Iran, Boroujerdi: "Plausibili raid Usa su Pasdaran e servizi, Khamenei obiettivo improbabile"

Il professore della Missouri University: "Questo potrebbe incoraggiare più iraniani a rimanere in piazza e aumentare la pressione sul regime"

Iran, Boroujerdi:
14 gennaio 2026 | 17.14
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Raid mirati contro i Guardiani della Rivoluzione iraniani e le strutture dei servizi segreti potrebbero essere la risposta più plausibile degli Stati Uniti alla repressione di Teheran, mentre un'azione, in stile Maduro, contro la Guida Suprema Ali Khamenei resta altamente improbabile. E' quanto sostiene Mehrzad Boroujerdi, docente universitario irano-americano della Missouri University of Science and Technology e autore di 'Postrevolutionary Iran: A Political Handbook', commentando in un'intervista all'Adnkronos le minacce alla Repubblica islamica del presidente Donald Trump, che non ha escluso l'opzione militare per aiutare i manifestanti.

"Se gli Stati Uniti decidessero di intervenire e degradare significativamente le capacità del regime iraniano, ciò potrebbe incoraggiare più iraniani a rimanere in piazza e aumentare la pressione sul regime", spiega Boroujerdi. Tuttavia, "dato che il presidente Trump ha mostrato scarso desiderio di impiegare truppe di terra, soprattutto in un contesto così sanguinoso e volatile, la risposta più plausibile sarebbe limitata a attacchi aerei contro le installazioni dei Guardiani della Rivoluzione e dei servizi di intelligence".

Sull'ipotesi di un'azione contro Khamenei, come quella che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, Boroujerdi spiega che un intervento diretto nei confronti della Guida Suprema è altamente improbabile. "Sebbene il rapimento di Khamenei sia teoricamente possibile, soprattutto alla luce della comprovata penetrazione israeliana e americana nell'apparato di sicurezza iraniano, rimane improbabile a causa delle gravi e imprevedibili conseguenze che un'operazione del genere potrebbe innescare", chiarisce.

Boroujerdi parla quindi dei contatti diplomatici tra Teheran e Washington, sostenendo che ci siano "trattative dietro le quinte, come ammesso dallo stesso presidente Trump". Secondo l'esperto, l'ultima "escalation di minacce" da parte del presidente americano potrebbe essere il segnale che i negoziati "non procedono secondo i termini che ritiene accettabili". Quanto a un possibile accordo, l'esperto resta scettico: "Le prospettive rimangono limitate perché Washington insiste per ottenere concessioni massime, mentre i leader iraniani non vogliono dare l'impressione di aver ceduto sotto pressione. Questo rappresenta il dilemma centrale".

Riguardo infine alle proteste antigovernative, Boroujerdi le definisce "le più radicali e significative che il regime islamico abbia affrontato dal 1979". Tuttavia, avverte, che "al momento non è chiaro se possano davvero rovesciare un regime che si è sempre mostrato disposto a usare violenza estrema per mantenere il potere".

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