a raccontare il celebre architetto, ma riflette sul modo in cui figli e genitori finiscono per costruirsi a vicenda attraverso la memoria, spesso imperfetta e frammentaria.
Tra materiali d'archivio personali e storici, immagini domestiche e scenari internazionali, il documentario si muove lungo una traiettoria in cui quotidianità e geopolitica, intimità e professione finiscono per intrecciarsi. Un flusso narrativo che trova nel montaggio di Natalie Cristiani e nelle musiche di Iosonouncane una dimensione quasi ipnotica, dove passato e presente convivono nello stesso spazio e il tempo sembra perdere la sua linearità.
Proprio la colonna sonora rappresenta uno degli elementi distintivi del film. Composta da Jacopo Incani, in arte Iosonouncane, si sviluppa attraverso 26 tracce che spaziano dall'elettronica ai timbri acustici, includendo anche la canzone 'La Forma sei tu/La Fine sei tu' e una reinterpretazione di 'Cuando calienta el sol'. Un lavoro concepito per dialogare con le immagini in modo autonomo, senza limitarsi ad accompagnarle.
Prodotto da Indiana Production e 7A, in collaborazione con Rai Cinema e Tenderstories, 'Fuksas - Da tutta la vita' è un documentario che racconta un grande architetto, ma che finisce per parlare a chiunque abbia provato, almeno una volta, a capire davvero i propri genitori.