Svezia, tasse ed euro non scaldano gli elettori, i partiti puntano su immigrazione e fertilità

A cento giorni dal voto per le politiche i temi economici restano ai margini del dibattito, spaventano criminalità e invecchiamento

Svezia, tasse ed euro non scaldano gli elettori, i partiti puntano su immigrazione e fertilità
31 maggio 2026 | 12.10
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A 100 giorni circa dalle elezioni politiche del 13 settembre nel dibattito politico svedese c'è un grande assente: le tasse. O meglio, il 'campo largo' di centrosinistra (con i socialdemocratici dati per probabili vincitori, assieme a Verdi e Sinistra) sta ragionando su come aumentare certi tipi di imposte - in particolare con il possibile ritorno della patrimoniale o l'aumento della corporate tax - ma anche su come semplificare il sistema per "ridurre l'evasione fiscale", come ha detto il candidato ministro delle finanze Mikael Damberg. "Lo Stato deve aumentare le sue entrate fiscali nei prossimi anni per far fronte a tutti gli impegni che ci attendono" ha aggiunto, ma nella Järvaveckan - una sorta di Leopolda del centrosinistra svedese che si conclude oggi - il tono della discussione è stato decisamente blando, come se fosse più un richiamo identitario per gli elettori del blocco che un'esigenza reale.

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Perché il modello fiscale svedese, soprattutto per quel che riguarda i redditi legati al mercato dei capitali, è decisamente semplice e soprattutto efficiente. Sembrano lontani i tempi in cui a Stoccolma patrimoni, redditi e rendite venivano 'puniti' con aliquote astronomiche. Dal 2007 la Svezia ha abolito le imposte sul patrimonio, dopo avere cancellato quelle su donazioni e successioni. Al suo posto è stato messo in piedi un sistema che invoglia i cittadini a partecipare al mercato azionario e obbligazionario, con risultati record in termini di partecipazione e creazione di benessere.

Dal punto di vista elettorale la difficoltà, per i socialdemocratici, è che questo modello - che in pratica ha trasformato ogni contribuente in un investitore - è stato plasmato da loro stessi con un inedito (per l'Italia) coinvolgimento e supporto dei sindacati alleati. Gli esecutivi di centrodestra vi hanno aggiunto qualcosa, ma da sinistra nessuno può attaccare il sistema come 'estraneo' o contrario agli interessi dei lavoratori.

Diverso il discorso per l'altro tema economico sul tavolo, l'euro. Fra le diverse forze politiche solo i Liberali si sono chiaramente espressi a favore dell'adesione alla moneta unica. I Democratici Svedesi, populisti e anti-europeisti in forte ascesa, sono decisamente contrari, mentre i Moderati del premier Ulf Kristersson restano alla finestra: la ministra delle Finanze Elisabeth Svantesson ha affermato che nel caso il suo partito resti al governo dopo il voto di settembre verrà creata al suo interno una commissione per valutare i pro e i contro dell'adesione all'euro. A mezza voce esponenti dei Moderati come il viceministro Niklas Wykman, responsabile per i mercati dei capitali, ammettono di non essere contrari per principio all'ingresso della Svezia nell'eurozona, ma preferiscono non calcare la mano, soprattutto in campagna elettorale.

L'ipotesi era stata già bocciata in un referendum ad hoc nel 2003 (solo 42% i favorevoli all'adesione) e i sondaggi più recenti mostrano una 'freddezza' ancora più elevata (appena il 32% di sì all'euro). In questo contesto pre-elettorale pochi leader osano spendersi nettamente su un tema così divisivo. Nella Svenskt Näringsliv, la Confindustria svedese, si professa equidistanza ma è evidente che gli imprenditori preferirebbero cogliere le opportunità offerte dalla moneta unica. "La verità - spiegano fonti dell'associazione - è che non si potrà prendere una decisione finché i socialdemocratici non avranno deciso che posizione avere. E al momento sono ancora spaccati". Anche a sinistra, insomma, i benefici certificati da studi e analisi non riscono a infrangere il muro di vetro della diffidenza ancora diffusa nell'elettorato. E allora - pur di non fornire facili argomenti all'opposizione populista - si preferisce rimandare il momento delle scelte.

Così, a tre mesi dal voto, anche a Stoccolma l'economia non scalda gli elettori: visto l'accordo piò o meno trasversale sull'impegno nelle forniture militari all'Ucraina (di 3 giorni fa l'ultimo maxi-pacchetto di aiuti e vendita di caccia Gripen) i temi più sentiti restano quindi l'immigrazione, con relativi e crescenti problemi di criminalità, e il basso tasso di fertilità, sceso al minimo storico (ma sempre più alto dell'Italia). E se sul primo punto l'esecutivo si è mosso per abbassare a 13 anni l'eta minima per la punibilità sul secondo il governo di centrodestra punta a stimolare la procreazione medicalmente assistita, offrendo addirittura incentivi per chi puntasse a gravidanze multiple.

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