L'appello del Pontefice con il patriarca ecumenico Bartolomeo: "Stop alla tragedia della guerra"
Il Papa, nel terzo giorno in Turchia, ha visitato la Moschea Blu di Istanbul. Leone XIV è stato accolto e accompagnato dal presidente per gli Affari religiosi della Turchia.
Il Pontefice, entrando nella Moschea Blu, si è tolto le scarpe come fecero anche il predecessore Francesco e altri papi.
“Il Papa ha vissuto la visita alla Moschea in silenzio, in spirito di raccoglimento e in ascolto, con profondo rispetto del luogo e della fede di quanti si raccolgono lì in preghiera", sottolinea la Sala Stampa della Santa Sede.
La Moschea è particolare per le 21.043 piastrelle di ceramica turchese inserite nelle pareti e nella cupola, all’interno ha un altissimo soffitto illuminato da 260 finestre. È in questo luogo che Papa Leone ha compiuto la prima tappa della sua terza giornata in Turchia.
La tappa di Papa Leone alla Moschea Sultan Ahmed segue quella di Francesco nel 2014 avvenuta proprio nello stesso giorno. Prima ancora fu Papa Benedetto XVI nel 2006 ad entrare nel luogo di culto musulmano.
E' un accorato appello alla pace quello che Papa Leone e il patriarca ecumenico Bartolomeo hanno lanciato in una dichiarazione congiunta diretta ai potenti del mondo: "Ci appelliamo a coloro che hanno responsabilità civili e politiche affinché facciano tutto il possibile per garantire che la tragedia della guerra cessi immediatamente, e chiediamo a tutte le persone di buona volontà di sostenere la nostra supplica". "In particolare,- si legge nella dichiarazione congiunta - rifiutiamo qualsiasi uso della religione e del nome di Dio per giustificare la violenza. Crediamo che un autentico dialogo interreligioso, lungi dall'essere causa di sincretismo e confusione, sia essenziale per la convivenza di popoli appartenenti a tradizioni e culture diverse. Memori del 60esimo anniversario della dichiarazione Nostra Aetate, esortiamo tutti gli uomini e le donne di buona volontà a lavorare insieme per costruire un mondo più giusto e solidale e a prendersi cura del creato, che Dio ci ha affidato. Solo così la famiglia umana potrà superare l'indifferenza, il desiderio di dominio, l'avidità di profitto e la xenofobia". "Pur essendo profondamente allarmati dall'attuale situazione internazionale, noi non perdiamo la speranza. Dio non abbandonerà l'umanità" si legge nel documento.
Nella dichiarazione congiunta si esprime l'auspicio che ci sia una data comune a tutti i cristiani per celebrare la Pasqua. "Tra le sue decisioni, - si legge nella dichiarazione - il Primo Concilio di Nicea fornì anche i criteri per determinare la data della Pasqua, comune a tutti i cristiani. Siamo grati alla divina Provvidenza che quest'anno l'intero mondo cristiano abbia celebrato la Pasqua nello stesso giorno. È nostro comune desiderio proseguire il processo di esplorazione di una possibile soluzione per celebrare insieme la Festa delle Feste ogni anno. Speriamo e preghiamo che tutti i cristiani, "con ogni sapienza e intelligenza spirituale, si impegnino nel processo volto a giungere a una celebrazione comune della gloriosa Risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo".
Incontro tra Chiese a Gerusalemme nel 2033 per il Giubileo della Redenzione. Come riferisce la Sala stampa del Vaticano, il Papa -
Nel suo intervento a conclusione dell’incontro privato di questa mattina nella chiesa di Mor Ephrem con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane il Pontefice ha invitato a un incontro tra le Chiese a Gerusalemme per il 2033 per il Giubileo della Redenzione. "Ha invitato a percorrere insieme il viaggio spirituale che conduce al Giubileo della Redenzione, nel 2033, nella prospettiva di un ritorno a Gerusalemme, nel cenacolo, luogo dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli, dove lavò loro i piedi, e luogo della Pentecoste, un viaggio che porti alla piena unità, citando il suo motto episcopale: ‘In Illo Uno Unum’”.
Il Papa, nel suo intervento, "dopo aver ringraziato tutti i presenti, è tornato sul valore del Concilio di Nicea e della celebrazione di ieri, il cui centro era il Vangelo dell’Incarnazione. Ha chiesto e assicurato la preghiera perché si generino nuovi incontri e momenti come quello vissuto, anche con quelle Chiese che non sono potute essere presenti, ha richiamato il primato dell’evangelizzazione e dell’annuncio del kerygma e ricordato come la divisione tra i cristiani sia un ostacolo alla loro testimonianza”. A Nicea ieri per il 1700esimo anniversario del Concilio erano presenti i vari capi di Chiese, ma mancava il leader della più grande Chiesa ortodossa, il patriarca russo Kirill.
"Siamo incoraggiati nel nostro impegno a ricercare il ripristino della piena comunione tra tutti i cristiani , compito che intraprendiamo con l'aiuto di Dio" ha detto il Papa al patriarca ecumenico Bartolomeo in occasione della Doxologia nella Chiesa Patriarcale di San Giorgio a Istanbul. "Entrando in questa Chiesa - ha detto Prevost - ho provato una grande emozione, consapevole di seguire le orme di Papa Paolo VI, Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI e Papa Francesco. Sono anche consapevole che Vostra Santità ha avuto l'opportunità di incontrare personalmente i miei venerati Predecessori e di sviluppare con loro un’amicizia sincera e fraterna, basata sulla fede condivisa e su una visione comune di molte delle principali sfide che la Chiesa e il mondo devono affrontare". "Sono certo che questo incontro contribuirà anche a rafforzare i legami della nostra amicizia, che hanno già iniziato ad approfondirsi quando ci siamo visti, per la prima volta, all’inizio del mio Ministero come Vescovo di Roma, specialmente durante la solenne celebrazione della santa Eucaristia, alla quale Vostra Santità ha avuto la gentilezza di essere presente", le parole del Papa.
"La accogliamo come fratello rinnovando la promessa di lavorare insieme per la pace e la riconciliazione del mondo" ha sottolineato il patriarca ecumenico Bartolomeo nell'incontro di preghiera col Papa in corso a Istanbul. "Questo viaggio - ha osservato ancora ricordando la promessa di Francesco di recarsi in Turchia per il 1700esimo anniversario del Concilio di Nicea - sarà una benedizione per il suo papato. L’unità dei cristiani è più che mai necessaria".