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Benedizioni ai gay, apertura del Vaticano: "Sì a preghiera fuori dai riti"

18 dicembre 2023 | 17.26
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L'indicazione sulle benedizioni alle coppie dello stesso sesso nel documento 'Fiducia supplicans' approvato dal Papa. Ma la dottrina sul matrimonio non cambia

Messa in chiesa - Fotogramma /Ipa
Messa in chiesa - Fotogramma /Ipa

Il dicastero della Dottrina della Fede, con il documento 'Fiducia supplicans' approvato dal Papa, apre in buona sostanza alla benedizione delle coppie dello stesso sesso ma al di fuori di qualsiasi ritualizzazione. La dottrina sul matrimonio quindi non cambia con questa apertura perché la benedizione non intende equiparare l’unione ad un matrimonio che per la Chiesa è fondato sull’unione di un uomo e una donna.

Cosa dice il Vaticano

"Non si deve né promuovere né prevedere un rituale per le benedizioni di coppie in una situazione irregolare, ma non si deve neppure impedire o proibire la vicinanza della Chiesa ad ogni situazione in cui si chieda l’aiuto di Dio attraverso una semplice benedizione”, sottolinea il dicastero della Dottrina della Fede in una Dichiarazione che prende in considerazione diversi quesiti giunti all’ex sant’Uffizio sia negli anni scorsi che in tempi più recenti.

“Per la sua stesura, - scrive il prefetto card. Fernandez - come è prassi, sono stati consultati degli esperti, si è avviato un congruo processo di elaborazione e se ne è discussa la bozza al Congresso della Sezione Dottrinale del Dicastero. Durante questo tempo di elaborazione del documento, non è mancato il confronto con il Santo Padre. La Dichiarazione è stata, infine, sottoposta all’esame del Santo Padre, che l’ha approvata con la sua firma”. "

Nella breve preghiera che può precedere questa benedizione spontanea, - si legge nel documento - il ministro ordinato potrebbe chiedere per costoro la pace, la salute, uno spirito di pazienza, dialogo ed aiuto vicendevole, ma anche la luce e la forza di Dio per poter compiere pienamente la sua volontà. Ad ogni modo, proprio per evitare qualsiasi forma di confusione o di scandalo, quando la preghiera di benedizione, benché espressa al di fuori dei riti previsti dai libri liturgici, sia chiesta da una coppia in una situazione irregolare, questa benedizione mai verrà svolta contestualmente ai riti civili di unione e nemmeno in relazione a essi. Neanche con degli abiti, gesti o parole propri di un matrimonio. Lo stesso vale quando la benedizione è richiesta da una coppia dello stesso sesso”.

“Tale benedizione - si legge nel documento - può invece trovare la sua collocazione in altri contesti, quali la visita a un santuario, l’incontro con un sacerdote, la preghiera recitata in un gruppo o durante un pellegrinaggio. Infatti, attraverso queste benedizioni che vengono impartite non attraverso le forme rituali proprie della liturgia, bensì come espressione del cuore materno della Chiesa, analoghe a quelle che promanano in fondo dalle viscere della pietà popolare, non si intende legittimare nulla ma soltanto aprire la propria vita a Dio, chiedere il suo aiuto per vivere meglio, ed anche invocare lo Spirito Santo perché i valori del Vangelo possano essere vissuti con maggiore fedeltà. Quanto detto nella presente Dichiarazione a proposito delle benedizioni di coppie dello stesso sesso, è sufficiente ad orientare il prudente e paterno discernimento dei ministri ordinati a tal proposito. Oltre alle indicazioni di cui sopra, non si debbono dunque aspettare altre risposte su eventuali modalità per normare dettagli o aspetti pratici riguardo a benedizioni di questo tipo”.

In particolare, il prefetto del dicastero della Dottrina della Fede Victor Manuel Fernandez precisa che la Dichiarazione “Fiducia supplicans” sul senso pastorale delle benedizioni del Dicastero per la Dottrina della Fede resa nota oggi “resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa circa il matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione”. “Il valore di questo documento, tuttavia, - scrive Fernandez -è quello di offrire un contributo specifico e innovativo al significato pastorale delle benedizioni, che permette di ampliarne e arricchirne la comprensione classica strettamente legata a una prospettiva liturgica. Tale riflessione teologica, basata sulla visione pastorale di Papa Francesco, implica un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa. Questo rende ragione del fatto che il testo abbia assunto la tipologia di “Dichiarazione”.

Ed è proprio in tale contesto che si può comprendere la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso, senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio. La presente Dichiarazione vuole essere anche un omaggio al Popolo fedele di Dio, che adora il Signore con tanti gesti di profonda fiducia nella sua misericordia e che con questo atteggiamento viene costantemente a chiedere alla madre Chiesa una benedizione”.

Padre Maggi: "Benedizioni ai gay? Lo facciamo da una vita"

“Noi preti benediciamo le coppie omosessuali da una vita”. L’apertura del Vaticano alla benedizione delle coppie gay in chiesa non viene accolta in termini trionfalistici da padre Alberto Maggi, il teologo e biblista che da sempre ha spalancato le braccia a gay e lesbiche e che non dimentica la sofferenza di tanti omosessuali cattolici che si sono sentiti esclusi , “Noi preti - dice il teologo all’Adnkronos- e’ una vita che facciamo queste cose senza aspettare timbri o documenti. Il bene delle persone vale più di un documento. La Chiesa è sempre indietro, manca di coraggio. Intanto fa soffrire le persone. Io quando faccio queste benedizioni, dico: ‘Guarda che la persona che hai incontrato è un regalo del Signore che ha pensato a come farti felice’. Che sguardi. Che felicità trapela davanti a queste parole”.

Il nuovo documento, pur ribadendo che non cambia la dottrina della Chiesa sul matrimonio, supera il precedente divieto. “E’ un passetto alla volta ma la Chiesa manca di coraggio e ha fatto soffrire tante persone . La dottrina della Chiesa ha rovinato tante persone. Ripeto: è un piccolo passo avanti ma è ancora lungo il cammino. Quando si arriverà a capire che nessuno nasce sbagliato ma siamo tutti espressione del creatore?. La Chiesa dovrà fare un mea culpa: quante persone si sono ammalate psichicamente; quanti suicidi, persone che si sono sentite sbagliate. Questo è intollerabile”.

“Noi preti le facciamo da una vita queste benedizioni, come quando 40 anni fa davamo la comunione ai divorziati risposati. Per fortuna le persone vedono che c’è una chiesa diversa da quella ufficiale. Credo che mettere il bene delle persone prima dei documenti sia giusto. Non sono sbagliate le coppie omosessuali e non lo eravamo nemmeno noi che li benedivamo senza timbri . Forse di sbagliato c’era la chiesa ufficiale”., sottolinea padre Alberto Maggi.

Segretario generale Arcigay: "Cessi politica discriminatoria"

"Papa Francesco ci ha abituato, nel corso del suo pontificato, a dichiarazioni che da una prima lettura vengono sempre interpretate come un grande slancio in avanti ma che poi, a livello fattuale, burocratico e di dottrina, non portano a grandi cambiamenti". Così all'Adnkronos Gabriele Piazzoni, Segretario Generale di Arcigay, commentando il documento 'Fiducia supplicans'.

"La speranza da parte di tante persone Lgbt credenti - spiega ancora Piazzoni - è che prima o poi la Chiesa possa andare oltre le semplici dichiarazioni e mettere nero su bianco quella che è un'apertura, la decisione di rendere più inclusivo possibile l'accesso ai sacramenti per i tanti credenti Lgbt, facendolo nel rispetto della persona".

Per Piazzoni è positivo il fatto che la Chiesa "provi a cambiare qualcosa. Speriamo si continui in questa direzione. Tuttavia, la lentezza con cui si sono fatti passi avanti e indietro negli ultimi anni non ci fa pensare che ciò avvenga in tempi celeri. Ci sono tantissimi gay, lesbiche, trans credenti, ed è giusto che vengano riconosciuti. E' importante che cessi una politica di discriminazione, anche nell'accesso alla stessa religione cattolica. Un discorso valido anche per chi non è credente", conclude il Segretario Generale di Arcigay.

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