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Altroconsumo, benessere animale importante ma servono informazioni affidabili

27 febbraio 2024 | 16.32
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Servono anche leggi più stringenti.

Altroconsumo, benessere animale importante ma servono informazioni affidabili

Il benessere animale sta a cuore ai consumatori italiani, addirittura per il il 41% è molto importante e per il 50% lo è abbastanza mente solo il 9% pensa che sia un aspetto poco rilevante. E' quanto emerge da un’indagine svolta da Altroconsumo insieme a Beuc e Icrt (organismi che raccolgono diverse organizzazioni dei consumatori in Europa e nel mondo) per conoscere l’opinione dei consumatori sul benessere degli animali da allevamento.

In generale, gli intervistati si considerano poco informati sul benessere animale (il 71% afferma di esserlo poco o per nulla) e in effetti lo sono. Altroconsumo ha proposto loro un test sulle pratiche di allevamento e su 8 domande le risposte corrette sono state, in media, poco più di 2. Nonostante la scarsa informazione, quando è stato chiesto ai rispondenti quanto è importante assicurare con nuove leggi il benessere animale, il 63% ha risposto molto e il 33% abbastanza. Ma i consumatori manifestano una crescente richiesta di informazioni sul benessere degli animali. Infatti, la maggioranza degli intervistati (88%) desidera trovare su tutti i prodotti di origine animale un'etichetta simile a quella attualmente in uso per le uova che indica il metodo di allevamento.

Si tratta di un’informazione rilevante per i consumatori, infatti il 67% degli intervistati prende in considerazione le etichette quando acquista le uova, anche se solo il 50% le comprende adeguatamente. La questione dell'etichetta sul benessere animale è un tema di grande rilevanza in Italia: nei supermercati o nei negozi specializzati si trovano confezioni di carne e prodotti derivati che riportano diciture come "benessere animale" o "100% al pascolo", tuttavia, tali affermazioni sono spesso auto attribuite dai singoli produttori.

Altroconsumo ha indagato sul grado di fiducia degli intervistati su queste etichette, rilevando che solo il 23% le ritiene affidabili. In caso di scoperta di informazioni false, il 50% dei rispondenti ha dichiarato che non acquisterebbe più quel marchio, mentre il 30% perderebbe fiducia in quel tipo di messaggio. Inoltre, riguardo alla predisposizione a pagare un sovrapprezzo per alimenti prodotti secondo standard di benessere animale più elevati, 1 intervistato su 4 (24%) non è disposto a farlo, i restanti 3 sì, ma in misura diversa: il 38% sarebbe invece incline a pagare al massimo il 5% in più, il 25% fino al 10%, e solo il 13% sarebbe disposto a pagare oltre il 10% in più. In caso di aumento del prezzo della carne, indipendentemente dalla causa, il 30% del campione afferma che, per risparmiare, consumerebbe sicuramente più legumi o sostituti vegetariani, il 24% passerebbe a tipologie di carne più economiche, mentre il 23% ridurrebbe il consumo di carne.L’indagine svolta mette in luce che per i consumatori dell’Ue il benessere degli animali è una questione di grande importanza. Basti pensare che la petizione per eliminare le gabbie dagli allevamenti ha raccolto in un anno 1,4 milioni di firme e che quasi 9 consumatori su 10 sono favorevoli a nuove leggi per migliorare il benessere degli animali d'allevamento nell'Ue, ad esempio fornendo più spazio vitale, vietando i sistemi a gabbie e le mutilazioni. La conferma di questo interesse emerge anche dall’indagine di Altroconsumo dove l’81% degli intervistati dichiara di volere più fondi per gli allevatori che scelgono pratiche rispettose per gli animali. Il 52% degli intervistati inoltre ritiene che i negozi offrano pochi alimenti che rispettano il benessere animale. Il 38% pensa invece di non poter far nulla per il benessere animale. Infine, circa 4 persone su 5 sono convinte che un migliore benessere degli animali si rifletta in alimenti più sicuri.

"Il modo in cui trattiamo gli animali da allevamento ha un impatto rilevante sulla salute delle persone. Situazioni di stress e condizioni di scarso benessere per gli animali possono avere come conseguenza la maggiore predisposizione a contrarre malattie infettive, generando tra l’altro anche un rischio per la salute dei consumatori finali" commenta Federico Cavallo, responsabile relazioni esterne di Altroconsumo. "Un numero sempre crescente di consumatori, nello specifico l’88%, richiede di avere informazioni relative a come gli animali sono stati allevati, e sempre meno si fidano degli slogan delle aziende relativi alla loro cura. - aggiunge - Al fine di raggiungere standard più elevati a tutela del benessere degli animali, ed evitare fenomeni di “animal welfare-washing”, l’Ue e i Governi nazionali devono impegnarsi affinché i costi di questa transizione non siano scaricati sul consumatore finale, ma condivisi lungo l’intera filiera".

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