Il regista di 'Jojo Rabbit' presenta 'Klara e il sole' con Jenna Ortega nei panni di un'Amica Artificiale, 'mia paura più grande? Che le persone perdano il lavoro nel cinema e in tutte le industrie creative'
L’intelligenza artificiale, la ricerca della perfezione e il significato dell’essere umani in un mondo sempre più connesso ma paradossalmente più solo. Sono questi alcuni dei temi affrontati dal premio Oscar Taika Waititi, regista di 'Klara e il sole', in occasione della presentazione alla Festa del Cinema di Roma. E se molti guardano con timore all’avanzata dell’Ia, il regista neozelandese individua altrove la vera minaccia. "Mi fanno sempre paura gli esseri umani, perché siamo così sciocchi', afferma senza mezzi termini nell'intervista all'Adnkronos. Dal 22 ottobre al cinema prodotto da Sony Pictures e distribuito da Eagle Pictures, il film tratto dal romanzo bestseller del Premio Nobel Kazuo Ishiguro racconta la storia di Klara (interpretata da Jenna Ortega, volto amato grazie alla serie 'Mercoledì' di Tim Burton), un'Amica Artificiale il cui unico desiderio è trovare la casa perfetta. Quando Klara incontra Josie (Mia Tharia), le due scoprono fin da subito una forte affinità e, sebbene la ragazza viva un rapporto conflittuale con la madre (Amy Adams) segnato da un grave lutto, lo stupore innocente e l'incrollabile lealtà di Klara inizieranno a sanare le ferite della famiglia, riportando la luce nel complicato mondo di Josie.
Per il regista di 'Jojo Rabbit', lo scenario apocalittico di macchine che conquistano il mondo è poco credibile. "Non penso che l'Ia prenderà il controllo e ci ucciderà tutti. Credo sia un’idea piuttosto fantasiosa. Noi ci consideriamo così importanti da pensare di poter rappresentare una minaccia per la tecnologia, ma in realtà non lo siamo". A preoccuparlo è piuttosto "il nostro ego" e il modo in cui l’umanità sta utilizzando gli strumenti che ha creato. Secondo il regista c’è infatti una grande contraddizione nel rapporto con l’intelligenza artificiale. "L’abbiamo sviluppata per migliorare la nostra vita e avere più tempo libero, ma stiamo facendo il contrario: lasciamo che sia l’Ia a creare l’arte mentre noi continuiamo a svolgere i lavori più superflui. Dovrebbe essere esattamente l’opposto. La tecnologia dovrebbe liberarci tempo per dedicarci alle cose creative e interessanti". Un ragionamento che si lega anche al tema centrale di 'Klara e il sole', film che riflette sul rapporto tra umanità e tecnologia. Per Waititi, infatti, il rischio maggiore è che l’Ia finisca per impoverire proprio i settori creativi. “La mia paura più grande è che le persone perdano il lavoro nel cinema e nelle industrie creative. Se l'Ia deve essere utilizzata, dovrebbe essere uno strumento per aiutare gli esseri umani a essere più creativi. Ma il lavoro devono continuare a farlo loro. Non si può semplicemente scrivere un comando e dire: 'Fammi un film'".
Nell'intervista, il regista fa una riflessione sui social network e la cultura della perfezione. Alla domanda se l’imperfezione sia diventata impopolare, la risposta è netta: "Sì, assolutamente. Sui social esiste questa idea di perfezione, ma è fatta di filtri e artifici. È un’immagine falsa che dice ai ragazzi e alle ragazze come dovrebbero apparire e comportarsi". Per Waititi il mondo contemporaneo "è sempre più incasinato". La soluzione? Recuperare il contatto diretto con gli altri. "Dovremmo smettere di ascoltare tutto questo rumore, posare i dispositivi e tornare semplicemente a stare insieme alle persone". Il regista ricorda con nostalgia gli anni precedenti agli smartphone, quando la vita era meno mediata dalla tecnologia: "Ho vissuto gran parte della mia esistenza senza smartphone e credo che quello sia stato probabilmente il periodo più felice della mia vita. Non penso sia una cattiva idea allontanarsi da queste cose e ricostruire le connessioni di cui abbiamo bisogno". Ma cosa significa oggi essere umani? "Per me dovrebbe significare essere soddisfatti di ciò che abbiamo, senza inseguire continuamente qualcosa che forse nemmeno esiste. Cerchiamo tutti la felicità, ma forse è semplicemente sentirsi appagati. Svegliarsi ed essere felici per il solo fatto di essere qui", conclude Waititi. (di Lucrezia Leombruni)