Il 26 febbraio il centrodestra ha depositato in Parlamento una proposta organica di riforma della legge elettorale, sottoscritta dai capigruppo dei partiti di maggioranza e presentata simultaneamente alla Camera e al Senato. Si tratta di un intervento legislativo destinato a rivedere complessivamente il sistema elettorale oggi regolato dal Rosatellum, con l’obiettivo, secondo i promotori, di rendere più stabile e prevedibile la formazione delle maggioranze parlamentari. Il progetto si inserisce in un contesto di discussione avviato da tempo sulle criticità emerse nelle ultime elezioni, e si colloca anche in prossimità del referendum costituzionale sulla giustizia, previsto per il mese successivo. Il testo di riforma prevede, innanzitutto, l’abolizione totale dei collegi uninominali, che costituivano circa un terzo del sistema attuale. Il nuovo impianto elettorale sarebbe basato interamente su collegi plurinominali e su un metodo di attribuzione proporzionale dei seggi, con base nazionale per la Camera e base regionale per il Senato. Il superamento dell’uninominale è indicato dai proponenti come un modo per tornare a un modello più coerente con la tradizione proporzionale italiana, pur mantenendo elementi correttivi volti a garantire governabilità. L’elemento più caratterizzante della riforma è l’introduzione di un premio di governabilità, strutturato come correttivo fisso e predeterminato. Secondo il testo depositato, 70 seggi alla Camera e 35 al Senato verrebbero attribuiti alla lista o coalizione che risulti la più votata e che superi la soglia del 40% dei voti validi nella rispettiva Assemblea. Tale premio avrebbe lo scopo di garantire la formazione di una maggioranza parlamentare stabile, senza alterare in modo eccessivo la proporzione del voto popolare; in ogni caso, il premio non potrebbe superare il 15% dei seggi totali, evitando che la maggioranza superi il 60% degli eletti. La proposta introduce inoltre l’ipotesi di un turno di ballottaggio. Esso sarebbe previsto solo qualora nessuna lista o coalizione raggiunga il 40% dei voti, ma le prime due forze ottengano entrambe almeno il 35%. In questo scenario, gli elettori tornerebbero alle urne per scegliere tra le due principali coalizioni, consentendo l’attribuzione del premio di governabilità a chi risultasse vincitore. Se nessuna forza superasse il 35%, invece, il sistema resterebbe un proporzionale puro, senza premi. Come nell’attuale sistema, la proposta mantiene una soglia di sbarramento del 3% per entrare in Parlamento, mentre non introduce le preferenze, nonostante siano state più volte richieste negli anni da vari esponenti politici. Gli elettori continuerebbero quindi a votare liste bloccate, con candidati eletti in base all’ordine stabilito dai partiti. Tra le novità più rilevanti c’è anche l’obbligo, per ciascuna lista o coalizione, di indicare preventivamente il nome del candidato da proporre al Presidente della Repubblica per l’incarico di Presidente del Consiglio. Tale indicazione sarebbe presentata insieme al programma elettorale, e i promotori la considerano una misura di trasparenza che rende più chiaro agli elettori quale governo potrebbe formarsi dopo il voto, pur senza modificare formalmente le prerogative costituzionali del Capo dello Stato. La riforma ha immediatamente generato un ampio dibattito politico. Secondo i partiti di maggioranza, il nuovo sistema avrebbe l’obiettivo di ridurre l'incertezza della fase post-elettorale, evitando lunghe trattative parlamentari e maggioranze fragili. I proponenti sostengono che il meccanismo sia coerente con le indicazioni della Corte costituzionale e con l’esigenza di combinare rappresentatività e stabilità. Le opposizioni, tuttavia, hanno criticato duramente il progetto, ritenendolo distorsivo rispetto alla rappresentanza e potenzialmente orientato a favorire l’attuale maggioranza politica. Alcuni partiti contestano inoltre che l’urgenza dell’iniziativa sarebbe legata alla preoccupazione per l’esito del referendum sulla giustizia. A intensificare il dibattito pubblico hanno contribuito anche alcune simulazioni elettorali. Un’analisi elaborata da YouTrend mostra che, con i risultati degli ultimi sondaggi, il nuovo sistema elettorale consentirebbe alla coalizione di centrodestra di ottenere una maggioranza più ampia rispetto all’attuale, aggiudicandosi il premio di governabilità con un numero di voti di poco superiore rispetto alle opposizioni. Secondo la simulazione, il centrodestra arriverebbe al 57% dei seggi complessivi, mentre il centrosinistra perderebbe un numero significativo di parlamentari rispetto allo scenario previsto con l’attuale Rosatellum. Ora la proposta seguirà l'iter parlamentare previsto: dovrà essere esaminata dapprima nelle Commissioni competenti e poi discussa e votata in Aula in entrambi i rami del Parlamento. Per entrare in vigore, il testo dovrà essere approvato nella stessa formulazione da Camera e Senato. La maggioranza dispone teoricamente dei numeri necessari per approvare la riforma, ma l’esito finale dipenderà dalla tenuta politica dei partiti che la sostengono e dalle eventuali modifiche che potrebbero emergere durante il confronto parlamentare.