Droni, bunker e vite sospese in Ucraina: il racconto dal fronte di Vadym Vietrov

La testimonianza all'AdnKronos del local producer di guerra sulla sua esperienza diretta in prima linea

 - Fotografia di Vadym Vietrov
- Fotografia di Vadym Vietrov
29 agosto 2025 | 16.53
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“La morte dei civili è sempre inaccettabile”. Vadym Vietrov vive a Dnipro. Da tre anni è local producer di guerra, accompagna i giornalisti al fronte ucraino e ha rapporti costanti con i comandanti delle brigate. Con alcuni di loro ha parlato anche all’indomani dell’ultimo bombardamento di Mosca contro Kiev, 23 vittime accertate di cui 4 bambini. “Me lo ripetono sempre -racconta all'Adnkronos-. Quando muore un soldato lo accetti. Quando muoiono dei civili no, non puoi mai farlo”.

Qualche settimana fa Vadym ha conosciuto Giulio T, detto Cesare, perché tutti i militari hanno un soprannome. E' al comando dei piloti dei droni d’attacco volanti pesanti, esacotteri utilizzati dalle forze armate ucraine per la consegna di munizioni e attacchi notturni. I due si sono incontrati a Pokrovs’k, tra Dnipro e Donetsk, nell'Ucraina orientale, dove si combatte ogni giorno: “Mi ha confidato che spesso arrivano soldati molto giovani e bisogna addestrarli in breve tempo. Utilizzando poche parole, senza preamboli. Noi in verità sogniamo ogni giorno che la guerra finisca, ci sentiamo responsabili per la loro vita ma restano pur sempre dei soldati. La loro morte ti addolora, vanno onorati ma bisogna comprenderlo. Questo però non dovrebbe mai accadere tra i civili, anche in un conflitto".

Da una delle tasche di Vadym spunta fuori un peluche bianco: "E' un piccolo capricorno di mia figlia Vera, lo porto sempre con me dall'inizio della guerra". Prima del conflitto lavorava come architetto e designer e conosce bene l'area di Kiev rimasta distrutta dall'ultima offensiva russa: "Via Boryspilska e via Kharkivska sono zone residenziali, dove infatti sono state trovate la maggior parte delle vittime. Anche la via Zhylyanska è stata colpita, che però è una sorta di business center”. Quelli che invece il comandante 'Cesare' conosce a menadito sono i suoi droni, denominati 'Vampire'. A Vadym ha raccontato tutto. Possiedono otto eliche e termocamera, capaci di trasportare un carico fino a 20 kg a una distanza di 10 chilometri. I russi li hanno soprannominati 'Baba Yaga', che in italiano si traduce in 'strega': restano sospesi in aria a lungo e colpiscono con precisione anche al buio.

Soprannomi ai droni. Soprannomi anche per i soldati e per i piloti. Nella sua attività di local producer, Vietrov ha trascorso alcuni giorni con i sergenti della 25esima brigata aviotrasportata: “C'è un pilota giovanissimo, lo chiamano 'Galileo' perché sa guidare i droni anche quando è buio totale. E guardando il cielo riesce a dirti anche che ore sono”. Un altro militare ha scritto sul petto 'Opera': "E' un cantante lirico, l'ho sentito cantare 'O Sole Mio', è davvero bravo" continua Vadym. E poi c'è Lambada: “Lo prendono in giro ma solo perché ha una gamba più corta di circa 5 centimetri”.

Il tempo per scherzare non manca, anche al fronte. Tempo per avere paura, invece, non ce n’è. Vadym Vietrov conosce bene l’italiano, lo ha imparato a Macerata, dove ha frequentato l’università. E all'AdnKronos spiega: “Non hai tempo di avere paura perché non ti accorgi del pericolo. A Pokrovs’k i russi sparavano con i mortai. Gli ucraini rispondevano con l’artiglieria. Noi eravamo nel bunker sottoterra ma mi rendevo conto che non comprendi fino in fondo di rischiare la vita, anche quando i soldati ti dicono di stare lontano dalle munizioni, un attacco potrebbe anche farle saltare in aria, ed è per questo che non si trovano mai tutte nello stesso posto, come si dice qui 'non bisogna mai lasciare le uova tutte insieme'”.

Di uova, al fronte, non ne arrivano. I soldati mangiano soprattutto il salo: “Si tratta di carne di maiale molto nutriente e proteica, una via di mezzo tra lo speck e il lardo, 50 grammi accompagnati da un po’ di pane secco sono già una grande fonte di energia. E poi miele, carne in scatola, ovviamente caffè solubile”. I viveri arrivano a bordo dei mezzi blindati. Ma quando non è possibile, entrano in scena gli scarafaggi: droni terrestri molto versatili. In battaglia possono montare una mitragliatrice, trasportare mine anticarro da scaricare davanti ai rifugi nemici, o essere impiegati come kamikaze. “Sono però utilizzati anche per il trasporto di viveri e munizioni, fino a cento chili di peso. Si muovono velocemente, li chiamano scarafaggi perché strisciano per terra, vanno laddove i blindati non possono arrivare. E in alcuni casi trasportano anche chi non può più combattere”.

Ha visto tanti feriti Vadym. Tre settimane fa, presso un punto di stabilizzazione non lontano da Sumy, nel nord est dell'Ucraina, vicino al confine, ne hanno portati diversi. “Succede che viene trasportato in tenda un soldato senza una gamba. Era ancora cosciente, dava l'idea non aver capito di averla persa. E mentre lo staff medico cercava di sedarlo e fermare l’emorragia, ho visto con i miei occhi questo soldato dire a un suo commilitone che in un paio d’ore sarebbe tornato al fronte, di custodirgli il fucile. E continuava a ripetere che ‘entro domani sarò di nuovo con voi’”. Sono scene quotidiane. Per un’età media bassissima, la maggior parte dei militari ha meno di trent’anni. Tra chi assiste i feriti c’è una giovane anestesista di 26 anni, di Dnipro, come Vadym. Al quale racconta: “Ho approfondito i miei studi per diventare anestesista, ora devo sforzarmi ogni giorno per metterli in pratica, davanti a tutto questo”. Accanto a lei c'è un sergente: "Fa parte della vita al fronte, lo accetti. Si combatte per la nostra libertà, e senza libertà si è già morti. Lo dobbiamo accettare".

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