Il film con Michele Riondino, Valerio Mastandrea, Valentina Lodovini e Leonardo Lidi arriva nelle sale dal 26 novembre con Vision Distribution
Accettare che le cose finiscano, fare pace con i propri fallimenti e imparare a lasciar andare. È il cuore di 'È andata così', il nuovo film di Gianni Zanasi, presentato alla Festa del Cinema di Roma, una commedia agrodolce che usa la leggerezza per parlare di questioni profonde e universali. Al centro della storia c'è Cecilia, costretta a convivere in un casolare isolato con i tre uomini più importanti della sua vita, in un intreccio di relazioni passate, occasioni mancate e legami che sembrano impossibili da interrompere. Per Valentina Lodovini, il film racconta con grande lucidità il presente, affrontando temi come la fragilità delle nuove generazioni e il peso dei fallimenti personali. "C'è il fallimento di ognuno dei nostri personaggi adulti, un fallimento a cui non puoi andare dietro ma dal quale non puoi nemmeno lasciarti andare", osserva l'attrice nell'intervista all'Adnkronos, sottolineando come i protagonisti siano costretti ogni giorno a rialzarsi e continuare nonostante le sconfitte. Secondo Lodovini, Cecilia è il simbolo di una difficoltà molto contemporanea: restare intrappolati nel passato. "Professionalmente tenta di fare qualcosa e il passato glielo impedisce. Non ha una relazione nel presente, è fagocitata dalle relazioni del passato", spiega. Un blocco che accomuna molte persone e dal quale liberarsi è tutt'altro che semplice. "Succede spesso di rimanere intrappolati nel passato. Sarebbe da fare, ma non è facile".
Proprio l'incapacità di lasciar andare è uno dei temi che emergono con più forza dal film. Un aspetto che richiama inevitabilmente anche certi fenomeni della contemporaneità. Per Valerio Mastandrea, però, il film non nasce come una riflessione a tesi. "Non è un film a tesi, è un film come quelli di Gianni che rovescia sul tavolo una serie di cose e poi siamo noi a doverle elaborare", spiega l'attore. Più che parlare dell'incapacità di accettare una fine, per Mastandrea il racconto si concentra "sulla solitudine e sulla paura", all'interno di una storia d'amore "invadente, incoerente ma anche molto salvifica". Anche Michele Riondino insiste sulla natura corale dell'opera e sul metodo di lavoro di Zanasi, basato sulla continua evoluzione del materiale durante le riprese. "Molte scene e molte dinamiche sono state sviluppate in corso d'opera", racconta. "Alcune sono state riscritte e rigirate. È una forma di cinema molto particolare e molto interessante". Nel film, però, non c'è soltanto il tema della perdita. C'è anche quello della comunità come risposta alle difficoltà individuali. Una lettura evidenziata da Leonardo Lidi, che individua nel racconto un percorso che va dalla solitudine alla condivisione. "C'è una persona che all'inizio lancia un grido d'aiuto e la risposta arriva dalla collettività, dal fatto di stare insieme", spiega. "Forse la cosa bella che raccontano i film di Gianni è proprio questa: stare insieme è sempre meglio".
A rendere ancora più originale 'È andata così' è il tono leggero con cui affronta questioni esistenziali tutt'altro che leggere. Un elemento che per il cast è stato centrale anche durante la lavorazione. "La leggerezza forse oggi è più necessaria di prima", osserva Mastandrea. Riondino aggiunge: "Non ci si prepara alla leggerezza. La riconosci quando la vivi. E quando la abiti ti accorgi che è ancora possibile". In fondo è proprio questo il messaggio del film: imparare a convivere con ciò che non è andato come speravamo, senza trasformarlo in una condanna. Un percorso difficile, come racconta Lodovini, perché significa liberarsi dalla ricerca continua di approvazione e giudizio. Ma quando ci si riesce, anche solo per un attimo, si trova una forma di pace. "Una volta che arrivi davvero a dire 'è andata così', c'è un grande sollievo", conclude l'attrice. "È difficile, si fanno passi avanti e passi indietro, ma quando lo sperimenti hai voglia di tornarci".