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Vaticano, de Franssu: "Su palazzo di Londra pressioni da Segreteria di Stato"

16 febbraio 2023 | 18.52
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Il processo per lo scandalo finanziario-Interrogato come teste il presidente dell’Istituto opere religiose

Vaticano, de Franssu:

"Eravamo continuamente sotto pressione da parte della Segreteria di Stato per erogare il prestito da 150 milioni di euro per liquidare il mutuo sul Palazzo di Londra". Lo ha sostenuto il presidente dello IOR, Jean-Baptiste de Franssu, sentito come teste nel processo davanti al Tribunale Vaticano per lo scandalo finanziario legato alla compravendita del Palazzo londinese di Sloane Avenue. In particolare, de Franssu è stato interrogato dagli avvocati delle parti civili.

De Franssu, ripercorrendo l’iter della vicenda legata al Palazzo londinese, ha ricordato che nel 2019 la Segreteria di Stato aveva chiesto allo IOR un prestito di 150 milioni di euro per liquidare il mutuo che gravava sul Palazzo e per il quale la segreteria di Stato avrebbe dovuto pagare un tasso all’epoca molto più alto del corrente, pari "al 12 per cento". De Franssu ha precisato in proposito: "Anche se viene sempre battezzata come banca, lo IOR non lo è. Emettere prestiti avrebbe determinato problemi per il monitoraggio e quindi ci sarebbe stato bisogno di cambiare la ragione sociale dell’istituto. La nostra preoccupazione era di evitare di incorrere in accuse di riciclaggio".

A proposito della posizione dell’Aif, l’ente di vigilanza finanziario del Vaticano, de Franssu ha sostenuto: "C’era una certa incoerenza, soprattuto negli ultimi anni. La nostra posizione invece fu netta fin dall’inizio". Lo IOR, ha fatto notare de Franssu, "diede parere negativo al finanziamento richiesto dalla segreteria di Stato il 9 luglio 2019". Il 25 luglio successivo, il cardinale Pietro Parolin convocò una riunione con i vertici dello IOR, dell’Aif e della Segreteria di Stato il cui scopo, ha spiegato de Franssu, "era di verificare la possibilità di trovare soluzioni diverse". Al termine dell’incontro, ha poi riferito de Franssu, Pena Parra, sostituto alla segreteria di Stato, avrebbe dato a lui e al board dello IOR degli "incompetenti", e poi, prendendolo da parte, avrebbe detto: "Ma perché sei così ostinato? Lo sai che se concedi il prestito noi ti proteggeremo". La richiesta formale per il prestito era arrivata allo Ior tramite una lettera del cardinale Parolin il 4 marzo 2019, e il 24 maggio l’Aif con un’altra lettera autorizza a procedere con la concessione del prestito. "Il che però- ha riferito de Franssu - non ci esentava dai controlli che l’Istituto doveva fare".

Nel corso dell’udienza è stato ascoltato come teste anche Alessandro Nardi, ex funzionario dello IOR responsabile dell’Ufficio compliance, che ha riferito tra l’altro di un incontro con Fabrizio Tirabassi, tra i dieci imputati nel processo, al ristorante di Roma ‘lo Scarpone’ il 27 giugno 2019: "Mi sentii minacciato da certe affermazioni di Tirabassi - ha riferito Nardi -. Mi disse che dietro l’affare di Londra c’erano persone pericolose". Affermazioni poi smentite da Tirabassi in una dichiarazione spontanea.

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