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Una targa al Plaza in memoria di Enzo Tortora, lì dove fu arrestato

La figlia Gaia: "Non ci sarò, non mi piace ricordare il luogo dove è stato arrestato"

Enzo Tortora e la targa
Enzo Tortora e la targa
14 giugno 2024 | 16.13
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Una targa per ricordare una delle più celebri vittime di 'malagiustizia'. E' quella che il Comune di Roma ha deciso di apporre in memoria di Enzo Tortora sulla facciata dell'Hotel Plaza, in Largo San Carlo al Corso, dove il giornalista e presentatore tv venne arrestato nel 1983 sulla base di accuse poi rivelatesi infondate di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico nell'ambito di una maxi inchiesta tra Bolzano e Palermo. Lunedì mattina alle 10.30, quarantuno anni dopo, in quel luogo sarà ricordato il giornalista, scagionato in via definitiva dopo anni di detenzione.

"Non sarò alla cerimonia di intitolazione a mio padre della targa all'hotel Plaza, non mi piace ricordare il luogo dove è stato arrestato", dice all'Adnkronos Gaia Tortora, figlia del giornalista.

"C'è già una targa Rai, con la via - spiega - e c'è una bellissima biblioteca che è stata realizzata sotto l'amministrazione Veltroni e questo mi basta. Non ho nulla in contrario, non mi sono opposta a questa cosa, ma mettere un totem dove è stato arrestato, anche no; preferisco ricordare mio padre per altro. Non so se questa targa sia stata un'idea del Comune o se qualcuno l'abbia suggerita. Io comunque sarò fuori Italia e se pure fossi stata a Roma non sarei andata".

"La targa è una cosa bellissima, è un riconoscimento in quello che è diventato un luogo simbolico. Non dimentichiamo che Enzo esce da quell'albergo prestissimo la mattina, in manette, e già c'erano tutte le telecamere possibili e immaginabili. Fu un arresto che venne preannunciato - ricorda all'Adnkronos Giandomenico Caiazza, già presidente dell'Unione Camere Penali Italiane - Da lì iniziò la tragedia di Tortora, saldata con un'aggressione mediatica tutta a sostegno della procura di Napoli e senza precedenti. Purtroppo quello che è accaduto nel processo Tortora è qualcosa di tremendamente attuale. È stata solamente un'anticipazione chiarissima di una deriva che avrebbe preso il processo penale negli anni."

"La saldatura tra processo penale e informazione giudiziaria da un lato, e dall'altro proprio una manifestazione tracotante e veramente straordinaria di impunità del potere giudiziario - continua - perché se noi pensiamo che tutti i magistrati che si sono resi responsabili di quella assurdità di processo sono stati promossi con encomio ed è stato sostanzialmente impedito a Tortora di ottenere un risarcimento del danno, ci fa capire che è una parabola dell'oggi, non è un fatto di quarantuno anni fa. Perché certo, sarebbe molto bello se una targa ci tirasse fuori dai problemi della giustizia in Italia e naturalmente non credo che potrà accadere, però è un segno di sensibilità, di attenzione che fa ben sperare. Non sarà una targa a risolvere i problemi che quella vicenda ha anticipato e preconizzato e che sono attualissimi nel nostro Paese".

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