Il politologo iraniano Trita Parsi: ''Attacco Usa sarebbe rischioso, erosione regime è lenta'

Secondo l'analista, le minacce di Trump potrebbero aver reso ancora più dura la repressione delle manifestazioni, resta da vedere se è sostenibile il controllo esercitato da Teheran. Intanto venerdì sono previste nuove manifestazioni

Il politologo iraniano Trita Parsi: ''Attacco Usa sarebbe rischioso, erosione regime è lenta'
14 gennaio 2026 | 14.36
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''Le minacce di Trump'' di attaccare l'Iran ''non hanno scoraggiato affatto la Repubblica islamica, anzi potrebbero aver reso la repressione ancora più intensa''. E ''attaccare l'Iran aumenterebbe drasticamente i rischi'' per la regione, così come per la popolazione iraniana, perché ''c'è anche il rischio di una maggiore repressione nelle strade''. Così il politologo iraniano Trita Parsi, vicepresidente esecutivo del Quincy Institute, parla all'Adnkronos della situazione in Iran e del rischio di un intervento militare americano. Sottolineando che 'il modello Venezuela' non è applicabile per l'Iran, l'analista co-fondatore del National Iranian American Council ritiene che il regime ''potrebbe aver esteso il suo dominio nel breve termine'', ma è anche vero che piano piano, ''ogni volta che reprime'' così brutalmente, ''la sua legittimità si erode'', anche ''tra i suoi sostenitori''.

Sta di fatto che, ''per il momento, la repressione del governo è riuscita a ridurre significativamente le proteste'' scoppiate il 28 dicembre per il carovita e che, dopo aver raggiunto oltre cento città iraniane, nelle scorse ore appaiono diminuite, ritiene Parsi. ''Resta da vedere se questa sia una situazione sostenibile o meno'' per il regime, mentre ''nuove proteste potrebbero emergere già questo venerdì'', spiega.

La portata della repressione, con fonti di Teheran che parlano di tremila morti in piazza mentre per l'opposizione le vittime sarebbero oltre 12mila, potrebbe far sì che il regime iraniano, ''nel breve termine, abbia esteso il suo dominio. Ma ogni volta che reprime in questo modo la sua legittimità si erode ulteriormente, anche tra la sua stessa base di sostegno''.

Intanto sul fronte dell'opposizione, ''attualmente non c'è un leader'', conferma Parsi, ''anche se ci sono attori esterni che cercano di rivendicarne la leadership''. Su tutti il figlio maggiore dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, che dall'inizio della nuova ondata di proteste ha intensificato i suoi interventi a sostegno della piazza, dicendosi pronto a guidare la transizione verso elezioni. Nel frattempo, però, c'è un altro rischio che ''non si può escludere'', ovvero quello di una guerra civile. ''Soprattutto considerando i gruppi armati nelle zone di confine dell'Iran che cercano di porre fine'' al regime, ha concluso.

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