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Sanità, Colivicchi (Anmco): "Pnrr, formazione cardiologi under 35 e ricerca clinica"

il presidente dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri: "Next generation è il progetto di cui vado più orgoglioso nel mio mandato perché investe sul futuro"

Furio Colivicchi, presidente dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco)
Furio Colivicchi, presidente dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco)
18 maggio 2023 | 15.04
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"Il claim del biennio è stato 'essere vicini al Piano nazionale di ripresa e resilienza', visibile nel logo dell'associazione con l'inserimento di 'Next generation' e con il lancio di 'Next generation Anmco', un progetto formativo per 1.100 cardiologi under 35, per costruire la base del futuro della cardiologia italiana: è la cosa di cui vado più orgoglioso, per il tentativo di investire sul futuro". Così Furio Colivicchi, presidente dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), presentando il Congresso nazionale della cardiologia confermato, nonostante l'emergenza maltempo, dal 18 al 20 maggio a Rimini.

Durante la sua presidenza, iniziata nel 2021, in piena pandemia, "abbiamo lanciato anche un piano quinquennale di ricerca clinica con 500 centri ospedalieri - aggiunge Colivicchi - per mettere in atto, nella pratica quotidiana, le migliori evidenze per lo scompenso e la prevenzione cardiovascolare. Lascio quindi a chi mi seguirà, Fabrizio Oliva, che ha collaborato allo sviluppo di questo piano di ricerca, questa eredità, perché facciamo ricerca per un miglioramento della qualità delle cure, per dare un contributo alla salute cardiovascolare dei nostri pazienti".

Al congresso annuale sono presenti "oltre 3mila specialisti - evidenzia il presidente Anmco - in rappresentanza dei 6.500 iscritti alla prima associazione in campo cardiologico nel nostro Paese e di riferimento per l'attività delle oltre 800 strutture del Servizio sanitario nazionale". Durante la tre giorni, anticipa Colivicchi, "parleremo degli sviluppi scientifici di questo ultimo anno che ha visto l'introduzione di nuovi farmaci per varie malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel nostro Paese, e degli aspetti organizzativi, cioè di come il Ssn è uscito dall'emergenza Covid-19, e la cardiologia. Presenteremo inoltre i dati dell'ottavo Censimento nazionale della cardiologia fatto con l’Istat: un punto su risorse, strutture, organici e tecnologie per la cardiologia. Era previsto nel 2020 perché ha cadenza quinquennale, ma la pandemia ci ha costretto a una pausa".

Colivicchi, 'impatto pandemia su mortalità, recuperare pazienti persi'

Riflettendo sulla situazione fotografata dal Censimento realizzato con l'Istat, il presidente Anmco osserva che "stiamo uscendo con fatica dalla pandemia e registriamo una riduzione di strutture, posti letto e organici della cardiologia in modo non omogeneo a livello nazionale. La lotta le malattie cardiovascolari richiederebbe un rafforzamento - rimarca Colivicchi - dato il trend crescente di bisogno di cura che registriamo da un po' di tempo, che è una delle ragioni per cui i pronto soccorso sono sovraffollati e le liste d’attesa così lunghe. Ci auguriamo un recupero per creare una rete più forte, quella che ci ha permesso di ridurre in modo rilevante le malattie cardiovascolari negli anni" precedenti al Covid.

Come è noto, "la pandemia ha causato un aumento della mortalità con un abbassamento delle aspettative di vita e un impatto anche sulle malattie cardiovascolari - afferma il presidente Anmco - I pazienti non si sono rivolti ai medici per diagnosi e cura. A differenza di altre patologie, come le oncologiche, in cui il prezzo si paga in tempi più lunghi, le malattie cardiovascolari ci danno un dato immediato: quando insorgono sono rapidamente mortali".

I dati Agenas mostrano che la mortalità da infarto a 30 giorni, "che stava scendendo al di sotto del 10%, è invece salita, con la pandemia, di 2-3 punti percentuali - illustra il cardiologo - Per lo scompenso, altra patologia molto grave, l'aumento dei ricoveri è stato nell'ordine del 10% e la mortalità del 5-6% superiore. Questa ascesa impone una riflessione perché da anni stavamo vedendo una riduzione delle malattie cardiovascolari. Nell'arco di un decennio - conclude Colivicchi - la mortalità da infarto era scesa dal 15 al 10%. Nel primo periodo pandemico però c'è stato un calo del 30% nel consumo di farmaci per le malattie cardiovascolari. Bisogna cercare di recuperare i pazienti" persi in questi anni.

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