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Microplastiche trovate nello sperma umano, studio italiano

Rintracciate in 6 campioni su 10, nuova conferma minaccia ambientale sulla fertilità

Immagine di repertorio (Fotogramma)
Immagine di repertorio (Fotogramma)
26 maggio 2023 | 14.11
LETTURA: 2 minuti

Microparticelle di plastica nel seme umano. E' quanto trovato da un team di ricercatori di diverse università italiane in 6 campioni su 10 di liquido seminale di uomini sani, non fumatori residenti in un’area ad alto impatto ambientale della Campania. I risultati - che confermano l'ulteriore minaccia ambientale per la riproduzione umana, già segnata da record sempre più negativi, in particolare sul versante maschile - sono contenuti in uno studio, pubblicato in preprint sulla rivista 'Science of the Total Environment', presentato in anteprima al congresso della Società italiana della riproduzione umana (Siru), in corso a Siracusa.

Già a gennaio 2023, sulla rivista 'Toxics', lo stesso gruppo aveva individuato per la prima volta microplastiche in urine di residenti dell’area nord di Napoli e Salerno. L’esatta composizione chimica delle microplastiche ritrovate nello sperma umano di questo studio fa riferimento a polipropilene (Pp), polietilene (Pe), polietilene tereftalato (Pet), polistirene (Ps), polivinilcloruro (Pvc), policarbonato (Pc), poliossimetilene (Pom) e materiale acrilico.

"L’origine di questi frammenti potrebbe essere varia e può comprendere cosmetici, detergenti, dentifrici, creme per il viso e il corpo, adesivi, bevande, cibi o anche particelle areodisperse nell’ambiente, per cui le vie di ingresso nell’organismo umano possono avvenire attraverso l'alimentazione, la respirazione ed anche la via cutanea” spiegano Oriana Motta e Maria Ricciardi dell'Università degli Studi di Salerno, ed Elisabetta Giorgini dell’Università Politecnica delle Marche.

Lo studio - guidato da Luigi Montano, uroandrologo dell’Asl Salerno, coordinatore di EcoFoodFertility, nonché past president della Siru - rientra nell’ambito delle attività del progetto EcoFoodFertility, prima ricerca al mondo multicentrica di biomonitoraggio umano sul rapporto ambiente, alimentazione e salute riproduttiva che da tempo indaga in diverse aree ad alto rischio ambientale la presenza dei contaminanti e i loro effetti sulla salute umana a partire proprio dalla valutazione del seme umano come 'sentinella' della salute ambientale e generale.

"Le vie più probabili di passaggio al seme umano sembrerebbero avvenire dall’epididimo e dalle vescicole seminali, strutture più facilmente suscettibili a processi infiammatori che possono favorire la maggiore permeabilità, ma anche per alterazioni importanti della barriera ematotesticolare", commentano Montano, Marina Piscopo dell’Università Federico II di Napoli e Tiziana Notari, biologa della riproduzione del Centro Check Up di Salerno.

Si è notato - dettaglia poi la Siru - anche una presenza maggiore di microplastiche in relazione alla più scarsa qualità seminale, che però necessita di ulteriori e successivi approfondimenti, considerando peraltro che le stesse microplastiche fanno da 'cavallo di Troia' per altri tipi di contaminanti ambientali che legandosi ad esse procurano ulteriori danni all’interno agli organi riproduttivi, particolarmente sensibili agli inquinanti chimici. "Si stanno continuando ad indagare altre matrici umane che, se confermate negli esperimenti in corso, rappresenterebbero una dimostrazione di quanto la contaminazione della plastica sia da considerare un’emergenza da affrontare nell’immediato; averle già trovate in una matrice così sensibile per la conservazione e l’integrità del nostro patrimonio trasmissibile di certo non è una notizia confortante, è a rischio il futuro della nostra specie oggi più che mai minacciata nella sua essenza", conclude Montano.

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