
Legale Ospedale Israelitico: "Gestori riportino gli arredi"
Dopo un contenzioso giudiziario durato 8 anni si è arrivati alla data ufficiale dello sfratto per i gestori dell’Antico Caffè Greco, in via dei Condotti a Roma, previsto per domani. Un locale su cui già nel 1953 l’allora ministro dell’Istruzione Antonio Segni pose il vincolo storico-culturale e su cui da anni si combatte nelle aule giudiziarie una battaglia fra i gestori, Flavia Iozzi e il marito Carlo Pellegrini, e l’ospedale israelitico, proprietario dello storico locale, fondato nel 1760 e frequentato fra gli altri da Baudelaire, Nietzsche, Giacomo Leopardi e Gabriele D’Annunzio.
Sul caso la Cassazione si era espressa nel luglio 2024 con una sentenza che ha reso definitivo lo sfratto, dando quindi ragione all’Ospedale Israelitico e riconoscendogli il diritto a rientrare in possesso dei locali, il cui contratto di locazione è scaduto dal 2017. Una sentenza “un po’ pilatesca – sottolinea all’Adnkronos Pellegrini – perché da un lato dice che non si può impedire al locatore di intimare lo sfratto ma dice anche che il ‘Caffè Greco’ deve stare lì dove sta, per il vincolo storico-culturale”. “Abbiamo fatto un’offerta di affitto annuale più alta di quanto previsto dal loro piano di risanamento ma l’hanno rifiutata” spiega il gestore. E a poche ore dall’arrivo dell’ufficiale giudiziario che eseguirà lo sfratto, avverte: “Ci faremo trovare con i nostri avvocati, certamente, dopo 8 anni che combattiamo questa battaglia, la vicenda non si chiuderà domani”.
Ora però nell’annosa ‘querelle’ sono entrati anche i preziosi mobili e quadri che da sempre sono all’interno del ‘Caffè Greco’ e sono anche questi sottoposti al vincolo. “Per questioni legate alla sicurezza dell’impianto elettrico li abbiamo spostati temporaneamente e comunque quadri e mobili sono nostri, li abbiamo comprati”. Sul fronte opposto l’avvocato Ugo Limentani, che insieme con i colleghi, avvocato Enzo Ottolenghi, Pasquale Frisina e il professor Alberto Gambino ha assistito l’ospedale israelitico nella lunga battaglia giudiziaria. “I gestori hanno portato via lo storico arredo del Caffè Greco adducendo motivi di salvaguardia ma c’è un vincolo di inamovibilità su mobili e quadri, quindi devono essere restituiti alla loro sede” avverte. “L’intero Caffè Greco fu sottoposto a vincolo come bene di particolare importanza storico-culturale nel 1953, insieme a licenza e mobili, che quindi non possono essere asportati per vincolo di legge. In tutti questi anni abbiamo chiesto ai gestori di esibire i titoli di proprietà. Ad ogni modo – evidenzia Limentani – qualora anche siano loro gli effettivi proprietari, gli arredi devono tornare alla loro storica sede, e poi i gestori saranno indennizzati”. Anche con il probabile arrivo dell’ufficiale giudiziario domani, il caso non sembra quindi destinato a chiudersi in tempi brevi. “Magari ci sposteremo temporaneamente da un’altra parte, comunque questa storia non finisce domani. Il rischio semmai – avverte Pellegrini – è che ognuna delle parti metta il proprio veto e il locale resti chiuso ancora molto tempo”.
In difesa degli gestori interviene Domenico Gramazio, già parlamentare, che sollecita un intervento della politica. "L’Ospedale israelitico preferisce affondare piuttosto che accettare un’offerta che lo salverebbe, pur di cacciare l’Antico Caffè Greco, da oltre 270 anni cuore culturale e cosmopolita di Roma, sopravvissuto a guerre napoleoniche, all’Unità d’Italia e a due conflitti mondiali. Dovrà davvero spegnersi per una mera speculazione immobiliare? Ad opera di qualche soggetto che agisce dietro le quinte? Il Caffè Greco ha infatti offerto un affitto addirittura più alto di quello previsto nel piano di risanamento dell’Ospedale Israelitico. Eppure l’Ospedale l’ha respinta: segno che la priorità non è salvare l'importante struttura sanitaria romana, ma liberare lo spazio per l’ennesima speculazione, l'ennesima boutique del lusso - aggiunge - Il governo, con la recentissima legge 219/2024, e ministero della Cultura hanno fatto di tutto per tutelare le attività commerciali storiche, riconoscendo il Caffè Greco come bene culturale unitario, e quindi intoccabile. Ma di fronte all'Ospedale israelitico, che se ne infischia persino del risanamento delle proprie strutture sanitarie, urge un intervento della politica che riconduca l'Ospedale israelitico alla ragione" conclude Gramazio.