L'accusa: risultati "simbolo delle scelte fallimentari del vertice Rai". La replica: "Gli ascolti non sono l'unico metro di giudizio. Il principio valga per tutti".
Botta e risposta tra Usigrai e Unirai sui risultati Auditel di 'Filorosso' su Rai3 e di 'Patù' su Rai2. Martedì 'Filorosso' aveva ottenuto 342.000 spettatori con l'1.7% di share, nella prima parte, e 316.000 spettatori con il 2.2% di share, nella seconda parte. Ieri sera 'Patù – La Passione delle Idee' si è dovuto accontentare su Rai2 di 244.000 spettatori con l'1.3% di share, nella prima parte, e 135.000 spettatori con l’1.2% di share, nella seconda, complice un mercoledì televisivo particolarmente affollato che ieri ha visto in campo, oltre agli abituali 'Tale& Quale' su Rai1, 'Chi l'ha visto?' su Rai3, 'Una giornata particolare' su La7 ed 'È Sempre Cartabianca' su Rete4, anche il debutto del 'Tavolo di Che Tempo Che Fa' sul Nove, la presenza del concerto de Il Volo su Canale5, la partita di Champions League Manchester City-PSG su Tv8, nonché la partita Roma-Real Madrid sulle pay tv.
Per l'Esecutivo Usigrai 'Filorosso' è il "simbolo delle scelte fallimentari del vertice Rai". "Da dipendenti Rai - aggiunge Usigrai - soffriamo nel vedere trasmissioni come Patù su Rai2 che supera di poco l'1% di share o come Filorosso che non riesce a raggiungere nemmeno il 3. In questo caso un conduttore pagato oltre 300mila euro a stagione (cifra mai smentita e molto più alta del compenso dell'amministratore delegato della Rai) che nonostante i reiterati flop viene confermato in prima serata solo perché organico alla narrazione sovranista e filogovernativa imposta da questo vertice aziendale".
"Lo stesso vertice - prosegue l'Usigrai - che con una mano firma compensi a cinque zeri e con l'altra nega ai consiglieri di amministrazione Di Majo, Di Pietro e Natale di conoscere i compensi di conduttori e autori, impedendogli così di svolgere le loro funzioni di indirizzo e controllo. Una richiesta rimasta senza risposta anche nelle innumerevoli occasioni in cui ad avanzarla è stata Usigrai, per favorire la trasparenza nell'interesse dei cittadini che pagano il canone e dei dipendenti". "Il vertice Rai, nonostante il crollo degli ascolti della terza rete, può agire indisturbato senza nemmeno dover rendere conto alla Commissione parlamentare di Vigilanza. Ma prima o poi arriverà il conto dei danni causati e a pagarlo rischiamo di essere noi dipendenti", conclude l'Esecutivo Usigrai.
A stretto giro, arriva anche il commento dell'Unirai che replica all'Usigrai e invita alla cautela e a non giudicare i programmi dal solo indice d'ascolto. "Colpisce che l’Usigrai invochi la tutela dei dipendenti e del servizio pubblico per contestare programmi e conduttori sulla base degli ascolti, arrivando a parlare di 'danni' e 'fallimenti' prima ancora di una valutazione complessiva del loro valore editoriale", afferma Unirai in un comunicato.
"Gli ascolti - afferma l'Unirai - sono un indicatore importante, ma non possono diventare l’unico metro di giudizio per un servizio pubblico che ha il dovere di investire anche nell’approfondimento, nel confronto delle idee e nella qualità dell’informazione. Se la Rai dovesse inseguire esclusivamente il risultato immediato, rinuncerebbe proprio a una parte essenziale della propria missione. La storia della televisione insegna che non tutti i programmi trovano subito il proprio pubblico: alcuni hanno bisogno di tempo per costruire un’identità, fidelizzare gli spettatori e dimostrare il proprio valore".
"Lo stesso Usigrai - sottolinea Unirai - ha più volte rivendicato la necessità di tutelare programmi di approfondimento e d’inchiesta, come Report, e trasmissioni storiche come Caterpillar, richiamando il valore del servizio pubblico e la necessità di non ridurre ogni scelta a una logica puramente commerciale. Il principio, però, deve valere per tutti. La qualità di un programma si giudica attraverso i suoi contenuti, la correttezza dell’informazione, il pluralismo, la capacità di offrire chiavi di lettura della realtà e, naturalmente, anche i risultati di ascolto, valutati nel loro contesto. Unirai Figec - conclude la nota Unirai - difende una Rai capace di sperimentare, innovare e investire nell’approfondimento senza pregiudizi, né politici né sindacali".