Nel cast del film di Prime Video, Corrado Guzzanti è il presidente del Consiglio e Pietro Sermonti il ministro dell'amore
"Ne 'Il ministero dell'amore' ci sono delle analogie con il governo attuale tra caos e paraculismo, che paga sempre". Così Pif, nell'intervista all'Adnkronos, parla del film che lo vede protagonista, 'Il ministero dell'amore', in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e dal 18 dicembre su Prime Video. Dagli autori della serie cult 'Boris' - Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo - arriva una storia che mescola amore e politica: "L'amore è anche politica, ha bisogno di dialogo e ascolto, tutte cose che oggi non sono particolarmente di moda", dicono all'Adnkronos gli autori. Al centro del film c'è Aldo (Pif): un brillante cronista parlamentare che passa le sue giornate nel caos della politica romana, ignaro che la vera crisi stia per esplodere dentro di lui. Nel suo mondo interiore, infatti, i sentimenti diventano una questione di Stato e un singolare Consiglio dei ministri governa ogni sua decisione attraverso decreti emotivi e leggi dell'anima.
Quando la storia d'amore con Claudia (Alessandra Mastronardi) inizia a vacillare, il 'Governo Aldo' precipita nella sua più grande crisi. A capo del governo interiore del protagonista c'è Corrado Guzzanti, presidente del Consiglio dall'accento sardo. "Mi sono ispirato a varie figure da prima Repubblica - dice Guzzanti all'Adnkronos - perché portiamo in scena un governo così vagamente di ispirazione democristiana che non combina assolutamente nulla insomma. Siamo tutti personaggi anche molto incompetenti ma sanno come si campa nella politica, come muoversi: lo scopo è restare vivi e basta". Il "governo Aldo" finisce così per assomigliare a molti governi reali. "Credo che lo faccia, ma non intenzionalmente", dice Guzzanti, mentre Sermonti ha "la sensazione, parlando dei governi occidentali, è che siano spesso frequentati da persone non brillanti. Da questo punto di vista le analogie sono piuttosto forti".
Nell'intervista, Guzzanti coglie anche l'occasione per riflettere sullo stato della satira contemporanea. "È cambiato talmente il mondo, tra social e propaganda, che fare satira non è diventato tanto difficile quanto un po' noioso. Per me, che vengo da un'altra scuola, ha perso parte del divertimento che aveva un tempo". Un tema affrontato anche dagli autori. "A volte la realtà supera qualsiasi satira. Come si fa a superare le frasi sulle gonne di Tajani? Per questo diventa più interessante andare in profondità e raccontare meccanismi eterni: il rimandare, il promettere senza mantenere, il vivere alla giornata". 'Il ministero dell'amore' mette anche in luce molte fragilità maschili contemporanee.
"L'uomo spesso non ama il conflitto", racconta Pif. "Fuori fa il maschio alfa, ma dentro casa cerca di evitarlo. Non ho mai incontrato un uomo che abbia detto spontaneamente a una donna: 'Dobbiamo parlare'". A fargli eco è Pietro Sermonti, che nel film interpreta il ministro dell'Amore. "La viltà e l'immaturità sono tratti piuttosto diffusi del maschio mediterraneo", scherza. "Siamo adolescenti molto più a lungo di quanto dovremmo". Se nel film il cuore di Aldo è attraversato da partiti, ministri e correnti in lotta tra loro, nella vita di Mastronardi a governare è invece "il partito del sabotaggio", ammette l'attrice con ironia all'Adnkronos.
E se davvero esistesse un ministero dell'Amore, quale sarebbe la sua prima emergenza? Sermonti non ha dubbi: "Portare nelle scuole una vera educazione ai sentimenti. Parlare con i ragazzi di rabbia, dubbi, emozioni. Non come una polizia morale, ma creando spazi di confronto. Mi sembra che ci sia una resistenza molto forte". Un compito reso ancora più urgente, osserva Guzzanti, dai social e dalla quantità di "materiali diseducativi e stimoli negativi" che raggiungono quotidianamente i più giovani. Mentre Mastronardi metterebbe in piedi "un partito del 'respira prima di parlare".
"La speranza di Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo è che il pubblico riscopra il legame tra vita quotidiana e politica. "La politica è molto più vicina a noi di quanto pensiamo. Non vive solo nei palazzi del potere, ma entra ogni giorno nelle nostre vite, nelle bollette che arrivano a casa, nelle scelte che ci riguardano direttamente. Forse - dicono - alla politica conviene che i cittadini non si interessino di politica. Noi, però, spesso reagiamo con più passione alla cessione di un calciatore che a uno spreco di denaro pubblico. E questo dovrebbe farci riflettere". (di Lucrezia Leombruni)