Tremate tremate le cornacchie son tornate: Ostia choc, madre e figlia aggredite dagli uccelli

Le due malcapitate stavano passeggiando in pineta

Tremate tremate le cornacchie son tornate: Ostia choc, madre e figlia aggredite dagli uccelli
25 maggio 2026 | 18.48
LETTURA: 5 minuti

Assalite all’improvviso da alcune cornacchie che con i loro artigli le hanno ferite alla testa. È l’incubo che nessuno vorrebbe mai vivere e che invece una madre e una figlia hanno vissuto lunedì all’ora di pranzo.

CTA

Siamo nella pineta di Ostia. Sono passate da poco le 13,45. Le due malcapitate stavano passeggiando nell’area verde alle spalle dell’abitato, nella zona di via dei Promontori, ignare di quello che da lì a poco gli sarebbe accaduto.

Il loro sguardo è stato catturato da un piccolo esemplare di uccello fermo sullo sterrato. Si trattava di una piccola cornacchia, probabilmente era caduta dal nido, forse era ferita. “Si muoveva – racconta una delle donne – Ma non riusciva a rialzarsi, a spiccare nuovamente il volo”.

Così hanno provato a chiamare la Lipu (Lega Italiana protezione Uccelli) per chiedere aiuto e per vedere se riuscivano a portare l’animale nella loro sede e farlo curare. Ma proprio in quel momento dal nulla sono piombate in picchiata su di loro due grandi cornacchie. “Erano aggressive – racconta ancora la figlia – Ci hanno attaccato alla testa con i loro artigli e con il becco causandoci delle ferite”. Le donne hanno urlato e poi sono corse vie nel tentativo di scappare. Ma le cornacchie, probabilmente i genitori del piccolo, hanno continuato a inseguirle. Madre e figlia si sono “salvate” riuscendo a raggiungere la loro macchina e a ripararsi dentro il veicolo.

“Gli uccelli attaccano così quando devono difendere nei nidi, i loro cuccioli” ipotizza Carla Rocchi, presidente dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione animali) che poi spiega: “La regola principale, che noi diamo sempre, è di non toccare i cuccioli perché altrimenti i genitori attaccano e poi se sentono un odore diverso sui cuccioli li abbandonano”.

Anche la Lipu interviene sul caso per fare ''chiarezza e disinnescare allarmismi'', contestualizzando i comportamenti degli animali e fornendo suggerimenti utili a una pacifica coesistenza. ''Quello che viene comunemente percepito come un 'attacco' è in realtà un comportamento di stretta difesa della prole, legato a precise fasi del ciclo riproduttivo - sottolinea all'Adnkronos Marco Dinetti, responsabile Ecologia Urbana Lipu - Nel caso della Cornacchia grigia, questo atteggiamento protettivo può manifestarsi, in alcuni casi, già durante la cova e nel periodo di permanenza dei nidiacei nel nido, quindi ancor prima della loro dispersione. Successivamente, tra la tarda primavera e l'inizio dell'estate (maggio-giugno), subentra la delicata fase di involo, comune anche ad altre specie come il Gabbiano reale: i giovani lasciano il nido pur non essendo ancora provetti volatori, trascorrendo alcuni giorni a terra o sui rami bassi, costantemente vigilati e nutriti dai genitori. In questi frangenti, se un essere umano o un animale domestico si avvicina troppo al nido o al piccolo, anche se mosso dalle migliori intenzioni di soccorso, i genitori possono percepire la presenza come una minaccia diretta e attivare strategie di dissuasione per allontanare l'intruso''.

La Lipu ci tiene a rassicurare i ''cittadini sulla natura strettamente transitoria di questi comportamenti'' spiegando che ''non si tratta di una ritrovata aggressività della specie, bensì di una reazione temporanea legata esclusivamente a un periodo limitato della vita degli uccelli''. ''Questi atteggiamenti di protezione scompaiono spontaneamente con il progredire della primavera e l’avanzare dell'estate, non appena i giovani completano lo sviluppo delle penne remiganti, imparano a volare con destrezza e diventano totalmente indipendenti dai genitori (solitamente nel giro di due o tre settimane dall'involo) - aggiunge la Lipu - In generale, inoltre, queste azioni raramente sfociano in aggressioni vere e proprie nei confronti degli esseri umani''. La Lipu desidera inoltre ridimensionare la portata di questi eventi attraverso i dati dei centri di recupero. ''I casi di ferite dirette causate dal becco o dagli artigli sono estremamente rari - dice la Lipu - La tattica della cornacchia è principalmente psicologica: compie parate aeree ravvicinate (i cosiddetti finti attacchi o dive-bombing) accompagnate da forti vocalizzazioni per spaventare il potenziale predatore. Le statistiche evidenziano che la stragrande maggioranza delle persone che ricorrono a cure mediche non ha subito lesioni dall'uccello, ma è caduta a terra a causa dello spavento provocato dal volo ravvicinato''.

Per evitare incidenti e garantire la sicurezza sia dei cittadini che della fauna urbana, la Lipu raccomanda di seguire poche e semplici regole. ''Non toccare i piccoli sani - sottolinea la Lipu - Se il nidiaceo è a terra, coperto di penne, non è ferito ed è in un luogo sicuro (es. un'area verde), non va assolutamente raccolto. I genitori sono sicuramente vicini e stanno badando a lui. Spostarlo significa sottrarlo alle cure parentali. Mantenere le distanze e allontanarsi: se si avverte un forte gracidare d'allarme, significa che ci si trova troppo vicini a un nido o a un giovane. È sufficiente allontanarsi di pochi metri con calma, senza correre o agitarsi scompostamente. Nelle aree urbane e nei parchi è fondamentale tenere i cani al guinzaglio. La loro naturale curiosità viene vista dalle cornacchie come una minaccia letale per i pulcini, innescando reazioni difensive molto più accese. Qualora il passaggio in una determinata area sotto sorveglianza fosse inevitabile, è possibile schermarsi semplicemente aprendo un ombrello (possibilmente colorato) o indossando un caschetto protettivo (Dpi), oppure sollevando una borsa o una giacca sopra la testa per neutralizzare i voli radenti''.

''Nei rari casi in cui si registrano comportamenti aggressivi persistenti, o del tutto slegati dal periodo riproduttivo, la causa è quasi sempre da ricercarsi nell'interferenza umana - spiega la Lipu - Si tratta spesso di animali imprintati, ovvero sottratti alla natura da piccoli e allevati erroneamente in cattività da privati prima di essere liberati o fuggire. Questi esemplari non riconoscono più l'uomo come un pericolo ma come un proprio simile o un distributore di cibo. Avendo perso la naturale diffidenza, sviluppano anomalie comportamentali che possono sfociare in atteggiamenti insistenti, territoriali o di sfida diretta verso le persone, valutando talvolta anche la possibilità di attaccare l'uomo poiché non ne hanno più timore''.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza