Julia Deck vince il Premio Lattes Grinzane 2026

Con il romanzo "Ann d’Inghilterra" (Adelphi, traduzione di Yasmina Melaouah

(La cerimonia di premiazione di Julia Deck - ufficio stampa Premio Lattes Grinzane)
(La cerimonia di premiazione di Julia Deck - ufficio stampa Premio Lattes Grinzane)
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17 ottobre 2026 | 18.49
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La scrittrice francese Julia Deck con il romanzo "Ann d’Inghilterra" (Adelphi, traduzione di Yasmina Melaouah) è la vincitrice della XVI edizione del Premio Lattes Grinzane, riconoscimento internazionale intitolato a Mario Lattes e organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri ed è dedicato ai migliori libri di narrativa pubblicati nell’ultimo anno. La proclamazione è avvenuta questa sera, sabato 17 ottobre, al Teatro Sociale 'Giorgio Busca' di Alba (Cuneo) e a decretare il libro vincitore sono stati i 400 studenti e studentesse delle giurie scolastiche, provenienti da 25 istituti (24 italiani e uno straniero, quest'anno francese, un liceo di Avignone), chiamati a leggere e valutare i cinque romanzi finalisti scelti dalla giuria tecnica presieduta da Loredana Lipperini: un percorso che pone le nuove generazioni al centro della vita del Premio e trasforma la lettura in un’occasione di confronto diretto con gli autori e con i grandi temi della contemporaneità.

Gli altri finalisti erano Mathias Enard con "Disertare" (e/o, traduzione di Yasmina Melaouah), Andrew Miller con "La terra d’inverno" (NNE, traduzione di Ada Arduini), Andrew Porter con "La vita immaginata" (Feltrinelli, traduzione di Ada Arduini) e Clara Usón con "Le belve" (Sellerio, traduzione di Silvia Sichel). La cerimonia ha avuto come altro protagonista Amitav Ghosh, scrittore indiano di fama internazionale, insignito del Premio Speciale Lattes Grinzane 2026. Nel corso dell’incontro al Teatro Sociale Busca, Ghosh ha tenuto una lectio magistralis dedicata al rapporto tra l’essere umano e la natura, messo in crisi dal colonialismo, dal capitalismo e dal progresso tecnologico, che hanno trasformato la Terra e i suoi elementi in semplici risorse da sfruttare, allontanando le persone dai luoghi in cui vivono. Il riconoscimento a Ghosh ha reso omaggio a una voce centrale della letteratura contemporanea, capace di attraversare epoche e geografie e di indagare, attraverso la narrativa, i rapporti tra società, storia e ambiente. "Mediante il cibo gli esseri umani si relazionano con l’ambiente circostante e con i luoghi in cui vivono", ha detto Ghosh, tracciando un parallelismo tra il tartufo bianco d'Alba e la noce moscata, che per secoli è stato considerato il prodotto alimentare più pregiato al mondo.

"Ann d’Inghilterra" di Julia Deck è un romanzo che esplora il complesso rapporto tra una figlia e sua madre, intrecciando autobiografia, memoria e finzione. Quando Julia trova la madre Ann colpita da un’emorragia cerebrale, è costretta ad affrontare decisioni difficili sul suo futuro. Questo evento la spinge a ripercorrere la vita di Ann: dalle umili origini in Inghilterra agli studi letterari, fino al trasferimento in Francia e alla conquista di una nuova identità. Ricostruendo la storia materna, Julia cerca di comprendere una donna amata profondamente, ma sempre rimasta misteriosa e distante. La ricerca diventa così un’indagine sulle origini, sull’identità e sulle contraddizioni dei legami familiari. Il romanzo riflette sull’impossibilità di conoscere davvero chi amiamo e sul potere della scrittura di ricomporre i frammenti della memoria, confondendo i confini tra realtà e finzione.

La giuria tecnica del Premio, che lo scorso aprile aveva indicato l’opera di Deck tra quelle finaliste, aveva motivato così la sua decisione: "Il libro si apre con un significativo esergo di Doris Lessing: 'Ho passato la vita alla ricerca', che suggerisce il metodo e la ragione che stanno alla base di un insolito romanzo che si muove sul confine che separa la finzione biografica dalla biografia. Per riferimenti precisi e facilmente verificabili l’io autodiegetico che racconta è riconducibile all’autrice, ma poi, in definitiva, anche l’io cosa sa davvero della propria storia, nel caso specifico della propria madre, delle ragioni della sua distanza, dei sentimenti ambivalenti che a dispetto di tutto hanno legato e che legano a lei? E poi, non è forse vero che ogni scrittura comporta un’alterazione del reale, così come la comporta la memoria, che deve constatare i vuoti, i fraintendimenti del passato, o la vita, ricca di omissioni, di domande che non si è avuto la lucidità o il coraggio di formulare? Nell’intrecciare le vicende, i sentimenti di due personaggi (Ann d’Inghilterra – un nome che è già un tributo di rispetto e un riconoscimento di dignità - e la di lei figlia divenuta scrittrice) Julia Deck propone coraggiosamente ai suoi lettori, abituati finora a ‘romanzi-romanzi’, il percorso di un’inchiesta privata, il tentativo di una comprensione tardiva, mentre mostra come la fragilità, la vecchiaia, la malattia – emarginate nella società consumistica e indifferente nella quale viviamo – possano rappresentare momenti nei quali le relazioni umane riacquistano senso, l’emozione prende il posto del pregiudizio e del risentimento, facendo riemergere con la tenerezza la necessità di ‘prendersi cura’ e il bisogno sia pure tardivo di capire".

A emergere dal racconto (che nel 2024 ha vinto in Francia il Prix Médicis, continuava la motivazione, "sono due straordinarie figure di donna in grado di battersi contro le difficoltà con una forza di volontà che le accomuna come un legame genetico, portando la prima a farsi spazio in un paese diverso da quello di origine, che la farà sempre sentire foreigner e stranger, inducendo la seconda a confrontarsi e mettere in discussione il proprio io mentre si batte contro la colpevole inerzia e inefficienza della sanità preposta agli anziani".

La sedicesima edizione del Premio Lattes Grinzane si è svolta per la prima volta senza la presenza di Caterina Bottari, moglie di Mario Lattes e fondatrice del riconoscimento, scomparsa il 2 agosto scorso all’età di 89 anni. A rappresentare la famiglia è stata la nipote Elena Bottari, nuova presidente della Fondazione Bottari Lattes, a cui è toccato il compito di ricordare la zia Caterina. "Vivere, per Caterina, era un verbo mastodonte. Riassumeva una sinfonia di azioni che rendevano questa parola sempre transitiva. Vivere una vita era vivere mille avventure, mille disgrazie, mille progetti con inusuale intensità. Caterina viveva come gli acrobati, senza rete. Vivere significava anche creare nuove vie all’espressione culturale, inaugurare nuovi spazi, nuove occasioni, nuove amicizie, tenere insieme il passato e il presente, agire perché il futuro fosse all’insegna dell’arte, del pluralismo, della condivisione”, ha detto Elena Bottari.

Nel corso della cerimonia sono intervenuti Valter Boggione, vicepresidente della Fondazione Bottari Lattes e coordinatore della giuria tecnica, ed è stato letto un messaggio del presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha lodato l'impegno culturale della Fondazione. Giuseppe Iannaccone, presidente del Centro per il libro e la lettura (Cepell), istituto autonomo del Ministero della Cultura, ha sottolineato il valore della lettura come strumento di dialogo e formazione, evidenziando l’importanza del coinvolgimento delle studentesse e degli studenti. La vicesindaca Caterina Pasini, assessora alla Cultura e al Turismo, ha portato i saluti dell'Amministrazione comunale di Alba, che ha sottolineato il radicamento territoriale del Premio, definito uno degli appuntamenti culturali più importanti della città.

Promosso dalla Fondazione Bottari Lattes dal 2010 in memoria dello scrittore, editore e artista Mario Lattes (1923-2001), il Premio celebra la narrativa contemporanea e conferma la propria vocazione internazionale, mettendo in dialogo letterature, culture e generazioni diverse. (di Paolo Martini)

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