Giorgio Gherarducci e Marco Santin raccontano il doc 'L'assurda storia della Gialappa's Band' di Walter Veltroni
"Non mancano i talenti, ma i soldi da investire nei programmi comici perché costano troppo. Si punta sui talk show politici, molto meno costosi, che spesso sfociano nella comicità specie se ospite c'è Tajani". Tra critica all'industria e ironia, Marco Santin e Giorgio Gherarducci della Gialappa's Band intervengono alla conferenza stampa de 'L'assurda storia della Gialappa's Band', in anteprima alla Festa del Cinema di Roma: il documentario diretto da Walter Veltroni che ripercorre quattro decenni di comicità, televisione e costume italiano attraverso la storia di Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto (nella Gialappa fino al 2023). A quarant'anni dagli esordi sulle frequenze di Radio Popolare, la Gialappa's Band si mette per la prima volta al centro di un viaggio che racconta non solo l'evoluzione del celebre trio, ma anche i cambiamenti del linguaggio televisivo e della società italiana. A introdurre il film - dal 22 ottobre in sala con Medusa - è stato proprio Veltroni, che ha voluto chiarire subito l'originalità della loro parabola: "Non è la storia di tre amici perché in realtà loro non si conoscevano. Cominciano quasi per sbaglio da Radio Popolare e poi proseguono in questo cammino folle di tre che fanno televisione da quarant'anni senza farsi vedere". Per il regista, la vera rivoluzione della Gialappa's consiste nell'aver costruito "un universo surreale" capace di ribaltare i codici della televisione tradizionale.
L'idea del documentario, però, non è nata dai protagonisti. Lo racconta con la consueta ironia Marco Santin: "Noi questa cosa la stiamo subendo, fra virgolette. Non è un'idea nostra fare un film sulla nostra vita, anche perché siamo scemi, sì, ma fino a un certo punto. I film sulla vita si fanno quando uno non c'è più e invece noi siamo ancora vivi". A convincerli è stato il produttore Attilio De Razza, mentre la scelta di affidare la regia a Veltroni è sembrata naturale anche per il legame costruito negli anni. Ripensando agli esordi, I Gialappi Giorgio Gherarducci e Marco Santin hanno ricordato come una delle prime difficoltà fosse far accettare ai giornalisti la scelta di restare lontani dalle telecamere. "Alle conferenze stampa ci chiedevano sempre: 'Ma neanche stavolta vi fate vedere?'", hanno raccontato. Il trio - ora duo - ha iniziato in un periodo in cui "si sgomitava per cercare di apparire in televisione. Chiunque voleva mettere la faccia in televisione e avere il suo momento di notorietà. A noi questa cosa faceva orrore". Inoltre, "non era assolutamente funzionale ai programmi che facevamo". Quello di prima "era anche un periodo di grandi cambiamenti per la televisione italiana: accanto alla Rai stava crescendo una tv che stava cominciando a essere più forte. "Era un bel periodo", hanno spiegato, sottolineando un aspetto spesso dimenticato: "C'erano i soldi per fare i programmi". Per la Gialappa's, infatti, la comicità "richiede investimenti importanti, a differenza dei talk show politici, molto meno costosi da realizzare". Una situazione che, a loro giudizio, ha ridotto gli spazi per sperimentare e lanciare nuovi comici: "I talenti, però, non mancano".
Gherarducci e Santin parlano poi del passaggio a Tv8, dove attualmente vanno in onda con l'ottava stagione del GialappaShow, anche in simulcast su Sky e in streaming su Now: "Pier Silvio Berlusconi dice di essere rrabbiato perché ce ne siamo andati, ma non è vero. Il problema è che non ci proponevano programmi". Secondo la Gialappa's, negli ultimi anni a Italia1 mancavano le risorse necessarie per sviluppare nuovi progetti: "Ci dicevano che c'erano pochi soldi e che il budget serviva per fare 'Le Iene'". Una situazione che, a loro dire, ha portato all'interruzione della collaborazione nonostante la volontà di continuare a lavorare insieme. "Quando siamo tornati con nuovi programmi sembrava quasi che qualcuno si chiedesse se fossimo ancora capaci di farli. In realtà lo eravamo sempre stati: semplicemente non ce ne venivano affidati". Un'esperienza simile, raccontano, era già avvenuta in Rai. Dopo due stagioni di un programma satirico quotidiano dedicato anche all'attualità, il trio avrebbe voluto proseguire, ma si scontrò ancora una volta con questioni di bilancio. "Rai2 ci disse che non aveva il budget per mandarlo in onda tutto l'anno. Noi invece volevamo continuare". Per Santin e Gherarducci, dunque, la scomparsa di molti programmi comici dalla televisione italiana è spesso legata a una ragione molto concreta: "Alla fine il motivo è spesso economico".
Questo documentario, secondo Veltroni, non è soltanto un racconto sulla televisione: "È anche un film sulla storia d'Italia. Non con l'ambizione di raccontare tutto ciò che è successo in questi quarant'anni, ma di leggere attraverso il lavoro della Gialappa's i cambiamenti politici, sociali, culturali e di linguaggio". Tra gli aspetti più emozionanti del documentario c'è anche il ritorno di Carlo Taranto al fianco di Giorgio Gherarducci e Marco Santin. "È come se non si fosse mai alzato dalla sedia", ha raccontato Veltroni. "Sentire queste tre voci insieme è stato veramente un piacere". Un ricongiungimento che restituisce l'essenza stessa della Gialappa's e che rappresenta uno dei momenti più sentiti del film. Lo stesso Santin ha ammesso di essersi commosso rivedendo alcune immagini del passato: "Mi sono divertito e mi sono anche emozionato. Ho rivisto cose che non ricordavo nemmeno di aver fatto e questo depone a favore del film". E forse è proprio questa la forza de 'L'assurda storia della Gialappa's Band': raccontare quarant'anni di comicità italiana senza trasformarsi in un'autocelebrazione, ma mantenendo intatta quella sana capacità di prendersi in giro che ha sempre contraddistinto il trio. Prodotto da Tramp Limited in associazione con Medusa Film e Sky, il documentario arriverà nelle sale dal 22 ottobre distribuito da Medusa Film. Un'occasione per ripercorrere quarant'anni di televisione attraverso lo sguardo irriverente di chi, senza mai metterci la faccia, è riuscito a cambiare per sempre il modo di far ridere gli italiani.