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L’identikit delle start up impegnate nella sostenibilità

Un report di Cariplo Factory mette in luce le caratteristiche delle aziende più dinamiche, che vogliono rendere il mondo un posto migliore

L’identikit delle start up impegnate nella sostenibilità
12 maggio 2023 | 18.16
LETTURA: 5 minuti

Sono piccole, hanno significative prospettive di crescita e vogliono rendere il mondo un posto migliore, a partire dall’ambiente e dal benessere dei propri dipendenti fino alle relazioni con fornitori, clienti e stakeholder. In estrema sintesi è questo l’identikit delle startup attive nella sostenibilità, e pertanto concentrate sull’aderenza ai criteri ESG, come emerge dal Report Sustainability Waves | ESG Italian Startups di Cariplo Factory. L’analisi, che ha coinvolto oltre 100 aziende innovative a cui sono state rivolte 50 domande, mira a raccogliere, misurare e divulgare le innovazioni delle startup ‘green’. Partendo da un assunto: se sostenibilità vuol dire “soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere quelli della generazione futura”, allora è necessario trovare un nuovo modello di business.

In tale contesto, i criteri ESG (Environmental, Social, Governance), nati e definiti in ambito finanziario, sono diventati lo standard internazionale per misurare, controllare e sostenere l’impegno delle imprese in termini di sostenibilità.

L’identikit della start up ‘green’

Le aziende analizzate dal report sono abbastanza mature rispetto al ciclo di vita di una start up: oltre la metà è nata prima del 2019 e dunque si trova nella fase early stage e growth, mentre meno del 40% si colloca nei segmenti inziali, quelli pre-seed e seed. Si tratta inoltre di attività piccole: l’82% ha meno di 10 dipendenti, il 15% ne ha meno di 50 e solo il 3% supera i 50.

Nonostante ciò, la maggior parte di esse è comunque riuscita a raccogliere investimenti e a proiettarsi già sul mercato nazionale (54% del totale) e internazionale (40%). E più del 50% si colloca tra la 7ma e la 9na posizione nell’indice di valutazione Investment Readiness Level (IRL), che misura la maturità della start up nella raccolta di capitali.

La distribuzione geografica ricalca e conferma il divario tra le parti dell'Italia, col 60% delle start up che si colloca nelle regioni dei Nord, il 20% in quelle del Centro e il 20% in quelle del Sud.

Un aspetto interessante è che il 57% delle start up attive in ambito ESG sono già diventate società benefit o stanno per farlo, mentre il 38% ha già una certificazione BCorp o sta cercando di ottenerla. Inoltre il 97% di esse valuta e seleziona i propri fornitori in base al loro impatto ambientale, sociale e di governance, arrivando ad escludere quelli che non soddisfino i requisiti in materia. Non solo: il 61% svolge attività di sensibilizzazione dei clienti riguardo la sostenibilità e il 71% redige un report di impatto.

I motivi dell'impegno delle start up ‘green’

Uno degli elementi più interessanti evidenziati dal Report di Cariplo Factory è che alla base della scelta ‘green’ delle start up intervistate (nel 52% dei casi), c’è un ideale, un valore in cui credono: il desiderio di avere un impatto positivo e di migliorare il mondo e la società. Solo il 24% di esse, infatti, aderisce ai criteri ESG per ‘ragioni di business’, ovvero perché sono i clienti che lo chiedono. E solo uno striminzito 8% lo fa per migliorare la reputazione aziendale, seguito da un ancor più striminzito 2% che lo fa perché costretto dalle normative.

Gli ostacoli all’adozione dei criteri ESG

Per quanto riguarda poi le difficoltà incontrate dalle start up nell’adozione dei criteri ESG, in testa, in oltre due casi su tre tra quelli analizzati, c’è il quadro normativo che risulta complesso e confuso, così come benchmark e indici sono ritenuti spesso scarsamente trasparenti. Ma sono ben presenti anche la paura del greenwashing e il problema dei costi elevati. Minoritaria, ma comunque da segnalare, la difficoltà nel trovare prodotti e servizi che rispettino i criteri ESG e nel formare un team esperto in materia.

Fattori ESG: le startup e l’Ambiente

Tra i tra fattori ESG è quello ambientale a fare la parte del leone nelle attività messe in campo dalle start up, come d’altronde avviene anche per le aziende più grosse. Oltre il 77% infatti ha programmi di tutela o riduzione dell’impatto prodotto sull’ambiente quanto a rifiuti, rispetto della biodiversità e utilizzo del terreno o delle materie prime, e il 55% dispone già di tecnologie per la riduzione di tale impatto. Il 41% ha creato un sistema interno di gestione e monitoraggio dei propri effetti ambientali e solo il 16% si è dovuta affidare a un team di esperti. Ma un buon 39% non è in grado di rilevare la propria impronta ecologica.

Fattori ESG: le startup e il Sociale

Per quanto riguarda l’impegno delle start up nel fattore Social, il 60% di esse ha un board composto per più della metà da donne, mentre il 59% ha un numero uguale o superiore di dipendenti di sesso femminile. Un’azienda su tre inoltre ha già creato un codice etico interno relativo ai temi di Diversità e Inclusione (D&I), e una su due ha già stretto relazioni con enti di beneficenza o associazioni no profit. Il 72% ha un programma di welfare per i dipendenti.

Ma ci sono delle ombre: solo il 41% delle startup applica l’equità salariale e solo il 28% promuove attivamente l’equa rappresentazione di entrambi i generi. Inoltre meno di una su cinque svolge attività di sensibilizzazione sull’inclusione, anche se il 72% dichiara di impegnarsi ad utilizzare un linguaggio inclusivo per le comunicazioni interne ed esterne.

Fattori ESG: le startup e la Governance

Quanto invece al terzo fattore ESG, la Governance, solo il 16% delle aziende ha attivato policy interne in materia di anticorruzione, il 21% ha implementato procedure per la sicurezza e la salute dei dipendenti che vadano oltre quelli previsti dalle normative, il 33% si è attivato per la cybersecurity e poco più del 53% ha implementato processi di tutela della privacy dei propri dipendenti e collaboratori.

Su questo capitolo dunque c’è ancora parecchio da lavorare, come conferma anche la mission dichiarata dalle start up: nel 55% dei casi Environment, nel 33% Social, nel 12% Governance.

Le start up e gli investimenti

In ambito investimenti, infine, nove startup su dieci sono attualmente alla ricerca di nuovi round, di cui il 30% da oltre un milione di euro. Tuttavia, solo il 36% dei fondi a cui le aziende in questione hanno avuto o hanno accesso aderiscono ai criteri ESG, mentre il 14% non vi aderisce e sul restante 50% le informazioni sono molto limitate o del tutto assenti.

Non va molto meglio nel pubblico. Solo il 24% delle start up dichiara di aver ricevuto investimenti dedicati all’imprenditoria sostenibile, di cui il 46% dall’Unione Europea e il 42% attraverso contributi per lo più regionali.

Emerge quindi un disallineamento tra la spinta delle startup verso la sostenibilità e l’arrancare degli investitori per adeguarsi all’evoluzione del mercato.

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