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Istat, Italia vecchia e longeva: ancora in calo le nascite ma è record di centenari

Un quarto della popolazione ha più di 65 anni e nei primi 4 mesi del 2023 ci sono stati più morti (232mila) che nati (118mila)

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07 luglio 2023 | 12.16
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Italia sempre più vecchia ma longeva. E' il quadro che emerge dai dati forniti dall'Istat nel Rapporto 2023. Nel primo quadrimestre 2023 le nascite in Italia, pari a 118mila unità, continuano a diminuire (-1,1% sul 2022, -10,7% sul 2019). Per quanto riguarda i decessi si assiste invece a una decisa inversione della tendenza negativa che aveva drammaticamente interessato il precedente triennio (quello della pandemia di Covid): sono 232mila nei primi quattro mesi del 2023, 21mila in meno sul 2022, 42mila in meno rispetto al 2020 e quasi 2mila unità in meno rispetto al 2019. Prosegue il processo di invecchiamento della popolazione: oltre il 24% ha più di 65 anni ed è record per gli ultracentenari (22mila), mentre si riduce il numero delle persone tra 15 e 64 anni e dei ragazzi.

Il 2022 si contraddistingue per un nuovo record del minimo di nascite (393mila, per la prima volta dall'Unità d'Italia sotto le 400mila) e per l'elevato numero di decessi (713mila). Dal 2008, anno di picco relativo della natalità, le nascite si sono ridotte di un terzo. Il saldo naturale è diminuito in modo progressivo nel corso del tempo, toccando il minimo nel biennio 2020-2021, quando si è registrata una riduzione di oltre 300mila individui in media annua. A questo si aggiunge, nel 2022, un ulteriore decremento di 321mila unità, che porta quindi, in soli tre anni, alla perdita di quasi un milione di persone (957mila unità).

Meno bimbi, ecco perché

Il calo delle nascite tra il 2019 e il 2022 (27mila unità in meno), rileva il rapporto Istat, dipende per l'80% dal cosiddetto "effetto struttura", ovvero dalla minore numerosità e dalla composizione per età delle donne. Il restante 20 per cento è dovuto, invece, alla minore fecondità: da 1,27 figli in media per donna del 2019 a 1,24 del 2022. L'evoluzione di periodo del numero medio di figli per donna in Italia continua a essere fortemente condizionato dalla posticipazione della genitorialità verso età più avanzate. L'età media al parto per le donne residenti in Italia, aumentata di un anno dal 2010 al 2020, è stabile negli ultimi due anni e pari a 32,4 anni.

Diminuisce la popolazione ma cresce la speranza di vita

Al 31 dicembre 2022, la popolazione residente in Italia ammonta a 58.850.717 unità (-179.416 rispetto all'inizio dello stesso anno, -3,0 per mille). Un calo che presenta un'intensità minore sia rispetto a quello osservato nel 2021 (-3,5 per mille) sia a quello del 2020 (-6,8 per mille), tornando a livelli simili al periodo pre-pandemico (-2,9 per mille nell'anno 2019).

Nel 2022 la stima della speranza di vita alla nascita è di 80,5 anni per gli uomini e 84,8 anni per le donne; solo per i primi si nota, rispetto al 2021, un recupero quantificabile in circa 2 mesi e mezzo di vita in più. I livelli di sopravvivenza del 2022 risultano ancora al di sotto di quelli del periodo pre-pandemico, registrando valori di oltre 7 mesi inferiori rispetto al 2019, sia tra gli uomini, sia tra le donne. Nonostante l'elevato numero di decessi di questi ultimi tre anni, oltre 2 milioni e 150mila, di cui l'89,7% riguardante persone con più di 65 anni, il processo di invecchiamento della popolazione è proseguito, portando l'età media della popolazione da 45,7 anni a 46,4 anni tra l'inizio del 2020 e l'inizio del 2023.

La popolazione ultrasessantacinquenne ammonta a 14 milioni 177mila individui al 1° gennaio 2023, e costituisce il 24,1 per cento della popolazione totale. Tra le persone ultraottantenni, si rileva comunque un incremento, che li porta a 4 milioni 530mila e a rappresentare il 7,7 per cento della popolazione totale. Il numero stimato di ultracentenari raggiunge il suo più alto livello storico, sfiorando, al 1° gennaio 2023, la soglia delle 22mila unità, oltre 2 mila in più rispetto all'anno precedente. Gli ultracentenari sono in grande maggioranza donne, con percentuali superiori all'80 per cento dal 2000 a oggi. Risultano in diminuzione tanto gli individui in età attiva, quanto i più giovani: i 15-64enni scendono a 37 milioni 339mila (sono il 63,4 per cento della popolazione totale), mentre i ragazzi fino a 14 anni sono 7 milioni 334mila (12,5 per cento). Gli scenari demografici prevedono un consistente aumento dei cosiddetti "grandi anziani". Nel 2041 la popolazione ultraottantenne supererà i 6 milioni; quella degli ultranovantenni arriverà addirittura a 1,4 milioni.

Diminuiscono gli abitanti delle aree interne

Quanto alla distribuzione nei Comuni, al 31 dicembre 2022, dei 7.904 comuni italiani, 4.070 fanno parte delle aree centrali (51,5 per cento) e 3.834 delle aree interne (48,5 per cento). Tra il 1° gennaio 2002 e il 1° gennaio 2023 la popolazione delle aree interne è diminuita, passando dal 23,9 per cento al 22,7 per cento della popolazione totale. Il declino demografico nelle aree interne si osserva già dal 2011, mentre nelle aree centrali dal 2015. Al 1° gennaio 2023 si registrano 117,9 anziani di 65 anni e più ogni 100 giovani di 15-34 anni (erano 70,5 al 1° gennaio 2002); nelle aree interne tale rapporto è pari a 122,1 (era 73,6 nel 2002), mentre nelle aree centrali è pari a 116,7 (era 69,5).

Ad attenuare la perdita complessiva di popolazione dovuta alla dinamica naturale contribuisce la ripresa dei movimenti migratori internazionali, in parte dovuta agli effetti della crisi in Ucraina. Nel 2022, i flussi tornano ai livelli pre-pandemici. I trasferimenti, interni e per l’estero, sono in crescita sia rispetto al 2021 sia, soprattutto, al 2020, quando le restrizioni dovute alla diffusione del virus Covid-19 avevano portato a un crollo degli spostamenti. I movimenti tra comuni hanno coinvolto 1 milione e 484 mila persone, +4,3% rispetto al 2021, ritornando ai livelli del 2019. Più consistente è la ripresa dei movimenti migratori internazionali, in parte dovuta alle ripercussioni della crisi umanitaria a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina.

Nel 2022 le iscrizioni anagrafiche dall’estero ammontano a 361 mila, con un incremento del 13,3% rispetto al 2021 che riporta le immigrazioni in linea con la tendenza all’aumento osservata nel periodo pre-Covid (+8,4 per cento sul 2019). Se negli anni 2012-2019 l’andamento delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è stato tendenzialmente crescente, con un picco nel 2019 (180 mila), il rallentamento dei flussi in uscita, osservato a partire dall’anno della pandemia, prosegue nel 2022 pur in assenza di vincoli agli spostamenti. Le cancellazioni per l’estero scendono a 132 mila, -16,7 per cento rispetto all’anno precedente e -26,5 per cento sul 2019.

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