Annunci falsi e truffe crypto potenziate dai deepfake, arriva l’Ai Act: basterà un’etichetta a proteggerci?

Una giungla digitale, resa ancora più fitta dall’intelligenza artificiale, che però l’Ai Act potrebbe aiutare a sfoltire

(IPA/Fotogramma)
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29 luglio 2026 | 12.50
Alessandro Pulcini
LETTURA: 3 minuti

Vi sarà capitato più volte di trovare online post con noti personaggi pubblici (da Milena Gabanelli a Enrico Mentana, fino a Mario Draghi) che raccontano di un metodo 'osteggiato' dai potenti per fare soldi facili, di solito attraverso criptovalute. Messaggi palesemente falsi, creati con l'Ai, che popolano i social con l'obiettivo di ingannare gli utenti, riuscendoci grazie a contenuti sempre più sofisticati, come i video deepfake. Una giungla digitale, resa ancora più fitta dall’intelligenza artificiale, che però l’Ai Act potrebbe aiutare a sfoltire. A partire dal 2 agosto entreranno in vigore le regole di una delle norme più attese del regolamento europeo sull'intelligenza artificiale: l'articolo 50.

Ogni volta che interagiremo con un contenuto generato o significativamente alterato da un'Ai dovremo esserne informati in modo chiaro e inequivocabile. "Quando interagiamo con un'intelligenza artificiale, un chatbot, oppure quando interagiamo con dei contenuti che siano stati generati dall'intelligenza artificiale, dobbiamo esserne informati", spiega Ernesto Belisario, avvocato esperto di diritto delle tecnologie. Per chi viola le disposizioni previste sono previste multe fino a 15 milioni di euro o fino al 3% del fatturato mondiale dell'esercizio precedente, nel caso delle imprese che incassano di più.

Questo significa che immagini, video e testi creati artificialmente dovranno essere accompagnati da etichette e marcature ben visibili anche alle macchine. Una misura utile per smascherare i deepfake e dare agli utenti uno strumento in più per valutare l'affidabilità di ciò che vedono online.

La portata del cambiamento può essere rilevante, considerando la pervasività di contenuti pubblicitari artificiali e spesso poco trasparenti, destinati a crescere. In Italia la Consob in sei mesi ha chiuso 235 portali internet illegali; dei 1.793 oscurati dal 2019, 233 riguardavano criptovalute. Secondo un report di febbraio del Gen Threat labs di Gen digital, la multinazionale proprietaria di antivirus come Norton e Avast, l'abbinamento di annunci truffaldini con deepfake generati con l’intelligenza artificiale e temi di attualità è frequente nelle truffe sugli investimenti e sulle criptovalute.

Che siano crypto o no, gli annunci trappola sono ovunque. In un’analisi durata appena 23 giorni, i ricercatori Genlab hanno scoperto che su 14,5 milioni di annunci pubblicati su piattaforme Meta in tutta l'UE e nel Regno Unito quasi un terzo rimandava a un link fraudolenti, di phishing o malware. Solo 10 inserzionisti erano responsabili di oltre il 56% di tutti gli annunci fraudolenti osservati. La scorsa primavera Meta ha annunciato di aver lanciato protezioni anti-truffa su WhatsApp, Facebook e Messenger.

Secondo l’analisi anche i siti web più affidabili possono inconsapevolmente mostrare annunci dannosi, poiché questi vengono distribuiti attraverso complesse catene di fornitura automatizzate. L'effetto è che la pubblicità dannosa è diventata un modo rapido ed efficiente per truffare e ingannare le persone, una delle minacce più comuni per gli utenti, secondo la ricerca.

Cosa succederà con l’avvento dell’Ai Act? Se da un lato la norma promette di fare chiarezza, dall'altro solleva un interrogativo cruciale: basterà un'etichetta a proteggerci? Belisario è scettico. Il rischio, secondo l'avvocato, è che la semplice etichettatura non sia sufficiente se non accompagnata da una vera e propria educazione digitale dei cittadini. “Facciamo l’esempio dei cookie. Oggi lei va sul sito, le compare il famoso banner e lei, molto spesso, accetta tutto senza leggere”. Insomma, una trasparenza imposta per legge, se non supportata da una reale consapevolezza dell'utente, rischia di diventare un mero adempimento burocratico, privo di efficacia. Inoltre, quello degli annunci fake ormai quasi sempre potenziati dall’Ai è un fenomeno economico gigantesco: secondo Juniper Research solo le ad fraudolente valgono 4 miliardi di euro l’anno per le piattaforme social in Europa.

Le etichette toglieranno alle ‘scam ads’ la potenza di fuoco dell’Ai? Con l'entrata in vigore delle nuove regole, chiunque potrà segnalare la loro mancanza alle autorità competenti, che in Italia saranno l'AgID e l'Acn, ricorda Belisario. Esistono già oggi dei "detector" in grado di stabilire con un buon grado di probabilità se un testo o un'immagine siano stati creati artificialmente, strumenti che potranno essere usati per supportare le segnalazioni. Se da un lato andrà garantita l'applicazione delle regole; dall'altro bisognerà farle capire. Perché senza cittadini consapevoli, anche la più trasparente delle etichette rischia di essere solo un'altra casella da cliccare senza pensarci.

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